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Il fenomeno delle tossicodipendenze in Italia: evoluzioni di un comportamento deviante

Giovanni Tamborrino
1. Fonti di rilevazione dei dati in materia di tossicodipendenze

I dati relativi alle tossicodipendenze, in Italia, sono raccolti da più organismi istituzionali delle Amministrazioni centrali e periferiche:1) Il Ministero della Salute, rilevando l’attività delle strutture pubbliche, i Servizi per le Tossicodipendenze (Ser.T.) che si occupano del trattamento dei tossicodipendenti, fornisce dati sulla tipologia delle sostanze d’abuso e sul tipo di trattamento somministrato. Nel Paese sono attivi più di 500 Ser.T. e circa1300 comunità e l’attuale sistema di monitoraggio dell’utenza dei Ser.T. è delineato dal D.P.R. 309/90, Testo unico sugli stupefacenti, che ha demandato al Ministero della Sanità il compito di rilevare informazioni sugli aspetti epidemiologici della tossicodipendenza, sulle patologie correlate e sulle attività svolte dai singoli Ser.T. in materia di cura e riabilitazione dei soggetti con problemi di droga. A tal fine, con decreto ministeriale del 3 ottobre 1991, sono stati definiti i modelli per la rilevazione dei dati statistici relativi all’attività ed alle caratteristiche dei Ser.T., in vigore fino al giugno del 1997. Con il decreto ministeriale del 20 settembre 1997 “Modifica delle schede di rilevamento dei dati relativi alle attività dei Servizi pubblici per le tossicodipendenze” sono stati quindi definiti nuovi modelli di rilevazione, in vigore a partire dal 15 dicembre 1997. Tale ridefinizione si è resa opportuna, al fine di migliorare la qualità dei risultati della rilevazione e di adattarla alle recenti esigenze informative sul fenomeno(1). Le modifiche sono consistite nell’eliminazione delle informazioni rivelatesi nel tempo poco utili o non attendibili (ad es. esito delle analisi delle urine, facilmente modificato con elementari accorgimenti dai tossicodipendenti); nella ridefinizione di alcune informazioni (tipologia di trattamento, tipo di sostanza stupefacente d’abuso) e nell’introduzione di informazioni importanti per una migliore valutazione dell’attività dei Servizi o di una più adeguata conoscenza del fenomeno della tossicodipendenza (ad es. uso primario per via endovenosa;positività all’epatite virale C3). Attualmente, in base al sopradetto decreto, vengono effettuati due tipi di rilevazioni:a) la prima ha periodicità annuale e raccoglie dati relativi ad un anno solare che i Ser.T. inviano su supporto cartaceo, magnetico o per posta elettronica al Ministero della Salute ed alle Regioni. Vengono rilevate nella stessa le seguenti informazioni:- dati anagrafici dei Ser.T.;- caratteristiche del personale assegnato al servizio (situazione al 31dicembre di ciascun anno);- utenti (opportunamente ripartiti in nuovi e già in carico) distribuiti per fasce di età e per sesso;- utenti distribuiti per sostanza stupefacente d’abuso primario e secondario;- utenti distribuiti per tipologia e sede del trattamento e per sesso, trattati presso le strutture socio-riabilitative;- utenti (nuovi, già in carico) distribuiti per positività al test sierologico HIV e per sesso;- utenti (nuovi, già in carico) distribuiti per positività al test epatite viraleB e per sesso;- utenti (nuovi, già in carico) distribuiti per positività al test epatite viraleC e per sesso.b) la seconda ha periodicità semestrale e raccoglie dati di tipo puntuale inriferimento ai soggetti in carico alle date del 15 giugno e del 15 dicembre di ciascunanno che i Ser.T. inviano su supporto cartaceo, magnetico o per posta elettronica al Ministero della Salute ed alle Regioni. Sono rilevate in questo caso le seguenti informazioni:- utenti distribuiti per sesso;- utenti distribuiti per sostanza d’abuso primaria;- utenti distribuiti per tipologia e sede del trattamento;- numero di utenti, per sesso, trattati presso strutture riabilitative;- numero di soggetti “appoggiati” per sesso.2) Il Ministero dell’Interno sintetizza ed elabora informazioni sulle strutture socio-riabilitative (ex comunità terapeutiche) e sulla relativa utenza; sui sequestri delle sostanze d’abuso e sui decessi droga-correlati, raccolte da:a)Direzione Centrale per la documentazione e la statistica che, ai sensi del citato D.P.R. 309/1990, si occupa di rilevazione di dati statistici inerenti:- i soggetti segnalati ai Prefetti come assuntori e consumatori di sostanzestupefacenti, attraverso le rilevazioni eseguite dagli Uffici Territoriali del Governo;- le strutture socio-riabilitative ed i relativi tossicodipendenti in trattamento;- le iniziative di contrasto alle tossicodipendenze attraverso l’osservazione delle attività a livello provinciale poste in atto da enti pubblici e sistema del privato sociale. La raccolta dei dati concerne i soggetti segnalati al Prefetto per consumo personale di sostanze stupefacenti ai sensi dell’art. 75 del D.P.R. 309/1990, grazie aidati rilevati dai N.O.T. (Nuclei Operativi per le Tossicodipendenze, attestati a livello Ufficio Territoriale di Governo) in occasione dello svolgimento del colloquio motivazionale ed i tossicodipendenti in trattamento presso le strutture socioriabilitative(2). Sono escluse dalla ricerca le strutture dei Ser.T. che dal 1° gennaio1998 sono monitorate, come detto, dal Ministero della Salute. Attraverso l’osservazione dei dati anzidetti, l’Ufficio provvede all’aggiornamento delle seguenti pubblicazioni, sia su supporto cartaceo che magnetico (floppy disk e CD -rom):- Censimento delle strutture socio-riabilitative per la cura ed il reinserimento dei tossicodipendenti(3);- Tossicodipendenti in trattamento presso le Strutture Socio-riabilitative eanalisi dei casi di decesso per assunzione di sostanze stupefacenti(4).L’Ufficio acquisisce, inoltre, informazioni sulle principali iniziative che a livello territoriale sono poste in essere dagli Enti pubblici e privati competenti nella materia (Uffici Territoriali del Governo, Province, Comuni, A.S.L.,Provveditorati agli Studi, Case Circondariali, Presidi Militari, nonché associazioni private e del volontariato). La Direzione Centrale per la Documentazione e la Statistica, inoltre, collabora con l’Osservatorio nazionale sulle droghe e tossicodipendenze,corrispondendo a qualsiasi richiesta di dati e statistiche, garantendo altresì la propria partecipazione alle riunioni di coordinamento del gruppo interistituzionale sulle tossicodipendenze, che siede presso il medesimo Osservatorio, cui partecipano le Amministrazioni che gestiscono flussi informativi nella materia specifica(5). In particolare ogni anno provvede ad inviare al predetto Osservatorio il contributo concernente le statistiche sui dati raccolti, alfine della predisposizione della “Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia”.b)Direzione Centrale per i servizi antidroga. Istituita con legge 16/1991 nell’ambito del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, con compiti previsti nel D.P.R. 309/1990, quale struttura interforze di coordinamento investigativo orientato al contrasto dei traffici di stupefacenti,la D.C.S.A. cura anche l’analisi strategica ed operativa nel settore della lotta al traffico di droghe, in diretta sinergia con le Forze di polizia estere e con le agenzie europee e mondiali preposte ai medesimi compiti, quali INTERPOL ed EUROPOL. La Direzione elabora semestralmente una pubblicazione inerente“Il contrasto al traffico illecito di sostanze stupefacenti - Stato e tendenze”che si articola attraverso un’analisi su:- lineamenti generali;- analisi ripartita per tipo di sostanza stupefacente;- connotazioni dei trafficanti;- stato dei sequestri a livello provinciale(6).c) Direzione Centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze, chesi occupa di promozione, realizzazione e coordinamento dei progetti finanziati con il Fondo Nazionale d’intervento per la lotta alla droga, nonché del monitoraggio dei progetti realizzati dagli Uffici territoriali del Governo.3) Il Ministero della Giustizia svolge diverse attività di studio e raccolta attraverso i suoi molteplici uffici, direzioni e dipartimenti e, più precisamente:a)Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, che cura la programmazione ed il coordinamento di iniziative di carattere generale con enti locali territoriali e terzo settore, con particolare attenzione all’aspetto della tutela della salute dei tossicodipendenti soggetti a regime carcerario;b)Ufficio studi, ricerche, legislazione e rapporti internazionali, che elabora programmi di reinserimento dei detenuti, anche tossicodipendenti, provvedendo all’individualizzazione degli stessi, anche in riferimento a problematiche infettive;c) Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informatico, che cura lo sviluppo di sistemi informativi ed elaborazioni sullo stato dei fenomeni in ambito penitenziario, ivi inclusi quelli inerenti alle tossicodipendenze;d)Istituto superiore di studi penitenziari, che si occupa della formazione ed aggiornamento dei tecnici e degli operatori penitenziari e, collaborando con enti vari ed Università, raccoglie ed elabora dati anche sulla problematica delle tossicodipendenze in ambiente penitenziario;e) Direzione generale dei detenuti e del trattamento, che si occupa dell’organizzazione e del trattamento, anche sanitario, dei detenuti, ivi inclusi i tossicodipendenti,predisponendo anche specifiche sezioni per il trattamento avanzato di questi ultimi;f ) Direzione Generale dei detenuti e trattamento, che attraverso l’Ufficio Trattamento Intramurale, cura l’osservanza delle misure contemplate dal D.P.R.309/1990 per il trattamento differenziato dei detenuti tossicodipendenti;g) Direzione Generale dell’esecuzione penale esterna, che analizza la corretta esecuzione delle misure alternative alla detenzione carceraria, con riferimento al reinserimento dei tossicodipendenti;h)Dipartimento per la Giustizia Minorile che, nell’ambito della prevenzione delle devianze minorili, cura anche lo studio su abuso di droghe e sfruttamento dei minori nel traffico di stupefacenti ed il monitoraggio semestrale sugli assuntori minorenni transitati nei servizi della Giustizia Minorile(7);i) Direzione Generale della Giustizia Penale, che predispone progetti ed interventi normativi per la redazione di disegni di legge, attraverso un monitoraggio semestrale previsto dall’art. 1 del D.P.R. 309/1990 dei procedimenti penali e delle persone coinvolte nei reati di droga, avvalendosi anche delle banche dati del Casellario giudiziale e dei carichi pendenti.4) Il Ministero della Difesa, aderisce ai programmi di prevenzione dell’uso distupefacenti nelle Forze armate e provvede alla raccolta dei dati descrittivi del fenomeno,mediante indagini sanitarie mirate, test di personalità, informazione, sostegno psicologico specialistico e ricerca generale psico-sociale in ambito militare(8).5) Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, raccoglie dati sulla condizione generale di infanzia, adolescenza ed età scolari varie, con riferimento ad una serie di comportamenti, ivi inclusi quelli di assunzione ed abuso di assunzione di stupefacenti.6) Il Ministero degli Affari Esteri, opera come struttura di raccolta e collegamento di dati provenienti da altri paesi ed organismi sopranazionali, anche attraverso la rete diplomatica di ambasciate e consolati. L’Italia assicura inoltre la propria presenza, attraverso funzionari ministeriali e diplomatici, in diversi organismi internazionali finalizzati al perseguimento delle politiche di contrasto alle tossicodipendenze e più precisamente:- il Gruppo orizzontale droga: gruppo interdisciplinare istituito in seno al Consiglio dell’U.E., attivo nell’analisi dell’applicazione del Piano d’azione dell’U.E. in materia di droga;- il Gruppo Pompidou: organo intergovernativo incardinato nel Consiglio d’Europa, impegnato nella lotta all’abuso del traffico di droga;- l’Osservatorio Europeo delle droghe e tossicodipendenze (OEDT):agenzia