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Calendario storico

Anno 2016 - Presentazione

Calendario Storico dell'Arma dei Carabinieri - Presentazione



Testo pagina sinistra

La sicurezza è il più prezioso dei beni indivisibili. Grazie all'Arma dei Carabinieri è storia condivisa e parte insostituibile dell'identità nazionale. Esprime fiducia. Riflette l'immagine migliore dell'Italia che c'è e funziona. Questo calendario è un grande classico. Lo troviamo un po' ovunque. Appeso con orgoglio in uffici pubblici e luoghi privati. Quante fotografie avremo scattato, quanti momenti avremo vissuto con la sua presenza discreta. E quante immagini e video conserviamo con ritratti i militari dell'Arma dei Carabinieri, magari colti di sfuggita, custodi della nostra vita quotidiana. Loro ci sono sempre, anche quando noi non ce ne accorgiamo. 
Una presenza forte e discreta. Come quella che si può ammirare, in questa edizione, con la rivisitazione di alcune opere famose. Non stupisce vedere i Carabinieri nemmeno nel Monet del paginone centrale. E vogliamo pensare che, scorgendoli all'orizzonte, la giovane donna e il bimbo abbiano sorriso, si siano sentiti ancora di più a loro agio. Forse il De Chirico non avrà sorriso, visto il suo carattere, ma non importa. 
Ecco il significato originale di questa edizione del calendario. Non stupisce vederli in nessuna situazione. Sono i nostri insostituibili compagni di viaggio, anche nell'arte come nella letteratura, nei racconti di Sciascia, di Soldati, di Carofiglio e tanti altri. E se pensiamo solo al grande contributo che i Carabinieri ogni giorno assicurano anche nella tutela del patrimonio artistico nazionale, non vi sarà nessun artista che potrà invocare un'invasione di campo. Nessuno.

Ferruccio de Bortoli

Accompagnano la Storia del Paese da prima che fosse unito. Per un certo verso sono i Carabinieri più antichi dell’Italia stessa. Due secoli di storia non sono pochi! 
E se hanno tenuto la ribalta così a lungo è perché, oltre ad essere efficaci, sono anche bonari, capaci di sopportare non solo le fatiche della missione, ma pure l’ironia dei concittadini. I Carabinieri sono da sempre una parte imprescindibile dell’inconscio collettivo degli italiani. Ma sono pure parte naturale della coscienza nazionale e di questa hanno contribuito a scandire la Storia. Una testimonianza assolutamente unica nell’evolversi d’Europa è il loro Calendario, ogni anno diverso e da sempre simbolo d’un rapporto di forte simpatia con la Nazione. 
L’edizione del 2016 è assai particolare: ha deciso di dialogare con il mondo dell’arte. D’altronde non si tratta d’un esperimento fuori norma, in quanto sin dal 1969 esiste il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale che ha svolto attività imprescindibile nella difesa del nostro vastissimo patrimonio artistico, recuperando opere trafugate, fermando il commercio illegale delle antichità, ritrovando le refurtive di dipinti e di mobili, di gioielli e di oggetti preziosi, di documenti e di libri rari. La pittura e l’Arma dialogano da lungo tempo. Così è nata l’idea d’inventare un percorso attraverso e nell’arte moderna inserendo in alcuni dipinti classici e noti ai più una serie di piccole e parziali trasformazioni surreali: i Carabinieri entrano nel dipinto. Ne è sorta narrazione, ironica e bonaria appunto, che vede le uniformi note a tutti gli italiani passeggiare fra i capolavori dell’immaginario, anzi nei capolavori. 
Certo, quello di quest’anno è innegabilmente un calendario atipico, ma cela solo apparentemente il suo desiderio didattico. Vi è nelle sue pagine un intento ben preciso, quello di trasmettere il messaggio d’una sensibilità per il mondo delle arti che dell’Italia è un fondamento imprescindibile. Siamo ciò che siamo, in quanto abbiamo l’onore e l’onere d’una eredità potente che dovrebbe continuare a plasmare il nostro carattere e il nostro futuro. Siamo in questo assai unici nel mondo, ed è corretto esserne coscienti per esserne fieri. Ed è giusto esserne fieri per trasmettere ai nostri eredi la medesima qualità del vivere e del vedere che ci hanno tramesso i nostri predecessori: è questo il modo migliore per preparare l’avvenire. 
Con leggerezza di spirito ovviamente.