impegnata nell’analisi del fenomeno droga, insieme ad altre undici agenzie indipendenti dell’Unione Europea, tutte variamente istituite allo scopo di affrontare tematiche specifiche, dal miglioramento delle condizioni di lavoro e dell’ambiente, alla lotta al razzismo e alle droghe. Obiettivo comune delle citate agenzie è pervenire ad un decentramento delle attività dell’Unione Europea ed alla formazione di specifiche competenze scientifiche e tecniche specialistiche.Il Trattato di Maastricht sull’Unione Europea del 1993 include infatti, perla prima volta, il soggetto droghe in un accordo dell’UE. Si tratta di un importante passo in avanti nella lotta contro la droga in Europa, in quanto colloca gli interventi in tale settore tra le azioni fondamentali e rafforza le politiche esistenti(9). Il Trattato di Maastricht individua obiettivi specifici e strumenti antidroga nelle disposizioni relative alla sanità pubblica, alla politica estera e di sicurezza comune ed alla cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni. Nel giugno1997, il Trattato di Amsterdam rafforza ulteriormente tali disposizioni. Dal1990 in poi vengono elaborati, con cadenza regolare, piani d’azione europei di lotta contro la droga e l’8 febbraio 1993 viene definitivamente approvato a Bruxelles il regolamento CEE n. 302/93 del Consiglio che istituisce ufficialmente l’OEDT. Il 29 ottobre dello stesso anno, il Consiglio Europeo sceglie Lisbona come sede dell’Osservatorio ed il giorno successivo entra in vigore il regolamento. L’OEDT diviene pienamente operativo agli inizi del 1995.L’Osservatorio è concepito come risposta al sempre più grave problema della droga in Europa ed alle richieste dell’opinione pubblica e delle istituzioni di disporre di un quadro chiaro e preciso del fenomeno nell’Unione Europea ed halo scopo di fornire ai cittadini, agli operatori ed ai responsabili politici europei,“informazioni obiettive, affidabili e comparabili a livello europeo sul fenomeno delle droghe e delle tossicodipendenze, nonché sulle loro conseguenze”(10). Le principali funzioni dell’Osservatorio sono schematizzabili come:- la raccolta e l’analisi dei dati sulle droghe;- il miglioramento della metodologia di confronto dei dati;- la diffusione dei dati;- la cooperazione con enti ed organizzazioni europei ed internazionali e con paesi terzi. L’attività dell’organismo comunitario si concentra su diversi aspetti del problema droghe e più precisamente:- la domanda e la riduzione della domanda di droghe;- le strategie e le politiche nazionali e comunitarie;- la cooperazione internazionale e la geopolitica dell’offerta;- il controllo dello spaccio di stupefacenti, di sostanze psicotrope e dei precursori;- le implicazioni del fenomeno della droga per i paesi produttori, consumatori e di transito.L’OEDT non opera, comunque, in modo isolato, ma si avvale di una retedi 15 centri nazionali di informazione, o Punti Focali Nazionali, uno per ogniStato dell’Unione con l’aggiunta della Norvegia e dei Paesi già dieci candidati chea partire dall’anno 2004 sono formalmente parte della rete. Insieme al PuntoFocale della Commissione Europea, i centri nazionali formano così “REITOX”, la Rete Europea di Informazione sulle Droghe e le Tossicodipendenze. La strutturaamministrativa dell’OEDT si avvale di un Consiglio di Amministrazione,composto da un rappresentante per ogni Stato membro, da due rappresentantidella Commissione Europea e da due personalità scientifiche designate dalParlamento Europeo, e di un Comitato Scientifico, composto da un rappresentanteper ogni Stato membro. Presso la sede dell’Osservatorio a Lisbona operauna struttura di circa 60 unità operative, coinvolte nei diversi settori di attività.L’organismo viene finanziato dall’Unione Europea sulla base della presentazionedi Programmi di lavoro triennali approvati dal Consiglio di Amministrazione, inconsultazione con il Comitato Scientifico(11). Sulla base di questi dati è possibilericostruire un quadro dell’andamento del fenomeno droga in ciascun Paese.7) Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, provvede alla raccolta,all’analisi ed alla valutazione dei dati forniti dalle suddette amministrazioni centralidello Stato e dalle Regioni ed enti periferici, presentando annualmente inParlamento la “Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia” che rappresenta,senza dubbio, il documento di analisi più importante per la comprensionedel fenomeno a livello nazionale ed in maniera comparativa fra le singoleRegioni amministrative e Province autonome(12). Il Ministero si occupa del problemain senso più ampio, avvalendosi di alcune strutture, quali:a) la Direzione Generale per la diffusione delle conoscenze e delle informazioniin merito alle politiche sociali che attraverso il servizio telefonico nazionale“Drogatel”, che con un numero verde fornisce counseling sulle tossicodipendenze,orientamento legale e supporto psicologico, rileva andamenti comportamentalisul fenomeno dell’abuso;b)la Direzione Generale per la prevenzione ed il recupero dalleTossicodipendenze e Alcooldipendenze e per l’Osservatorio permanente per laverifica dell’andamento e del fenomeno delle droghe e delle tossicodipendenze,attraverso la quale, nell’ambito delle competenze attribuite dal Testo Unico309/90 e successive modifiche, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali èincaricato di rappresentare l’Italia presso l’Osservatorio Europeo sulle droghe e le tossicodipendenze di Lisbona. In tal senso l’Osservatorio permanente per laverifica dell’andamento del fenomeno delle droghe e delle tossicodipendenze inItalia (O.I.D.T.), istituito dalla legge 45/1999 e disciplinato nel suo funzionamentoda Decreto Ministeriale dello stesso anno, è un polo di informazione edaggiornamento permanente per la verifica dell’andamento generale del fenomenodelle tossicodipendenze in Italia, operando su tre macroaree di intervento:- statistico-epidemiologica;- documentazione;- punto focale nazionale. Quest’ultima area di intervento qualifica la Direzione come interfaccianazionale dell’Osservatorio Europeo delle droghe e tossicodipendenze(O.E.D.T.) di cui si è sopra ampiamente trattato(13). In particolare, tramite proprirappresentanti, il Ministero garantisce la partecipazione istituzionale ai lavoriprevisti dalle riunioni periodiche del Consiglio di Amministrazione; la designazionedel rappresentante italiano presso il Comitato Scientifico; il collegamentooperativo alla rete Reitox dei Punti Focali Nazionali; lo scambio di informazionitra l’Osservatorio Europeo e la rete nazionale delle istituzioni pubbliche e deglienti privati operanti nel settore delle droghe. Ogni anno, per la stesura della“Relazione annuale sull’evoluzione del problema delle droghe nell’UnioneEuropea”, i Punti Focali Nazionali raccolgono i dati e le informazioni fornitedalle istituzioni, dai servizi territoriali e dalle organizzazioni non governative(14). I Punti Focali costituiscono in tal modo la struttura portante del lavorodell’Osservatorio. Come si è detto, da un accurato esame del sistema delle fontisull’argomento specifico, il documento che a livello nazionale compendia inmodo più efficace l’esame sull’andamento della problematica degli stupefacentiin Italia è la già menzionata “Relazione annuale al Parlamento sullo stato delletossicodipendenze in Italia” predisposta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Da quanto precede, emerge chiaramente che in Italia è presente un sistemaefficace, anche se certamente perfettibile, di rilevazione dati, attraverso unarete di servizi, in ambito sia pubblico sia privato, tra le più organizzate a livelloeuropeo. Pertanto la predetta relazione è sovente ripartita in più parti, descrittivedi altrettanti aspetti rilevanti del fenomeno. La Relazione relativa all’anno 2003,ad esempio, si compone di quattro parti e più precisamente:- indicatori di impatto del fenomeno;- interventi istituzionali;- il fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga;- approfondimenti;ed è corredata da una serie di tavole statistiche che riepilogano i diversivalori rilevati per macroaree e per regioni amministrative, onde rendere comparabiligli stessi. La Relazione relativa all’anno 2004, invece, approfondisce tematichecomplesse quali, ad esempio:- incremento dell’uso di sostanze psicotrope illegali nella popolazionegenerale in comparazione con la popolazione studentesca;- censimento dei fattori protettivi;- revisione delle strategie di intervento, in relazione al mutato scenariodelle sostanze di abuso;- approfondimento sulle tematiche di policonsumo;- problematiche psichiatriche droga collegate;- incidenza della sieropositività nel sistema tossicodipendenza;- incidenti stradali e tossicodipendenza;- ricoveri ospedalieri di tossicodipendenti.

2. Metodi di rilevazione dei dati in materia di tossicodipendenze

Il problema dei metodi di rilevazione dei dati, in una materia così complessae studiata da più enti ed organismi centrali e periferici, quale è quella delmondo degli stupefacenti, non è di poca rilevanza, ai fini di una corretta interpretazionedelle evoluzioni, per un’opportuna attivazione delle comparazionidel caso e per la successiva elaborazione di strategie integrate di intervento.L’Osservatorio Europeo delle tossicodipendenze, pertanto, frequentementeraccomanda agli Stati membri omogeneità di sistemi di raccolta, onde renderepiù facilmente analizzabili e comparabili i dati forniti e da sempre imprimeuna spinta ad adeguare i diversi sistemi informatici delle Amministrazioni centralie periferiche, segnalando come una priorità proprio lo sviluppo coordinatodell’informazione e la valutazione e successiva analisi dei dati raccolti. A tal finel’OEDT che nel 2003, in corrispondenza con il decennale della sua istituzione,ha elaborato, oltre alla “Relazione annuale 2003 - Evoluzione del fenomenodella droga nell’Unione Europea ed in Norvegia”, anche una “Relazione annuale 2003 - Evoluzione del fenomeno della droga nei paesi aderenti e nei paesicandidati all’adesione all’Unione Europea”, raccomanda specificamente agliStati membri di fornire informazioni attendibili sulla base di cinque indicatoriepidemiologici principali che vengono identificati in:- prevalenza e modelli di consumo degli stupefacenti tra la popolazione ingenerale (indagine sulla popolazione);- prevalenza e modelli di consumo problematico di stupefacenti (stime diprevalenza e incidenza integrate da indagini tra consumatori di stupefacenti);- malattie infettive correlate con gli stupefacenti (prevalenza e incidenza delvirus HIV, dell’epatite B e C tra i consumatori di stupefacenti per via parenterale);- decessi e mortalità correlati con gli stupefacenti tra i consumatori di stupefacenti(statistiche desunte dai registri di mortalità della popolazione e dairegistri speciali, nonché da studi di coorte tra i consumatori di stupefacenti sullamortalità e sulle cause del decesso);- richieste di terapie di disintossicazione (statistiche desunte dai centri diterapia delle tossicodipendenze sui pazienti che entrano in terapia).Esiste, inoltre, da parte europea la determinazione, attraverso un appositoelenco, delle informazioni minime dei sistemi di monitoraggio della domandadi trattamento, che fa esplicito riferimento all’indicazione dei seguenti dettagli:- tipo di centro di trattamento (ambulatoriale, residenziale, centro a bassasoglia, ambulatorio medico, unità di trattamento in carcere);- data di inizio di trattamento (mese ed anno);- precedenti trattamenti (assenti, presenti, non conosciuti);- canale di invio (nessuno/volontario, famiglia/amici, altri centri di trattamento antidroga, medico di base, ospedale/altri canali medici, servizi sociali,giudice/misure alternative/polizia magistrato - prefetto, altri);- informazioni demografiche: sesso, età, anno di nascita, condizione abitativa(convivenza);- condizione abitativa (alloggio);- nazionalità;- professione;- titolo di studio;- informazioni sulle sostanze (sostanza primaria): oppiacei (eroina, metadone,altri oppiacei), cocaina crack, stimolanti (anfetamine MDMA e altri derivati,altri stimolanti), ipnotici e sedativi (barbiturici, benzodiazepine, altri),allucinogeni (LSD, altri), inalanti volatili, cannabis e altre sostanze;- trattamento sostitutivo in corso (eroina, metadone, oppiacei, altri);- modalità di assunzione (sostanza primaria): endovena, fumata/inalata,orale, nasale, intramuscolare, altre;- frequenza di assunzione (sostanza primaria): non assunta nell’ultimomese/occasionale, una volta/settimana, due/sei giorni a settimana, quotidiana,non conosciuta;- età della prima assunzione;- altre sostanze assunte (secondarie): oppiacei, cocaina, stimolanti, ipnoticie sedativi, allucinogeni, inalanti volatili, alcool, altre sostanze;- comportamento iniettivo pregresso/attuale (ultimi trenta giorni): pregressonon attuale, attuale, mai presente, non conosciuto.Già dalla “Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia 2003” sievinceva che nel nostro Paese “…grazie all’impegno costante dell’Osservatoriopermanente per la verifica dell’andamento del fenomeno delle droghe e delletossicodipendenze nazionale (O.I.D.T.) e delle amministrazioni centrali e regionalidello Stato, sono stati sviluppati sistemi di raccolta e gestione dati, flussiinformativi e indagini campionarie sull’uso ed abuso di sostanze illegali, sulricorso alle strutture territoriali di intervento sui soggetti tossicodipendenti esulle principali patologie infettive”(15). Il dato è incoraggiante, ma come si avrà modo di verificare più avanti, è forse troppo ottimistico. Passando ad esaminarein maniera più precisa i singoli indicatori descritti dall’O.E.D.T., quali essi siconfigurano a livello nazionale, si può dire che:- il primo di essi (prevalenza e modelli di consumo degli stupefacenti trala popolazione in generale) viene approfondito attraverso il supporto tecnicooperativogarantito all’Osservatorio Nazionale dal Consiglio Nazionale delleRicerche che, per il tramite della sezione di epidemiologia dell’Istituto diFisiologia clinica, raccoglie ed elabora i dati. Già nel corso dell’anno 2003 ilC.N.R. ha attivato così due indagini: IPSAD (Italian Population Survey onAlcool and Drugs) sul consumo di alcool, tabacco e sostanze psicotrope legali edillegali nella popolazione generale residente in Italia, da parte di soggetti di etàcompresa fra i 15 ed i 24 anni ed ESPAD (European School Survey Project onAlcool and Other Drugs) inerente agli atteggiamenti, alla percezione del rischioed al consumo di alcool, tabacco e sostanze psicotrope legali ed illegali nellapopolazione giovanile scolarizzata di età compresa fra i 15 ed i 19 anni;- il secondo degli indicatori (prevalenza e modelli di consumo problematicodi stupefacenti) viene elaborato grazie alla sinergia di vari gruppi di ricercaappartenenti alle diverse amministrazioni, operando un’implementazione deidati protesi alla ricerca e alla valutazione della quota sommersa degli utilizzatoridi sostanze, sfruttando le informazioni contenute in più flussi di origine ministeriale.La bontà delle stime ottenute è subordinata alla qualità e completezzadei dati variamente raccolti;- l’indicatore “richieste di terapie di disintossicazione” a livello nazionalecomporta un’interazione dei dati rilevati dai Ministeri della Salute, dellaGiustizia e dell’Interno;- l’indicatore “decessi droga correlati” viene invece ricavato sulla base dellerisultanze emerse da diverse fonti, quali: Registro generale di mortalità dell’Istat,Registro speciale dei decessi droga correlati del Ministero dell’Interno,Direzione Centrale per i Servizi antidroga e dagli istituti di medicina legale.Naturalmente i criteri forniti dall’agenzia europea, se hanno il pregio dellasistematizzazione dell’informazione, non sempre sono esaustivi, per una comprensioneintegrale ed un approfondimento delle problematiche droga correlate.In tal senso l’elaborazione di apposite sezioni di approfondimento all’interno della “Relazione annuale sullo stato delle tossicodipendenze in Italia”, sottolineaanche nel documento di importanza maggiore a livello nazionale per la comprensionedel fenomeno, la necessità di un approfondimento di tematiche specifiche,selezionate anno per anno. L’esistenza degli “indicatori” diviene in talmodo non un limite del quadro di analisi, che evidentemente può essere dilatatoed approfondito senza limiti, ma piuttosto uno strumento conoscitivo generaleed un meccanismo di recupero di dati che diversamente sarebbero polverizzatiin un “provincialismo statistico”, poco produttivo di analisi serie e capaci diispirare le strategie di intervento e di contrasto del fenomeno. Pertanto, nonostantele positive risultanze evidenziate dalla Relazione 2003, il sistema di monitoraggioa livello nazionale è in costante tentativo di perfezionamento, medianteprocedure sperimentali intese ad ottimizzare la capacità di implementazionedelle banche dati. In definitiva, si può concludere che il quadro di insieme cheemerge dalla raccolta dei dati informativi in atto, è un quadro non ancora dettagliatodel fenomeno oggetto di indagine.È assai interessante in tal senso quanto riportato, sempre nella “Relazionesullo stato delle tossicodipendenze in Italia nell’anno 2003” in cui si descrivel’obiettivo di “individualizzare” i contenuti della ricerca, elaborando un“Codice”per ogni soggetto censito dalle ricerche, costruito nel rispetto dellavigente normativa sulla privacy (16), per consentire di creare un database con unnumero minimo di dati comune a tutte le amministrazioni variamente interessatealla raccolta di notizie. Un’impostazione di questo genere sottolinea il tentativodi superare il principale fra i fattori distorsivi della raccolta ed elaborazionein atto poste in essere: la duplicazione di dati censiti da amministrazionidiverse a carico degli stessi soggetti ed ancor peggio la duplicazione di dati sullostesso soggetto trattati in seno alla stessa amministrazione, che non è in grado direndersi conto della circostanza, per la mancanza di sistemi identificativi del singolosoggetto dei trattamenti.È evidente che la soluzione del problema passa attraverso un’ottimizzazionedei sistemi di raccolta ed un’integrazione dei database ed è quindi di natura preminentementetelematica lo sforzo che deve essere posto in atto. Le amministrazioni che al momento sono in grado di raccogliere ed elaboraredati secondo le premesse sopra enunciate e quindi “per singolo record” sono: laDirezione Centrale per la documentazione e statistica e la Direzione Centrale peri Servizi Antidroga del Ministero dell’Interno, il Dipartimento per la giustiziaminorile ed il Casellario giudiziale centrale del Ministero della Giustizia e laDirezione Generale della Sanità Militare del Ministero della Difesa. Solo quandola procedura, da sperimentale, diverrà operativa per tutte le amministrazioni centralied organi periferici si potrà, in definitiva, addivenire ad una “fotografia” fedeledel fenomeno. Così, per esempio, in tema di stime di incidenza di uso di unasostanza stupefacente nella popolazione, potrebbe essere di grande importanzaavvalersi di dati particolari, quali sono i cosiddetti “casi incidenti”, cioè il numerodi soggetti che intraprendono l’uso di una sostanza stupefacente in modo problematicoin un anno. Proprio su quest’argomento il nostro Paese si è fatto promotorea livello europeo dell’adozione di una metodologia, denominata “back calculation”,per la valutazione dell’incidenza che, sottoposta al vaglio dell’O.E.D.T., èstata approvata. Nello stesso senso nella “Relazione 2003” si afferma che sarebbe(17) estremamente utile poter effettuare analisi per tipologia di sostanza d’abuso,in base all’età dei soggetti o almeno alla tipologia di utenti (nuovi o già in carico)“…così da poter rilevare in modo più elaborato e preciso … e conoscere meglio icambiamenti di tipologia dell’utenza e di nuovi pattern d’uso”.Il sistema di rilevazione, quale oggi si configura da quanto precedentementedetto, è dunque decisamente perfettibile ed in tal senso anche la Relazione2003, pur enunciando motivi di soddisfazione, non nasconde l’esigenza di“nuovi indicatori da sviluppare”, fra cui cita espressamente:- la criminalità connessa alle norme sugli stupefacenti;- le operazioni antidroga e le sostanze sequestrate;- le denunce;- le condanne per reati previsti dal testo unico sugli stupefacenti;- la situazione riferita al mondo carcerario;- la situazione riferita ai minorenni;- le segnalazioni al Prefetto;- la situazione riferita al mondo militare.Questi dati naturalmente vengono raccolti anche oggi, ma una loro sistematizzazionepuò contribuire decisamente all’inquadramento “sociale” del problema.Un esempio emblematico dell’urgenza di uniformazione e sistematizzazionedei dati si può desumere da quanto attiene al monitoraggio dei soggetticonsumatori. L’art. 75 del D.P.R. 309/90, come è noto, prevede espressamenteche chiunque, per farne uso personale, illecitamente importa, acquista ocomunque detiene sostanze stupefacenti o psicotrope è sottoposto ad una seriedi sanzioni amministrative(18). Competente ad applicare la sanzione amministrativaè il Prefetto del luogo ove è stato commesso il fatto.La prima rilevazione sul problema stupefacenti riguarda quindi una correttaindividuazione del numero e della tipologia degli assuntori, onde poter ricavareun quadro di insieme della problematica di base sul quale si innestano poil’esame dell’abuso, dello spaccio e traffico e delle conseguenze sociali da partedegli assuntori. L’art. 75, per l’eventuale applicazione delle sanzioni amministrative individuate, prefigura nei successivi commi l’instaurazione da parte del Prefetto di un procedimento che, a seguito delle modifiche introdotte dal D.P.R.171/93, ha ulteriormente evidenziato le finalità riabilitative della normativa inmateria di tossicodipendenza(19). In tale attività il Prefetto è assistito dal personale del Nucleo Operativo sulle Tossicodipendenze, costituito presso ogni Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo. Nel corso del colloquio viene così proposto al soggetto un programma terapeutico o socio-riabilitativo ad adesione volontaria.Per le esigenze connesse con tali compiti attribuiti al Prefetto e qui sintetizzate,sono stati infatti istituiti presso gli attuali Uffici Territoriali del Governo, i Nuclei Operativi per le Tossicodipendenze (N.O.T.) con un’apposita dotazione organica di assistenti sociali, in considerazione della rilevanza delle conoscenze di questi ultimi in ambito sociale e psicologico. Si evidenzia da queste necessarie premesse l’importanza statistica del procedimento individuato, ai fini della metodologia di rilevazione che assume concretezza con la compilazione, a seguito del colloquio,di una scheda informativa individuale e con la raccolta dei successivi dati relativi all’esito dell’eventuale programma di cura e riabilitazione. Gli Uffici Territoriali del Governo, tramite i N.O.T., trasmettono i dati raccolti, attraverso un sistema di terminali collegati con il Centro Elaborazione Dati del Ministero dell’Interno(20). Per un’ottimizzazione dei dati raccolti occorrerebbe disporre di un unico modulo di rilevazione, sia nel momento della segnalazione da parte delle Autorità competenti, sia nella fase di ritorno delle informazioni, nel caso di attuazione o meno del programma terapeutico, onde evitare la non completa utilizzazione del patrimonio informativo disponibile, a causa di eventuali carenze di dati che si possono verificare, sin dalla redazione dei rapporti informativi sui soggetti segnalati. Inoltre, nell’attuale sistema di raccolta e gestione dei dati, non è prevista la possibilità di distinguere i soggetti recidivi da quelli non recidivi,essendo i dati osservati riferiti genericamente alle segnalazioni, piuttosto che ai soggetti segnalati. Le attuali informazioni contemplano, infatti, il numero delle segnalazioni, senza tenere conto di quante volte uno stesso individuo sia stato segnalato. Se l’attuale sistema informativo venisse adeguato, sarebbero possibili analisi più approfondite e più vicine alla realtà del fenomeno come, ad esempio,attraverso il monitoraggio degli interventi di recupero. Viceversa nell’attuale circostanza i dati possono essere utilizzati unicamente per analisi descrittive molto generali, che riguardano più il carico di lavoro dei N.O.T. che la popolazione dei consumatori e l’efficacia degli interventi. Oggi vengono infatti raccolti i seguenti dati:- le caratteristiche socio-demografiche dei segnalati: età, sesso, professione,titolo di studio e stato civile, la Provincia/Regione di residenza e quella dove è avvenuta la segnalazione;- il tipo di droga (distinta in leggera e pesante), senza entrare in tutti i casi nel dettaglio relativamente alla tipologia delle sostanze(21);- l’esito dei colloqui avvenuti, che prevedono l’inserimento dei soggetti in un programma terapeutico;- le fattispecie di provvedimento sanzionatorio eventualmente deciso;- la contestazione, per l’ulteriore convocazione e l’eventuale archiviazione amministrativa;- il risultato ottenuto dai programmi terapeutici avviati ed i loro tempi di durata (conclusi o meno).Non tutte queste informazioni vengono elaborate, a causa della possibile ed eventuale incompletezza dei dati raccolti, di cui si è detto in precedenza. Da quanto sin qui premesso, si possono evidenziare le ragioni improrogabili e oggettive dirette al necessario cambiamento innovativo del sistema informativo in uso in materia di tossicodipendenze. Le ragioni scaturiscono dalla constatazione dell’esistenza di concrete necessità di aggiornamento e miglioramento delle metodologie di rilevazione ed analisi dei dati raccolti, anche alla luce dell’impiego delle nuove tecnologie informatiche al servizio dell’indagine statistica,al fine di offrire, in ambito nazionale, un quadro più ampio e sempre più aderente alla realtà del fenomeno droga in continua evoluzione(22). Nell’ambito di ciò occorre, inoltre, includere il miglioramento della qualità e attendibilità delle informazioni e l’armonizzazione dei dati raccolti fra diverse amministrazioni competenti nella stessa materia e in ambito europeo tra Stati. Per corrispondere a tali esigenze conoscitive dell’Osservatorio Europeo, occorre osservare e analizzare dati più ampi rispetto a quelli sino ad oggi considerati in Italia, che attengono al tipo di sostanza usata, all’età di prima assunzione, alla frequenza, modalità,luogo di assunzione, con riferimento alla situazione concreta vissuta dal soggetto. È necessario, quindi, acquisire informazioni sulla famiglia del soggetto, sulla scuola e sull’eventuale abbandono e dispersione scolastica, sulla condizione lavorativa e, quindi, sull’eventuale soddisfazione o insoddisfazione che da esso deriva, sul percorso terapeutico e cioè sulla data di inizio del programma riabilitativo, l’eventuale interruzione e ripresa, la conclusione, nonché informazioni relative alla terapia farmacologica, psicologica o di altro tipo che è stata adottata ed al coinvolgimento in essa di altre persone della famiglia e non. Per raggiungere i risultati richiesti è opportuno procedere ad un urgente adeguamento e all’implementazione dell’attuale sistema di rilevazione, al fine di trattare tutte le informazioni suddette, nel rispetto della privacy, in modo da potere ricostruire e comprendere le storie e i percorsi di vita dei soggetti segnalati al Prefetto per uso personale di sostanze stupefacenti, mediante l’individuazione statistica del singolo, con l’utilizzazione sistematica di un opportuno codice identificativo. Si può così arrivare a distinguere statisticamente tra coloro che vengono segnalati per la prima volta ed i recidivi. Queste popolazioni statistiche possono essere ulteriormente classificate tracoloro cui viene irrogata una sanzione e coloro che, invece, non si presentano al colloquio. Diventano così usufruibili altre informazioni relative alla storia individuale del soggetto, alla data di inizio del consumo della sostanza usata e alla situazione familiare del momento. Con l’adozione del codice identificativo dei soggetti osservati è possibile avviare uno studio della popolazione dei consumatori abituali che risultano non ricettivi ai programmi terapeutici. Il numero dei recidivi, in rapporto ai segnalati, consente inoltre una stima dell’espandersi del fenomeno del consumo. Con l’aggregazione dei programmi riabilitativi, in alcune tipologie, è possibile elaborare alcune valutazioni dei programmi intrapresi (in funzione ad esempio della loro durata).La possibilità di mettere a confronto il numero dei segnalati che non si presentano al colloquio rispetto al numero totale dei segnalati, suddivisi in nuovi e recidivi, consente di evidenziare un indicatore di efficacia della procedura amministrativa prevista dall’art. 75. Parimenti il numero di coloro che interrompono il trattamento, o non vi aderiscono, rappresenta il risultato negativo di ciascun programma, mentre un indice di successo è senz’altro rappresentato da coloro che portano a termine il programma di riabilitazione. Va ribadito che l’identificazione di tutti i vari tipi di sub-popolazioni di cui si è detto è resa possibile dall’introduzione del codice identificativo dei soggetti presi in esame. Tale codice è stato approvato dall’Osservatorio Nazionale sulle Tossicodipendenze ed è perfettamente comparabile con analoghi codici identificativi assunti dalle altre Amministrazioni centrali e periferiche, titolari di flussi informativi in materia di tossicodipendenze. Il codice identificativo consente, pertanto, di razionalizzare i dati rilevati dal Ministero dell’Interno e, più in generale, di armonizzare gli stessi con quelli delle altre Amministrazioni, così come richiesto dagli Osservatori nazionale ed europeo. Lo stesso codice viene adottato nella nuova scheda di rilevazione dei dati relativi alle strutture socio riabilitative, consentendo di raggiungere i medesimi risultati statistici, a fronte degli attuali generici dati sulla struttura e sul numero degli utenti in carico. Questi approfondimenti innovativi rispetto alle segnalazioni precedenti sono di grande utilità ai fini della prevenzione del fenomeno, sia della sorveglianza,sia della repressione. In questa parte è persino prevista, qualora il colloquio non possa avere luogo alla data stabilita per l’intervenuto decesso del convocato,l’indicazione dell’immediata archiviazione per tale motivazione. In definitiva,la scheda, oltre ad offrire i vantaggi connessi con una procedura di standardizzazione delle informazioni, si propone come uno strumento operativo di notevole impatto innovativo su più versanti:- sul piano delle relazioni con i cittadini assuntori di sostanze, che possono essere seguiti ed assistiti più consapevolmente;- sul piano delle relazioni e dello scambio di informazioni a livello nazionale ed internazionale, facilitando la comparabilità;- sul piano delle relazioni interne, sia tra i diversi Uffici Territoriali del Governo, sia tra gli U.T.G. e l’amministrazione centrale, nei confronti di altre amministrazioni e dei centri di intervento, facilitando la comunicazione ed il coordinamento delle azioni intraprese in ambiti diversi;- consente di elaborare nuovi indicatori statistici;- di sviluppare analisi comparabili a livello europeo;- di elaborare tipologie di abuso;- di identificare i fattori di rischio;- di studiare modalità idonee per progettare interventi di prevenzione e di reinserimento;- di calibrare ed orientare gli interventi repressivi. Un discorso a parte meritano i metodi di rilevazione riconducibili al Ministero della Salute, per il tramite dei Ser.T., che analizzano elementi raccolti dalle strutture che ricevono richieste di assistenza da parte dei tossicodipendenti. L’attuale rilevazione si basa sull’utilizzo di schede di dati aggregati. Tale metodologia, seppure adeguata per alcune finalità, presenta indubbi svantaggi,particolarmente per quanto riguarda la possibilità di effettuare incroci di più variabili (es.: numero di utenti maschi di età compresa fra 20 e 25 anni in trattamento farmacologico), come pure di raccogliere informazioni su variabili tipi che dei casi incidenti (es.: consumo di eroina nell’ultimo mese).Da tempo, pertanto, alcune Regioni hanno sperimentato l’utilizzo di sistemi di raccolta di dati individuali, siano essi fondati sulla creazione di banche dati locali o a livelli superiori. Anche alcuni studi, come ad esempio lo studio“First treatment demand” (FTD) dell’Istituto Superiore di Sanità, hanno sperimentato l’utilizzo di questa metodologia. In teoria l’implementazione di banche dati individuali non dovrebbe presentare eccessive difficoltà, tenuto conto del fatto che i dati nascono per definizione individuali e vengono aggregati solo in occasione della rilevazione del Ministero della Salute. In pratica si tratta di un carico di lavoro non indifferente,specie per i servizi ad alta utenza e che, comunque, per essere efficiente,deve prevedere l’utilizzo di banche dati di tipo informatizzato che comprendano sia i nuovi utenti, sia la “storia” del servizio. Inoltre il trattamento di dati nominativi, anche anonimizzati, ma caratterizzati da un codice univoco di identificazione (come ad es. il codice fiscale o alcuni codici in uso in determinate regioni), specie se effettuato da persone ed Enti non responsabili della gestione clinica (Regioni, Ministeri, ecc.), presenta problemi di compatibilità con la legge sulla “privacy” (legge 31 dicembre 1996, n. 675 e successivo T.U.196 del 2003). L’utilizzo di codici non univoci (che non consentono, cioè, in alcun modo di risalire direttamente alle generalità anagrafiche del soggetto), d’altronde purtroppo da un lato non previene completamente il fenomeno delle cosiddette“doppie conte” e dall’altro comporta, comunque, un certo rischio di individuazione indiretta degli utenti, specie nei piccoli centri. L’implementazione delle banche dati individuali è quindi ora divenuta una necessità inderogabile in seguito alle iniziative dell’Osservatorio Europeo sulle droghe e la tossicodipendenza. Tra i vari “indicatori” da armonizzare nell’immediato futuro, compare quindi al primo posto nei programmi dell’OEDT, proprio quello relativo alla “Domanda di trattamento”, cioè il flusso delle informazioni provenienti dai centri di cura. A questo proposito, a seguito di vari progetti sperimentali, l’OEDT ha messo a punto, con il consenso dei rappresentanti degli Stati membri, un documento di Linee guida sulla raccolta dei dati dai centri di trattamento che deve costituire la base tecnico-scientifica per le normative nazionali, regionali e locali(23). I principali contenuti del documento sono:- la lista delle “informazioni minime” (core items) che devono essere raccolte dai centri di trattamento per tutti i nuovi pazienti e quelli “rientrati” in trattamento nel corso dell’anno;- il protocollo contenente le direttive sulle modalità di raccolta dei dati(definizione di caso, “timing” della raccolta, ecc.);- le “schede-tipo” di dati aggregati che le autorità nazionali devono inviare annualmente all’OEDT come proprio debito informativo. In riferimento a quanto sopra detto, il Ministero della Salute, ad esempio,ha coordinato, con la Regione Veneto, un progetto su scala nazionale denominato“Potenziamento delle dotazioni informatiche dei Ser.T. ed implementazione di un sistema di monitoraggio dell’utenza dei servizi basati sull’utilizzo distandard Europei” (SESIT), finanziato con il Fondo Nazionale per la Lotta alla droga per la realizzazione degli obiettivi europei relativi alle schede utenti per dati disaggregati. In particolare, il Gruppo tecnico, coordinato dalla Regione Veneto e dal Ministero della Salute, sta predisponendo, d’intesa con i rappresentanti delle Regioni, ed alla luce delle indicazioni europee, le linee guida perla raccolta delle informazioni sul settore dei trattamenti delle dipendenze, compresigli standard per i prodotti informatici e le relative modalità di interconnessione fra i sistemi regionali.

3. Evoluzioni storiche del fenomeno

L’evoluzione dei fenomeni di uso ed abuso di sostanze stupefacenti, come ampiamente anticipato nei paragrafi precedenti, è descritta da una serie di documenti di carattere interno e sopranazionale. Più precisamente, la prospettiva europea del fenomeno si identifica nei contenuti della più volte citata“Relazione annuale - Evoluzione del fenomeno della droga nell’Unione Europea ed in Norvegia” a cui si è aggiunta, nell’anno decorso, una relazione dell’OEDT intesa a conoscere il fenomeno nei Paesi in procinto di entrare nell’Unione (l’ultima Relazione in tal senso è stata quella del 2003, atteso che i dati relativi al2004 vengono inseriti in un unico documento, in concomitanza del pieno accesso di quei Paesi nell’Unione). Naturalmente l’evoluzione del fenomeno nei singoli Paesi si caratterizza per peculiarità difficilmente riconducibili ad un’unica dinamica, in ragione delle considerevoli differenze geografiche, sociali e culturali che connotano le diverse componenti nazionali dell’Unione stessa. Tuttavia è possibile evidenziare alcune linee di tendenza comuni, che giustificano un approccio sistematico derivante dal “Piano europeo di lotta alla droga”. In ordine ai modelli di consumo, già la Relazione Europea 2003 indicava l’emergere di alcune tendenze comuni, fra cui le più evidenti erano:- la connotazione della cannabis quale droga maggiormente problematica,consumata, nella modalità “una tantum”, con prevalenza di consumo da parte di soggetti giovani e di sesso maschile. Questa sostanza presentava un andamento di uso crescente e costante negli ultimi dieci anni, confermato anche dai dati di richiesta di trattamento, che vedevano nell’eroina l’unica sostanza con un numero maggiore di richieste;- l’uso di ecstasy ed anfetamine, quello immediatamente più diffuso dopo la cannabis, segnatamente in popolazioni di giovani ed adulti, soprattutto nelle aree urbane. Su tali categorie di consumo l’indicatore di richiesta di trattamento è poco significativo, per la contenuta attitudine degli assuntori di anfetamine e la decisamente esigua inclinazione degli assuntori di ecstasy ad entrare in contatto con i servizi;- il costante aumento dell’uso di cocaina, soprattutto fra i giovani nelle aree urbane con un puntuale elemento di conferma, sia nei dati inerenti alla domanda di trattamento che in quelli forniti dal numero di decessi droga correlati e dei sequestri;- l’uso prolungato di natura problematica di stupefacenti, segnatamente oppiacei, era in crescita nella metà dei Paesi europei, mentre in alcuni Paesi sono le anfetamine a dilagare con maggiore virulenza. Il quadro che emergeva era quindi quello di un’Unione Europea, in cui il consumo problematico di stupefacenti era soprattutto costituito dall’eroina,sovente associata con altre sostanze. In tal senso le stime oscillavano fra lo 0,2%e l’1% nei vari Paesi, che in termini totali significava circa 1,5 milioni di assuntori problematici. Non meno preoccupante era il quadro riferito alla cannabis, seconda sostanza d’abuso in Europa, che ne è il principale mercato mondiale, con una quota di sequestri pari ai tre/quattro di quelli mondiali ed andamento di consumo sempre crescente, soprattutto in aree urbane e popolazioni giovanili. Analogo preoccupante aumento era quello della cocaina, univocamente in crescita secondo tutti gli indicatori più attendibili (domanda di trattamento, decessi e sequestri). Non si deve poi dimenticare che il continente è anche luogo di produzione di nuove e pericolose sostanze sintetiche a prevalente componente allucinogena. In merito occorre tuttavia puntualizzare, con stretto riferimento alle cosiddette “sostanze ricreazionali”, che gli attuali indicatori lasciano indubbiamente un elevato “numero oscuro”, attesa la minore auto percezione di tossicodipendenza dei loro consumatori, che induce tradizionalmente ad una certa reticenza al contatto con i servizi, anche se recentemente si sono riscontrate inversioni di tendenza in questo senso. Non molto dissimile era il quadro che emergeva nei Paesi aderenti ed invia di adesione all’Unione Europea(24). Tali Paesi, per il deficit di autorità conseguito al tracollo del blocco dell’Est, hanno risentito fortemente, nel corso degli anni Novanta e dei primi anni del nuovo millennio, delle conseguenze negative di una liberalizzazione politica ed economica priva di governance e nella quale il ruolo dei traffici illeciti, ivi incluso quello di stupefacenti, è divenuto voce importante delle economie criminali, divenute esse stesse voce dominante dei bilanci nazionali. L’indicazione di linee di tendenza sulla materia soffre di un problema originario difficilmente risolvibile e cioè quello dell’assenza o assoluta incompletezza di dati riferiti agli anni passati. Cio nondimeno, grazie ad una serie di iniziative di organi comunitari come il Consiglio d’Europa o la Commissione Europea, è stato possibile ricostruire a grandi linee delle tendenze di riferimento(25). Il risultato di tali ricerche è compendiabile in una “occidentalizzazione”delle abitudini di consumo di sostanze stupefacenti negli anni Novanta, con la comparsa di cannabis, eroina, LSD e cocaina, a fianco delle droghe tradizionalmente usate; con una prevalenza dell’eroina quale problema più rilevante ed un aumento dell’uso di cannabis, sempre più presente, insieme al tradizionale consumo di alcool (anche nella sua evoluzione degenerativa di“binge drinking”, quale sinonimo di bere freneticamente) sedativi e tranquillanti per uso non terapeutico. Passando all’esame dei dati a livello nazionale, con riferimento all’Italia, il primo fenomeno che si osservava con rilevanza significativa nelle tendenze temporali era che l’uso di droghe in proporzione si è spostato dal problema eroina adun sempre crescente problema di sostanze ricreazionali, con un trend sempre più insistente relativo alla cocaina(26). L’abuso di quest’ultima sostanza ha cominciato a manifestarsi anche attraverso un indicatore consuetamente meno significativo per lo studio della sua incidenza: la richiesta di trattamento. Con particolare evidenza nella fascia di età 19-44 anni, tra il 1999 ed il 2002, infatti, i trattamenti per cocaina, quale sostanza d’abuso primaria, hanno registrato un incremento complessivo dell’80%, crescendo dal 21% al 27% come sostanza secondaria. Fra il 2000 ed il 2003 si ravvisava così nell’esame delle segnalazioni amministrative di possesso per uso personale di stupefacenti ai sensi dell’art. 75 del Testo unico sugli stupefacenti, rilevate dal Ministero dell’Interno, una riduzione del numero di nuovi soggetti segnalati per eroina ed un chiarissimo incremento di nuovi segnalati per droghe ricreazionali, prima fra tutte la cocaina, passando da 398 ad886 unità per la cocaina nel triennio e da 68 a 131 per l’ecstasy(27).Alla diffusione sempre più crescente nel consumo, si associava anche una ancor più preoccupante regressione dell’età media di primo uso, con un trendche da 30 anni si spostava sempre di più verso i 17 anni, passando attraverso punte di 12 e 13 anni di età(28). Il dato è estremamente allarmante, perché l’abuso di questa sostanza in età così giovani si concilia facilmente con la previsione di una società futura di adulti in cui saranno sempre più insistenti i problemi di ansia, depressione, disordini della personalità e disturbi del comportamento comunque riconducibili al pregresso abuso(29). Numerosi studi concordano,ormai, nella previsione di quote crescenti di soggetti affetti da “dipendenze plurime”(alcool e droga) in cui insorgeranno senza dubbio fenomeni di comorbidità (combinazione di uso ed abuso precoce di sostanze e psicopatologie), segnatamente fra le donne. L’incremento dell’uso di cocaina si ravvisava, d’altronde,anche in altri indicatori, quali i decessi droga-correlati (indicatore previsto dall’OEDT)(30), in cui, peraltro, l’incidenza delle sottostime è ancora più seria,atteso che l’indicatore si riferisce solo ai dati di causazione diretta di decesso,senza poter analizzare episodi di natura ulteriore quali la letalità di alcune patologie cardiovascolari connesse con l’abuso o la sinistrosità stradale mortale di soggetti in stato di intossicazione da stupefacente. La cocaina ed in senso più lato le sostanze d’abuso ricreazionali hanno prodotto già nel 2003 il 18% delle richieste di intervento specialistico, a seguito di abuso di stupefacenti, a carico di soggetti non ancora ventenni. Il dato ha confermato l’elevata incidenza del problema fra i giovani, ma ancor più ha smentito la presunta inattitudine di questi assuntori a percepire il proprio problema. Si può dire, senza timore di smentita, che il cliché dell’eroinomane come soggetto abbisognevole di assistenza, a fronte di una “integrata serenità comportamentale”degli assuntori di sostanze ricreazionali, si sta decisamente venendo a perdere,per l’insorgere, sempre più frequente, di problematiche di disturbo della personalità,soprattutto di ansia, a carico di questi soggetti, segnatamente nelle situazioni di policonsumo. Il quadro che si delineava, nell’esame dell’utenza di sostanze ricreazionali,è quindi quello di una prevalenza di assuntori giovani che fanno uso di sostanze in casa, nei locali pubblici ed in strada e che in un caso su tre ritengono il consumo di certe sostanze elemento di socializzazione, non percepito come vizio,ma in alcuni casi addirittura come automedicazione da alcuni mali dell’anima,quali depressione, noia ed ansia. Queste valutazioni sono in linea con tendenze riscontrate anche negli ultimi anni. Ad esempio, con riferimento alla diversa diffusione delle droghe fra i giovani fino ai 19 anni, relativamente al sesso ed alle aree territoriali di residenza,posto che le sostanze più diffuse sono l’hashish e la marijuana, con un consumo da parte di più del 27% dei soggetti ancora inseriti nel ciclo scolastico,seguiti dalla cocaina con il 4,5% e dall’ecstasy con il 2,6%, tradizionalmente i derivati della cannabis sembrano essere diffusi in maggior misura nelle regioni del Nord e del Centro (con eccezione di alcune regioni meridionali, fra cui la Basilicata che fa registrare il 28,5%), mentre l’uso di cocaina sembra trovare nel Centro Italia l’area di maggior diffusione relativa (con eccezioni nelle altre aree,fra cui sempre la Basilicata con il 4,4%) e la massima concentrazione nell’uso di eroina si riscontra nel meridione. La situazione dei giovani assuntori, con riferimento all’indicatore dei decessi droga-correlati segna, invece, dei dati in tendenziale diminuzione (15 nel 2003 a fronte dei 51 del 1991 che segnava il picco massimo)(31).L’andamento del fenomeno, con riferimento ad altri “indicatori” non tipici,dimostra, con riferimento alla fascia di età inferiore ai 19 anni, una netta prevalenza di cittadini italiani di sesso maschile, con una prevalenza percentuale di denunce per cannabinoidi, seguite da quelle per cocaina ed eroina. In riferimento ai sequestri operati, dal 2000 al 2003, si evidenzia in Italia una diminuzione per i cannabinoidi ed un incremento per eroina ed ecstasy, mentre la cocaina presenta andamenti pressoché costanti. L’indicatore “segnalazioni amministrative”per assunzione di stupefacenti, nella fascia di età fino a diciannove anni, confermala prevalenza dei cannabinoidi quali sostanze d’abuso. Anche l’indicatore “domanda di trattamento” (uno degli indicatori ufficiali della classificazione dell’OEDT), sviluppato secondo il protocollo TDI(Treatment Demand Indicator) conferma un incremento delle richieste, dal 26%del 1999 al 33% del 2003. Con riferimento all’attività repressiva posta in essere dalle Forze dell’Ordine, nel corso degli anni le azioni di contrasto sono rimaste pressoché stabili. Mettendo a confronto i dati del 2003 e del 2002 con quelli del 2001 forniti dal Ministero dell’Interno, è invece considerevole l’aumento dei quantitativi di cocaina sequestrata (nel 2003 ben 5.100 sono state le operazioni con oggetto cocaina).Anche per l’eroina c’è un aumento dei sequestri, ma di entità più lieve(3.475 operazioni nel 2003). Un decremento hanno registrato, invece, i sequestri di cannabis (9.035 nel corso dell’anno 2003). La crescita esponenziale dei sequestri di cocaina è parallelamente riconducibile a un’allarmante crescita del consumo ed è quindi importante promuovere interventi specifici. Emerge, inoltre,la diversa diffusione delle droghe fra i giovani dai 15 ai 19 anni relativamente alle aree territoriali. I derivati della cannabis sembrano essere diffusi in maggior misura nelle regioni del Nord e del Centro; l’uso di cocaina sembra trovare nel Centro Italia l’area di maggior diffusione relativa, mentre la massima concentrazione nell’uso di eroina si riscontra nel meridione. Il consumo di ecstasy, sembra invece presentare caratteristiche di maggior omogeneità territoriale tra nord, centro, sud e isole. In totale, in base ai dati del Rapporto della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga del dipartimento di Pubblica sicurezza del Viminale, ammontano a 12.071 kg i sequestri di stupefacenti compiuti dalle Forze di polizia già nel primo semestre del 2004. Nello stesso periodo, le persone segnalate, a vario titolo, all’Autorità giudiziaria sono state13.509 (12.420 per traffico illecito e 1.071 per associazione finalizzata al traffico illecito), di cui 9.681 italiani e 3.828 stranieri (il 28% del totale). Tra i denunciati, anche 491 minorenni (il 3%), di cui 386 italiani e 105 stranieri(32).Nel corso del 2003 la situazione rilevata dal Ministero del Welfare si manifestastabile dal punto di vista quantitativo, ma presenta dei significativi mutamenti sul piano strettamente qualitativo, in riferimento agli stupefacenti oggetto di consumo. In relazione all’utenza che inoltra richiesta di trattamento, si è rilevata infatti una percentuale di incremento femminile. In ordine alle sostanze,poi, si riscontra un incremento dei soggetti dipendenti da sostanze diverse dall’eroina ed in particolar modo un incremento di abuso di cocaina. Il comportamento delle generazioni giovanili verso l’uso ed abuso di stupefacenti si manifesta mutato rispetto al passato e si polarizza verso nuove tendenze che richiedono modifiche di strategia e di intervento preventivo e repressivo. Si riscontra, infatti, con crescente insistenza e ricorrenza, un uso dei derivati della cannabis, sempre più diffusi nel mondo giovanile e sempre più spesso associati all’alcool ed altre sostanze. L’uso, pur rimanendo entro valori non eccessivi, rispetto alle medie europee, richiede un’azione di contrasto più energica,perché comporta conseguenze più pericolose a carico di soggetti appartenenti a categorie assai vulnerabili, sia dal punto di vista socio-culturale sia psicoindividuale.Altra problematica assai rilevante è quella della scarsa percezione della pericolosità dell’uso di ecstasy e stimolanti che, nonostante l’elevato numero di sequestri, non figurano tra le sostanze comunemente riconosciute più pericolo se da parte delle generazioni che le usano, prevalentemente giovani. Proprio sull’interazione fra mondo giovanile e stupefacenti verte un’analisi dell’Eurispes relativa al 2004. “Conformista”, “Sintetico”, “Anfibio”, “Virtuoso”. Così vengono denominati i quattro profili del giovane italiano tracciati dall’Eurispes, dopo aver analizzato il comportamento di circa seimila adolescenti di età compresa tra i 12 e i 19 anni. Dall’analisi, contenuta nel 4° Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, realizzato dall’istituto di ricerca in collaborazione con Telefono Azzurro, emerge che il 28% degli adolescenti italiani consuma sostanze stupefacenti di diversa natura e pericolosità. Un dato allarmante che, tradotto nella realtà, significa che un ragazzo su quattro fa uso di droghe e alcolici. Dallo studio della correlazione nelle componenti principali, riferita agli atteggiamenti nei confronti delle droghe, del fumo, degli alcolici e superalcolici,è stato possibile identificare quattro tipologie di adolescenti italiani classificati,in base alle caratteristiche comportamentali appunto, in:- “conformisti” (il 23% degli adolescenti tra 12 e 19 anni, pari a circa1.059.000 soggetti sul territorio nazionale);- “sintetici” (i consumatori di droghe sintetiche, il 3% dei giovani che corrispondono a circa 138.000 unità);- “anfibi” (il 2% del totale, pari a 92.000 adolescenti);- “virtuosi” (il 72% degli adolescenti, circa 3.300.000 giovani).La prima tipologia delineata dall’indagine Eurispes è identificata come quella dei “conformisti”. I giovani che appartengono a questa categoria fanno uso prevalentemente di droghe leggere associate all’assunzione di alcolici e, solo occasionalmente, consumano ecstasy, bevono vino e birra, ricevono proposte di droghe leggere, fumano sigarette e ricevono proposte di droghe pesanti. Marcata, inoltre, risulta essere la logica dell’appartenenza al gruppo: uno degli atteggiamenti caratterizzanti riguarda, infatti, la frequentazione di amici che fanno già uso di droghe sia leggere che pesanti(33).La seconda tipologia, connotata da una comune linea comportamentale,rilevata nella correlazione tra variabili riferite al consumo di droghe sintetiche e chimiche, raggruppa i giovani denominati “sintetici”, ovvero gli psiconauti, che,attraverso le droghe di sintesi, tentano di esplorare le potenzialità immaginative della psiche. Accanto all’uso di droghe psichedeliche e allucinogene, vengono utilizzate anche droghe di prestazione come il crystal e la cocaina. Questa categoria di giovani, dunque, cerca l’evasione, l’esperienza ludica ed estatica del tripmentale, ma anche la durata e la resistenza fisica (garantite dalle droghe stimolanti)necessarie per soddisfare il proprio bisogno di onnipotenza e restare in piedi tutta la notte in discoteca. Nell’analisi dei valori, riferite ai comportamenti a rischio, è possibile individuare poi una terza linea di comportamento giovanile, quella degli anfibi,nella quale risulta essere prevalente l’uso della cocaina, una droga di prestazione e di esaltazione dell’ego, che in questo caso si accompagna a stimolanti come l’ecstasy, a droghe psichedeliche come le ketamine, o (meno frequentemente) astupefacenti come l’eroina, spesso fumata o sniffata per “tornare a terra”, dopo la fase di eccitazione indotta dalla coca e dalle pasticche. La prevalenza dell’uso di coca, in questa categoria di giovani, rinvia ad una ricerca spasmodica di autoaffermazione e di una sensazione di disinvoltura, stile,mondanità. I giovani che ne fanno uso, come del resto gli adulti, spesso manager,professionisti o dirigenti, sono competitivi e ambiziosi e ricercano l’affermazione personale: a questi soggetti, la cocaina offre una doppia soddisfazione,perché grazie ai suoi effetti (potenziamento della lucidità e dell’attività) consente loro di vivere, come anfibi, sia sulla terraferma del riconoscimento sociale,che nelle acque instabili della trasgressione(34).Alla tipologia dei virtuosi appartengono coloro che non fanno mai uso di droga e alcool. Questi ragazzi sono estranei ad ogni forma di trasgressione, non sembrano solleticati dall’interesse a provare “nuove sensazioni” prodotte dal consumo di droghe o alcool ma, al contrario, appaiono talmente integri da non fumare neanche sigarette. I “virtuosi” assumono comportamenti salutisti a tutela del proprio benessere psico-fisico e vivono con fastidio l’altrui “dipendenza”. Il gruppo dei “virtuosi”, appare il più consistente e corrisponde a circa3.300.000 giovani. In conclusione, dall’analisi elaborata dall’Eurispes, emerge che le sostanze stupefacenti si sono moltiplicate e aumentano anche i modelli di consumo; inoltre appare sempre più frequente l’uso in contesti legati al divertimento e al tempo libero. Questa tendenza, inoltre, è confermata dal fatto che cresce il consumo delle droghe “ricreazionali” (anfetamine, ecstasy, psicofarmaci,LSD e, soprattutto, cocaina), la cui assunzione rende nell’immediato più socievoli,disinibiti, euforici. È infine aumentata, negli ultimi anni, la tendenza dei ragazzi al “policonsumo”,la forte sovrapposizione tra consumo di droghe ed alcolici e fra consumo di oppiacei e di stimolanti, con una minore resistenza al passaggio dagli oppiacei a droghe più pesanti. Un complesso di dati sufficientemente confermato dalla Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, riferita all’anno2004. Il dato maggiormente rilevante è quello relativo all’incremento dell’uso di sostanze psicotrope illegali nella popolazione generale. I rilievi confermano,infatti, un incremento del consumo di sostanze illegali, in particolare della cannabis e della cocaina, mentre continua ad affermarsi il consumo di psico stimolanti rispetto a quello dei depressori del sistema nervoso centrale. Il 26%della popolazione studiata tra i 15 ed i 44 anni di età ha fatto uso di cannabis almeno una volta nella vita. Altrettanto preoccupante è l’esito della rilevazione riferita alla popolazione studentesca: il 32,1% degli studenti ha fatto uso di cannabis ed il 4,8% di cocaina, almeno una volta nella vita. L’esposizione alle sostanze illegali si mostra poi già significativa tra gli studenti di 15 anni, a riprova del fatto che il primo contatto con gli stupefacenti avviene per gran parte dei giovani in età anche anteriore. Una significativa correlazione viene poi riscontrata,comparando la percentuale di fumatori e quella di assidui consumatori di alcool fra i soggetti assuntori di stupefacenti che evidenzia come il 44% della prima categoria ed il 75% della seconda siano anche tossicofili. Se ne può dedurre che l’estraneità a tali abitudini di consumo ha un efficace valore preventivo. Percentuali ancora più significative dell’associazione di abitudini, sono quelle fornite dalla lettura dei dati riferiti al mondo giovanile. Circa il 70% degli studenti che indica di essersi ubriacato nell’ultimo mese ha ammesso di aver fatto uso di stupefacenti. Più del 73% di coloro che si dichiarano attratti dal tabacco ha invece fatto uso di sostanze illegali. Analizzando i fattori protettivi, la Relazione 2004 evidenzia così che nella popolazione generale, la percezione del rischio sembra ridurre la possibilità di esposizione alla cannabis ed un buon livello culturale, indipendentemente dalla fascia di reddito di appartenenza, è considerabile come fattore protettivo(35).Sicuro fattore protettivo fra i giovani è anche la scolarizzazione ed ancor più il successo negli studi, mentre per questa categoria la semplice percezione del rischio sembra perdere connotazioni preventive(36). Il fatto di continuare a frequentare la scuola fino a diciotto anni assume un decisivo ruolo per la riduzione dell’esposizione al rischio di consumo. Il dato indica l’importanza di strategie preventive improntate alla prevenzione della dispersione scolastica, quali rilevanti premesse per la prevenzione delle abitudini di consumo. L’evasione scolastica in genera, infatti, caduta di autostima ed abbattimento di progettualità,nonché affievolimento di senso di appartenenza alla famiglia ed alle istituzioni prosociali. Sempre in tema di popolazione giovanile, si rileva come l’attivo coinvolgimento dei genitori nella vita dei figli, con un’attenta opera di controllo sulla vita degli stessi, appare sicuramente fattore protettivo e preventivo ed in tal senso un corretto orientamento delle famiglie sul problema si pone come momento qualificante per l’immunizzazione dei giovani(37). Il ruolo della scuola,della famiglia e delle altre agenzie di senso ed orientamento consentirebbe di accrescere l’indisponibilità degli adolescenti a sperimentare sostanze illegali. Non a caso fattori di rischio riconosciuti a livello internazionale, quali il comportamento aggressivo, l’impulsività, la propensione ad essere coinvolti in episodi conflittuali risultano, anche nello studio relativo al 2004, fattori di vulnerabilità estesi all’utilizzo di sostanze di abuso. Anche l’esame di dati riferiti alla compresenza di problematiche di assunzione e di disturbo mentale presenta importanti conclusioni: il 30% di pazienti tossicodipendenti è affetto da disturbi psichiatrici maggiori; il 59% da disturbi della personalità, in molti casi preesistential consumo di droghe ed in taluni successivo e verosimilmente indotto dalle stesse(38).Il numero di sieropositivi per HIV è invece in progressiva diminuzione fra i nuovi pazienti dei Ser.T., mentre sempre meno sono i tossicodipendenti tra i nuovi sieropositivi per HIV. Analogamente i decessi per overdose nel 2004 confermano la tendenziale diminuzione iniziata negli anni Novanta, attestandosi su441, mentre nel 1996 raggiungevano quasi 1600. In tema di correlazione fra incidenti stradali e consumo di cocaina, poi, secondo uno studio recentemente condotto dalla sezione di Tossicologia Forense dell’Università di Milano, tra i positivi alla cocaina alla verifica autoptica, il 25% delle morti sono ascrivibili ad overdose, mentre il 31% sono riconducibili a sinistri stradali ed il 43% si riferisce ad altre cause come omicidio, suicidio o incendio. Tra il 2001 ed il 2003,poi in Italia si sono registrati più di 84.000 ricoveri con diagnosi principale o concomitante, relative all’utilizzo di sostanze psicotrope.


4. Alcune riflessioni sull’impatto sociale dell’uso di stupefacenti e su tossicodipendenza e devianza criminale


Il consumo e l’abuso di sostanze voluttuarie e di droghe è considerato generalmente di per se stesso deviante in modo fortemente discrezionale. Il fatto è comprensibile, se solo si fa riferimento al concetto stesso di devianza che muta in modo assai significativo da cultura a cultura(39). La devianza infatti è definita tale con riferimento alla reazione sociale di censura che certe condotte suscitano in un gruppo umano e quindi anche l’accettazione culturale o meno della liceità sociale del consumo di certe sostanze è, in definitiva, il parametro con cui un consorzio definisce la devianza o meno del soggetto che pone in essere la condotta di uso o abuso delle stesse(40). È quindi anche un problema di “costume”,legato alle tradizioni, ai rituali, agli interessi economici e ad altri fattori contingenti e, pertanto mutevoli, a seconda delle diverse culture e dei singoli momenti storici, nell’ambito della stessa cultura. Il grado di tolleranza culturale, nei confronti delle differenti sostanze voluttuarie è quindi, per definizione, un fatto relativo, intimamente connesso a variabili storiche e geografiche, che contribuiscono a circoscrivere una cultura ed una società(41).È ben noto, ad esempio, che gli allucinogeni naturali ricavati da alcuni funghi venivano impiegati in alcune antiche civiltà del Centro America e che il loro consumo aveva anche connotazioni religiose connesse alla ricerca di particolari stati dell’umore, quando non era espressamente intesa al raggiungimento dell’estasi. Analogamente, ancora oggi, è prassi frequente in alcuni paesi del Sud America il masticare foglie di coca, contenenti il principio attivo della cocaina; i derivati della canapa indiana, marijuana ed hashish sono leciti o tollerati nei paesi orientali ed arabi. In questi ultimi, per contro, è censurato e spesso proibito l’uso di alcool. La cannabis, anche se legalmente proibita, d’altronde suscita oggi pericolosamente molto meno allarme sociale nei paesi del mondo occidentale,di quanto non accadesse trenta o anche venti anni fa. Nessuna riserva esisteva,di contro, nella nostra cultura, nei confronti dell’uso del tabacco e solo da alcuni anni, l’acquisita conoscenza delle conseguenze sulla salute di questa sostanze ne ha condotto ad un progressivo etichettamento, scoraggiato e poi definitivamente censurato l’uso. In qualche modo, nella cultura occidentale l’alcool costituisce una “droga privilegiata”, di cui non solo si tollera l’uso, ma che viene pubblicizzato senza clamore alcuno, tanta ne è stata la capacità di penetrazione nella cultura occidentale, segnatamente europea e nord americana, per cui esso è una parte stessa delle abitudini di consumo, non scevro da aspetti ritualistici:l’alcool entra così di fatto, non solo nelle abitudini alimentari, ma anche nel costume e nei cerimoniali festivi. Il suo uso è addirittura in molti casi qualificante:il saper sopportare alte dosi di alcool diviene così simbolo di forza e virilità e, di contro, l’essere astemio viene qualificato un vizio o una debolezza, più che una virtù. Nei confronti dell’alcool, così è considerato deviante solo l’abuso:ubriacarsi troppo o troppo frequentemente. La natura culturale e convenzionale della percezione deviante dell’uso di alcune sostanze voluttuarie non può costituire, tuttavia, valido motivo per assumere atteggiamenti di tendenziale relativismo etico o peggio di indifferenza nei confronti del loro impiego, fino al punto di non considerare tossicodipendenza il loro abuso(42).La visione relativistica non altera il fatto che ciascuno vive nel proprio tempo e nella propria cultura ed è pertanto, entro certi limiti, vincolato ai valori morali tipici del suo contesto di vita. È così difficile individuare le ragioni per cui alcune culture tollerano e altre rifiutano il consumo di certe sostanze e perché uno stesso ambito culturale si determina a perdere o accentuare nel tempo la censura verso le stesse. I parametri che, comunque, oggi si ritengono fondamentali per il rifiuto nella nostra cultura di certe sostanze voluttuarie e di quelle che si qualificano come droghe, sono forse due: il danno alla salute e le implicazioni socio-comportamentali negative legate al loro impiego. Il motivo della censura può così individuarsi, talora nel rischio per il benessere fisico, talaltra nel fatto che l’uso comporta una cattiva socializzazione dell’individuo, con conseguenti modificazioni negative del funzionamento sociale.Si tratta di due criteri non sempre contestualmente presenti per ogni tipo di sostanza psicoattiva, talchè in molti casi la censura è motivata soltanto da preoccupazioni attinenti alla salute, in altri, piuttosto, dai riflessi sulla condotta, in altri ancora da ambedue le ragioni. Ciò giustifica e spiega in qualche modo il fatto che il tabagismo, dopo che ne è stato definitivamente acclarato il sicuro effetto dannoso per la salute, è pur sempre tollerato, perché da esso non deriva alcun disturbo del comportamento o della socializzazione, perché anche il più accanito fumatore non ne riceve compromissioni psichiche. Per lo stesso motivo è efficace la tolleranza dell’uso ma non dell’abuso di alcool, perché solo tale ultima condotta produce gravi danni alla salute e sicure modificazioni del comportamento in senso peggiorativo. Così, ancora, è considerato assolutamente deviante l’uso di droghe pesanti, proprio per i gravi e noti rischi alla salute connessi con il loro uso, che compromette gravemente il funzionamento sociale e lo stile di vita degli assuntori. In senso contrario, il margine di tolleranza nei confronti dei consumatori di droghe leggere, specificamente della canapa indiana,anche se è lontano dalla totale accettazione, trova ampie aree di consenso nell’ambito delle opinioni pubbliche di molti paesi occidentali, per l’esperienza maturata in ordine alla loro ritenuta innocuità fisica ed alla scarsa incidenza sui comportamenti sociali. Quest’atteggiamento si dimostra oggi non poco dannoso,per le incidenze di incentivazione a carico di soggetti molto giovani. Più ambigua e difficile da spiegare è invece la reazione pubblica nei confronti della cocaina, il cui uso, sempre più esteso negli ultimi anni, non produce le immaginabili reazioni di disapprovazione univoca che ci si dovrebbe aspettare. L’ambiguità del giudizio, verosimilmente è da riconnettersi con il fatto che l’assunzione della sostanza ad alte dosi è decisamente nociva, mentre un uso non massiccio non si rende “visibile” nelle relazioni umane, preservando in tal modo la piena socializzazione dell’assuntore.Gli effetti della sostanza vengono addirittura sfruttati proprio per accrescere l’efficienza lavorativa e sostenere il clima altamente stressante e competitivo che caratterizza gran parte degli ambienti lavorativi della società postcapitalistica. Forse una maggiore attenzione al problema del consumo di sostanze voluttuarie dovrebbe condurre all’ovvia conclusione che, al di là del danno alla salute e dei riverberi sociali o comportamentali, il desiderio stesso di alterare artificialmente e senza necessità lo stato psichico con agenti esterni è proprio la ragione più profonda ed ontologicamente più vera del rifiuto che una cultura dovrebbe opporre nei confronti delle droghe. Considerando, invece, in dettaglio le correlazioni fra droga e criminalità, il punto di partenza è senza ombra di dubbio l’analisi della criminalità del tossicomane. Essa si articola in modo complesso e va quindi esaminata secondo diverse prospettive, per non cadere nel rischio di generiche ed arbitrarie generalizzazioni. Occorre pertanto distinguere:- una criminalità diretta, quale commissione di reati eseguiti sotto l’effetto di droghe;- una criminalità da sindrome di carenza;- una criminalità indiretta, dovuta alla necessità di procurarsi il danaro per acquistare la droga;- una criminalità da ambiente, connessa con la sottocultura e le aree criminose nelle quali vengono a confluire i tossicomani più gravi. La correlazione fra droga e criminalità è poi da riferirsi al tipo di sostanza assunta, poiché l’uso di droghe pesanti, e specialmente di eroina, induce quasi necessariamente alla criminalizzazione del tossicomane, mentre il consumo di altre droghe può essere praticamente irrilevante sotto il profilo del comportamento criminoso(43).In primo luogo, non è da credere che l’uso di droga induca sempre effettiimmediati e diretti che favoriscano di per sé la commissione di atti violenti o di altri delitti; le modificazioni psichiche legate all’effetto acuto delle droghe, solo raramente pongono in uno stato di alterazione facilitante gesti inconsulti, azioni incontrollate o atti violenti.I crimini commessi per l’effetto diretto di droga sono perciò statisticamente poco rilevanti. I dati che al proposito si possiedono indicano, sia pure eccezionalmente,che possono tuttavia aversi, sotto l’effetto di alcune droghe, disturbi psichici che si evidenziano in alterazioni del controllo dell’inibizione, in stati psicotici,in stati confusionali, o di eccitazione, in esaltazione del tono dell’umore.Disturbi psicopatologici del genere possono tradursi in reati violenti, in aggressioni sessuali o d’altro tipo, in azioni incongrue, in condotte imprudenti(44). Sono queste manifestazioni che possono verificarsi con l’uso di tutte le sostanze psicoattive e, perciò anche di psicofarmaci. Comportamenti inconsulti o violenti,direttamente legati all’effetto farmacologico delle anfetamine, o della cocaina, o degli allucinogeni sono stati segnalati, ma più raramente. Ancor più raro è osservare condotte di questo tipo per l’assunzione della cannabis, sotto il cui effetto prevalgono i comportamenti astensionistici, gli stati di quiete e di piacevole inerzia, o di “bonaria” euforia: atteggiamenti quindi difficilmente criminogenetici.Che invece l’eroina sia la droga selettivamente criminogena è fuori discussione,ma non tanto per l’azione farmacologia immediata, quanto piuttosto perle cause indirette. È però pur sempre possibile un effetto diretto, talchè si danno casi, per quanto rari, nei quali si verificano aggressioni, violenze, addirittura omicidi, e tutti commessi con modalità estremamente impulsive, poco o nulla motivati dalle circostanze, incoerenti, assurdi, non giustificati, magari neppure dalla necessità di procurarsi denaro per la droga. Ciò può essere indicativo di alterazioni della lucidità mentale e delle funzioni inibitorie dovute all’ottundimento psichico per l’azione farmacologia del narcotico.La percezione sociale, piuttosto diffusa, della pericolosità dell’eroina si ricollega, almeno in parte, appunto a tali comportamenti imprevedibili. È difficile però, distinguere quando questi ultimi siano dovuti all’effetto propriamente farmacologico dell’eroina, ovvero se siano espressione del degrado etico, del deterioramento della personalità, o ancora dell’appartenenza ad una sottocultura criminosa e violenta, in cui finiscono per confluire i più gravi tossicomani. Una particolare criminalità è quella direttamente riconducibile ai delitti compiuti dall’eroinomane nel corso della sindrome da carenza.Essa è ben poco frequente rispetto a quella mediata di cui si discuterà più avanti. Si tratta di atti delittuosi che vengono commessi in una particolare condizione di sofferenza angosciosa, che può portare a una più o meno accentuata mancanza di controllo, o alla vera e propria perdita di esso, legata all’impellente bisogno di procurarsi rapidamente la droga. Data la particolare urgenza di queste situazioni, comunque eccezionali, possono venir commessi reati impulsivi,inconsulti, improvvidi, non rientranti in un coerente progetto delittuoso. La regola piuttosto, è che la criminalità del tossicomane sia in correlazione mediata con la droga, o meglio con l’eroina, la quale, come è stato ripetuto, è l’unico stupefacente che induce quasi senza scampo alla criminalizzazione.Moltissimi reati sono compiuti in modo continuativo dall’eroinomane,appunto per la necessità di procurarsi giornalmente quantità ingenti di denaro necessario all’acquisto di droga. Questa correlazione esiste, dunque, solo per l’eroinomane, a cagione dell’imperiosità della dipendenza, talchè egli è indotto a procurasi l’eroina a qualsiasi prezzo e con qualsiasi mezzo(45).Le remore morali cadono facilmente sotto l’imperioso bisogno di droga, eil tossicomane si trasforma rapidamente in un delinquente abituale: le vessazioni e le estorsioni verso i familiari, e ben più spesso i furti, le aggressioni, le rapine,gli scippi, la prostituzione, lo spaccio di stupefacenti “al minuto” sono mezzi quotidianamente utilizzati da moltissimi eroinomani per procurasi il denaro. Essi sono perciò dotati di una particolare pericolosità sociale, per l’elevato numero e costo per la collettività dei reati contro la proprietà compiuti per strada,nelle abitazioni e nei negozi. Per l’amministrazione penitenziaria il 50% dei detenuti si trova in carcere per reati connessi alla droga, e tra questi i tossicodipendenti sarebbero una quota molto rilevante (circa il 25%). Vi è anche fra droga e criminalità una correlazione ambientale: vi sono certi ambienti sociali, certe aree urbane, certigruppi, dove il consumo di droga è particolarmente intenso e dove confluiscono i tossicomani; e sono aree dove anche la criminalità abituale e convenzionale è uno degli aspetti strutturali tipici. Si deve poi anche considerare che fra i delinquenti comuni l’uso di droghe è molto diffuso e che in certe aree di delinquenza comune molti delinquenti abituali divengono tossicomani; questa condizione può chiamarsi tossicomania dei delinquenti, accanto alla delinquenza dei tossicomani, quale quella che abbiamo testé considerato. Necessità di contatti, frequenti rapporti e confluenza di interessi rendono col passar del tempo la distinzione fra tossicomane criminalizzato e delinquente tossicomane sempre più ambigua, talvolta praticamente solo teorica. Certo è che negli ambienti delinquenziali vi è molta tossicomania,così come vi è molta delinquenza negli ambienti dei tossicomani. Con riferimento alle connessioni fra criminalità e tossicodipendenza in ambito organizzato,va detto che i legami fra criminalità organizzata e traffico di droga sono divenuti sempre più stretti. Tale circostanza ha prodotto modificazioni quantitative e qualitative nei sistemi criminali, che si sono accresciuti e dilatati a livello mondiale, mentre si assiste anche ad una modificazione qualitativa degli stessi stili criminosi. Le lotte fra trafficanti di droga hanno visto venir meno le regole sotto culturaliche la delinquenza comune accettava, per rendere meno violenti e sanguinari i rapporti e perfino i conflitti di interesse. È molto interessante, poi, il dato residuale rilevato in molte indagini di polizia giudiziaria, in cui emergeva chiaramente l’emarginazione dalle organizzazioni di soggetti eroinomani, ritenuti più vulnerabili e per questo pericolosi per i sodalizi di appartenenza. In tal senso è stata anche documentata la decisione,in alcuni contesti, di inibire il traffico di eroina, le cui implicazioni evidenti ed emergenziali, inducono reazioni più decise degli apparati repressivi.

5. Conclusioni

Il quadro di situazione delineato, impone una serie di strategie e provvedimenti contenitivi della problematica, che tengano conto delle indicazioni fornite.A riguardo la Relazione sullo stato delle tossicodipendenze 2005 evidenzia come sia impellente la necessità di trattamenti per le tossicodipendenze mirati e differenziati, in ragione delle differenti peculiarità derivanti dalla tipologia disostanza o sostanze di abuso, dall’età e dalle caratteristiche sociali e culturali dei soggetti. In tal senso si rilevano differenze relative ai trattamenti, per cui i trattamenti psicosociali nei Servizi, dal 2001 al 2004 rappresentano poco meno del49% di tutti i trattamenti erogati, con un tendenziale aumento, con il passare degli anni. Nell’intero quadriennio si assiste, invece, ad una costante diminuzione dei trattamenti farmacologici di dissuefazione mediante farmaci non stupefacenti,passati dal 3% del 2001 all’1% del 2004. L’82% dei trattamenti farmacologici è attuato con metadone (a dosi decrescenti, medio e lungo termine) e dal 2001 al2004 si verifica un aumento delle quote di terapie a lungo termine, a fronte di una leggera diminuzione di quelle a medio termine e a dosi decrescenti. Le strategie dovranno tenere conto anche di fattori differenti come l’occupazione:i soggetti non occupati sono fortemente rappresentati fra i pazienti avviati al trattamento residenziale in Comunità, mentre una maggior quota di occupati è presente fra i pazienti trattati con metadone. Nel 2004 le persone trattate presso i servizi territoriali per le tossicodipendenze sono state 171.724, mentre 17.143 sono stati i soggetti assistiti da strutture socio-abilitative del privato sociale per un intervento terapeutico e di reinserimento sociale. Rispetto all’uniformità dei pazienti che si presentavano ai Ser.T. ed alle Comunità alcuni anni orsono, il profilo della richiesta di trattamento nel 2004indica una significativa variabilità.È necessario approfondire per quale specifico problema i più giovani consumatori di cannabis e di amfetamino-derivati, con i quali i Ser.T. sono entrati in contatto, si rivolgono alle strutture di cura: difficile interpretare se a motivare il ricorso ai servizi sia un generico malessere, una vera e propria dipendenza,l’insorgenza di disturbi psichici o relazionali o la semplice preoccupazione degli adulti che li accompagnano. D’altronde l’elevata quota di cocaina, come sostanza utilizzata dai pazienti appare costituire un sensibile cambiamento nelle domande di cura presso i Servizi. Se si sommassero i pazienti primariamente dipendenti dalla cocaina, con quelli che la accompagnano ad altre droghe, si evidenzia come i Servizi possano annoverare fra gli utenti circa il 40% di individui in contatto con gli psicostimolanti.Un importante lavoro di riorganizzazione dei Servizi sembrerebbe necessario,su queste premesse, con la differenziazione di percorsi di qualificazione, clinici e riabilitativi, la dotazione di nuovi strumenti terapeutici, sia di tipo farmacologicoche psicosociale. La nostra rete, costituita da oltre 500 Ser.T. ed un migliaio di strutture socio-riabilitative del privato sociale è uno strumento unico nel panorama europeoe dovrebbe essere oggetto di un rilevante percorso di riqualificazione finalizzato ad un’offerta terapeutica differenziata e puntuale. I Servizi, infatti, strutturati come sono per il trattamento degli eroinomani,dovrebbero elaborare strategie complesse, tipiche di un approccio clinico moderno(46). La creazione di modelli differenziati e calibrati sulle singole categorie di tossicodipendenti e di opportunità terapeutiche non standardizzate, ma piuttosto personalizzate, è quanto mai necessaria. In tale prospettiva, i Servizi pubblici e privati e tutti gli attori del mondo preventivo, dovrebbero cooperare in modo costruttivo, provvedendo ad integrare le reciproche competenze complementari,per dare luogo ad una risposta decisa al problema, che si rende quanto mai necessaria in un contesto in cui il tossicodipendente diviene sempre più “invisibile” rispetto ai tradizionali sensori sociali(47).



(*) - Capitano dei Carabinieri, Comandante della Compagnia Carabinieri di Martina Franca - Taranto.
(1) - Per un quadro di insieme sulla problematica delle tossicodipendenze in prospettiva storica, siveda: A. PASINI, Manuale sulle tossicodipendenze, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”,1996, ma anche L. CANCRINI, Esperienze di una ricerca sulle tossicomanie in Italia, Mondadori,Milano, 1973, mentre un’aggiornata opera sull’argomento vedi: R. C. GATTI, Droga.Architettura e materiali per le nuove reti di intervento, Franco Angeli, 2004.
(2) - Per quanto concerne l’indagine statistica relativa all’art. 75, vengono rilevati, in particolare,l’entità, la distribuzione geografica dei consumatori e dei detentori di sostanze stupefacenti peruso personale segnalati dalle Forze dell’Ordine ai Prefetti, il tipo di sostanza usata (pesante oleggera), il numero sia dei colloqui svolti e dei procedimenti sanzionatori, sia dei procedimentiarchiviati per conclusione del programma riabilitativo. L’indagine, invece, sulle strutture socioriabilitative del territorio nazionale rappresenta un unicum nell’ambito del privato sociale convenzionatoe non, contenente i dati sulle comunità terapeutiche, sul numero dei tossicodipendentiin trattamento distinti per sesso e disaggregati per Regioni e Province.
(3) - Le fonti di rilevazione sono Prefetture e Strutture socio riabilitative e lo studio ha periodicitàdi rilevazione annuale.
(4) - Le fonti sono Prefetture e Dipartimento della Pubblica Sicurezza - Direzione Centrale per i ServiziAntidroga con periodicità di rilevazione trimestrale e periodicità di pubblicazione semestrale.
(5) - Istituito dal 1984 presso la Direzione Centrale per la Documentazione, poi trasferito allaPresidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per gli Affari sociali, con legge del 18febbraio 1999, n. 45 e successivamente, a seguito del riordino delle Amministrazioni centralidello Stato, al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
(6) - La relazione è annualmente disponibile sul sito www.ministerointerni.it alla voce DCSA(Direzione Centrale Servizi Antidroga).
(7) - La rilevazione viene pubblicata sul sito internet del Ministero della Giustizia www.ministerogiustizia.it.
(8) - L’importanza del fattore prevenzione in tema di tossicodipendenze è chiaramente illustrata daG. CONTESSA, Prevenzione primaria alle tossicodipendenze, Clued, 1991.
(9) - Un quadro di insieme sulle misure preventive in campo di abuso di sostanze è fornito già da V.ANDREOLI e don Oreste BENZI, in Il diritto a non drogarsi.
(10) - Per un inquadramento internazionalistico delle problematiche connesse all’uso di stupefacenti,si veda: D. ZOLO, Globalizzazione, una mappa dei problemi, Bari, 2004.
(11) - Tutte le informazioni e i documenti relativi all’Osservatorio europeo possono essere consultatisul sito: http://www.emcdda.org/.
(12) - La relazione 2003 è disponibile sul sito del Ministero www.welfare.gov.it.(13) - Per quanto riguarda l’area della documentazione, tutte le informazioni concernenti l’attivitànazionale ed internazionale dell’O.I.D.T. sono state rese accessibili on line, nel corso del2003, mediante un apposito link, presente sulle pagine web dedicate alla Direzione Generalesul sito ufficiale del Ministero (www.welfare.gov.it) reso accessibile anche dall’indirizzo webwww.puntofocale.it.(14) - Il titolo dello studio è “Annual report on the state of the drugs problem in the EuropeanUnion and Norway”.
(15) - Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia 2003, pag. 11.
(16) - Legge n. 675 del 1996, confluita nel Testo unico emanato con d.lg.vo 196/2003.
(17) - Relazione Europea sullo stato delle tossicodipendenze in Italia 2003, pag. 41.
(18) - La sospensione della patente di guida, della licenza di porto d’armi, del passaporto e di ognialtro documento equipollente o, se trattasi di straniero, del permesso di soggiorno per motividi turismo, ovvero del divieto di conseguire tali documenti, per un periodo da due a quattromesi o da uno a tre mesi, a seconda del tipo di sostanza usata.
(19) - Il problema dell’organizzazione di una risposta al problema dell’uso delle sostanze stupefacentiè trattato in modo interessante da V. ANDREOLI, La norma e la scelta, Mondadori,Milano, 1984.
(20) - La trasmissione avviene in tempo reale, ma è evidente che l’organizzazione del lavoro di ciascunN.O.T. influenza la procedura modificando il tempo di trasmissione.
(21) - Per una visione schematica delle differenti tipologie di sostanze di abuso e delle correlate problematiche,si veda: Drugs, cosa sono, effetti, rischi e precauzioni, Baldini & Castoldi, 1997, diComunità Nuova.
(22) - Il compito principale delle indagine statistiche è proprio quello di fornire un utile ausilio agliOrgani decisionali centrali e locali, perché questi, attraverso la fruizione di un quadro aggiornatoe attendibile del fenomeno droga possano fondare e programmare, su basi concrete, inecessari interventi di prevenzione di contrasto.(23) - Il documento Europeo, insieme con una serie di informazioni generali, è disponibile anchein formato scaricabile dal sito internet dell’OEDT alla pagina http://www.emcdda.org/situation/themes/demand_treatment.shtml ovvero può essere richiesto al Ministero della Salute,Direzione Generale della prevenzione Sanitaria, Ufficio IX.
(24) - Come è noto, il 2004 è l’anno di adesione all’Unione Europea dei primi dieci Paesi (Cipro,Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia edUngheria), mentre in futuro aderiranno alla stessa anche Bulgaria, Romania e Turchia.
(25) - Sono di rilevante importanza, in tal senso, gli studi epidemiologici promossi dal “GruppoPompidou” del Consiglio d’Europa ed il “Sistema informativo sulle droghe” operato su iniziativadella Commissione Europea.
(26) - L’incidenza sempre più negativa delle sostanze cosiddette ricreazionali nel sistema dell’abusoproblematico di stupefacenti ha condotto anche a recenti ricerche, fra cui la Ricerca suiServizi e le sostanze “ricreazionali”: una rilevazione clinica in Italia, prima rilevazione sull’argomentoeffettuata da sedici Regioni con una copertura dell’85% del territorio nazionale.
(27) - La prevalente preferenza per la cocaina nei giovani italiani è attestata e confermata in areegeografiche fra loro molto lontane e socialmente disomogenee, come attesta uno studiodell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con associazioni di privato sociale.
(28) - Rilevante il quadro fornito da A. CAVALLI, Senza nessuna fretta di crescere, in Il Mulino, n.345, gennaio-febbraio 1993.
(29) - In tema di assunzione di stupefacenti e comportamenti giovanili, si veda: M. DE LUCA, Letribù dell’ecsatsy, musica, riti, simboli, linguaggio, abbigliamento, Theoria, 1996.
(30) - Dalla Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, 2003, si evince (pag. 431) che a frontedi una mortalità fra i decessi droga-correlati del 2,8% nel 1996, si sia passati al 13,8% nel 2002.
(31) - A riguardo vale la pena di ricordare che l’unica fonte che metta in relazione diretta l’abusodi sostanze con i decessi è a livello nazionale la Direzione Centrale per i ServiziAntidroga.
(32) - Un ruolo centrale nel traffico illecito di stupefacenti in Italia spetta agli albanesi. Accanto aloro i marocchini, che risultano prevalere pure nello spaccio. In particolare per quanto riguardal’eroina “sono risultati coinvolti nel traffico illecito -si legge nel rapporto- sulla direttriceMacedonia - Albania - Italia oppure Albania - Grecia - Italia, sodalizi criminali composti prevalentementeda albanesi con ramificazioni operative in Argentina, Olanda, Germania eAustria”. Stesso aspetto è emerso nel traffico di cocaina (nel quale risultano però essere maggiormenteimplicati i marocchini, oltre ai tunisini e anche alla ‘ndrangheta) e per quello dicannabis e derivati (sulla stessa direttrice segnalata per l’eroina). Quanto alle droghe sintetiche,invece, sottolinea il rapporto, “l’entità dei sequestri e il numero delle operazioni antidrogaeffettuate nel settore sembrano confermare un consumo, al momento, ancora poco diffuso inItalia”. La metà (700 kg) dell’intero quantitativo di eroina sequestrato (in totale 1.414 kg) nelcorso dei primi sei mesi dell’anno, è risultato “di provenienza albanese, mentre 780 kg (55%)sono stati individuati in capo a cittadini albanesi operanti da soli o in concorso con altri”. Leregioni italiane dove si è realizzato il sequestro di quantitativi significativi sono: Lombardia(367 kg), Friuli Venezia Giulia (343 kg), Veneto (164 kg) e Puglia (129 kg). Sono stati 1.682 i kgdi cocaina sequestrati nel primo semestre; 67 kg a trafficanti albanesi; Calabria (582 kg),Lombardia (398 kg) e Lazio (252 kg) sono state le regioni dove sono stati rinvenuti i quantitativipiù significativi. I sequestri di cannabis e derivati sono stati pari a 8.783 kg, di cui 7.139kg di hashish e 1.644 kg di marijuana. Quanto all’hashish, è risultata provenire principalmentedal Marocco, mentre quasi la metà del totale di marijuana sequestrata era di provenienzaalbanese (796 kg, pari al 48%), il 30% (504 kg) sequestrato a carico di cittadini albanesi.Alla Liguria, la palma per i sequestri di hashish (2.008 kg) e alla Sicilia (807 kg) perquelli di marijuana. Sono state sequestrate 260.254 dosi di droghe sintetiche, di cui 260.013di anfetaminici e 241 di LSD. Emilia Romagna (113.784) e Sicilia (138) le regioni rispettivamentepiù coinvolte. Tra Campania (1.061), Lazio (1.038), Sicilia (986), Lombardia (973)e Puglia (777) si con