Philippe Louis Daverio


Testo pagina destra

L ‘attenzione dei Carabinieri alle arti e, tra esse, a quella figurativa è in qualche modo un’inclinazione ancestrale dell’Arma, ricambiata da innumerevoli artisti che con le loro opere hanno onorato l’immagine del Carabiniere e i valori che esso rappresenta. E’ un rapporto suggellato dai successi colti dal comparto di specialità per la tutela del patrimonio culturale, attivo da oltre nove lustri. E perciò, nell’anno in cui la nostra Bandiera è stata decorata della medaglia d’oro ai Benemeriti della cultura e dell’arte, in cui nuove iniziative proiettano sempre più questa nicchia d’eccellenza a difesa della civiltà italiana in un contesto internazionale, lo stesso anno in cui si è celebrato il centenario del primo conflitto mondiale e il settantennale della Liberazione, abbiamo pensato, con il Calendario storico del 2016, di rendere omaggio all’Arma rivisitando alcuni capolavori di sommi rappresentanti della pittura italiana ed europea che hanno preceduto, accompagnato e immediatamente seguito il periodo delle immani tragedie delle due guerre mondiali, in un percorso immaginario lungo gli oltre duecento anni di storia dell’Arma. 
Il suggerimento è scaturito dalla celeberrima opera impressionista di Claude Monet “I papaveri”; è bastato inserire una pattuglia di Carabinieri nel paesaggio solare immaginato dal pittore francese per infondere quel profondo senso di sicurezza e serenità che la vigilanza dell’Arma da sempre trasmette alle nostre comunità. E’ così che, ricevuto dagli enti preposti il necessario assenso a reinterpretare le immagini delle opere prescelte con la tecnica della pittura digitale, ha preso forma questo progetto culturale, coerente con la finalità della pubblicazione di contribuire a diffondere la conoscenza dell’Arte e del Carabiniere nella sua evoluzione storica e nella sua dimensione umana e sociale. Il Calendario, con gli autorevoli, originali quanto preziosissimi contributi di Ferruccio De Bortoli e Philippe Louis Daverio - che ha anche illustrato da un punto di vista artistico ogni singola opera - presenta un’Istituzione solida e al tempo stesso duttile e aperta al cambiamento che, oltrepassata la porta del secondo secolo di vita, fiera della sua storia, fiduciosa nei propri mezzi, forte dello straordinario patrimonio umano e valoriale posseduto, affronta con entusiasmo le sfide dei nostri anni, a tutela della legalità e della gente.
In copertina, l’emblematico segno distintivo dei Carabinieri - la fiamma - si staglia tra le volute geometriche e nitide d’ispirazione futurista, segno della solidità istituzionale nel tempo, riprese da un’opera di Giacomo Balla, nei colori che contraddistinguono la Bandiera italiana - il verde, il bianco e il rosso - l’Arma dei Carabinieri - il blu e ancora il rosso - l’azzurro del vessillo europeo e il celeste dell’ONU. Poi le tavole interne che, dalle atmosfere ottocentesche di una famiglia dell’Arma, attraverso i mesi dell’anno, ci portano alla visione moderna e tecnicista della tavola di dicembre, per concludere con il foglio finale, evocativo dello stato dell’Istituzione che si è già avviata, resa più ricca dalla presenza femminile, verso un luminoso futuro. 
Il percorso immaginario delle tavole interpreta l’evoluzione dell’Arma dei Carabinieri nel tempo, disancorato dalla rigidità cronologica delle opere. Parte da Giovanni Boldini, con una composizione intima, evocativa di un momento storico ottocentesco, nella quale, alla giovane donna e al figlio dipinti dall’artista, si affianca la figura caratteristica di un Carabiniere, marito e padre, espressione di eleganza e di composta proprietà formale. Con Amedeo Modigliani, l’operazione assume dimensioni quotidiane: le sue figure esili e allungate, che esaltano tutti i valori umani, ci riconducono alla bellezza e alla semplicità delle forme tipiche dell’arte rinascimentale. Nelle tinte forti di Henri de Toulouse-Lautrec è stato incastonato l’elemento uniformologico più caratterizzante del Carabiniere, il mantello foderato di rosso, coincidente con una lettura fatta già negli anni ‘20 del secolo scorso dalla rivista “L’Arma Fedele”: nella cornice di una riunione mondana il Carabiniere assiste impassibile alla coinvolgente festosità. La figura del Maresciallo, attento e paterno tutore del territorio, con i colori intensi della campagna e i protagonisti della serena vita di provincia, caratterizza invece i personaggi e le atmosfere di Vincent Van Gogh. Ecco, poi, il musicante visto col candore arcaico di Henri Rousseau. Quindi, la pattuglia che vigila sul tranquillo pomeriggio festivo della gente, come concepito da Georges Seurat. Per Giorgio De Chirico, una scelta che certo sarebbe piaciuta anche a lui: nelle vesti di un Generale dei Carabinieri dell’800 è lo stesso pittore in sella ad uno dei suoi cavalli riccioluti, un autoritratto virtuale che va ad aggiungersi ai tanti da lui dipinti nel corso degli anni, in costume da torero o da gentiluomo del settecento. Nella doppia pagina centrale la già citata opera “I papaveri” di Monet, uno dei massimi rappresentanti dell’Impressionismo, è rivisitata, come detto, con la semplice aggiunta di una pattuglia di Carabinieri, la cui presenza appare protettiva e rasserenante. Con Salvador Dalì solleviamo i piedi da terra e ci portiamo con la fantasia al livello del Surrealismo; la pittura del grande artista spagnolo è sembrata la più valida a essere coniugata, nella chiave delle sue invenzioni oniriche, con la figura del Carabiniere sposata al concetto dell’eroismo a difesa dei cittadini. A seguire, una serie di tavole ispirate alle opere degli eredi della Scapigliatura, i Futuristi, che si proponevano di adeguare ogni espressione d’arte al dinamico divenire della civiltà industriale e delle sue città. Il “trionfante progresso delle scienze” ha  trovato la sollecita risposta dell’Arma dei Carabinieri che, da allora, ha ancor più dato slancio allo sviluppo delle proprie strutture, con l’adozione di sempre nuovi procedimenti, strumenti e mezzi operativi. Il vivace dinamismo è rievocato, in queste pagine, con le successive interpretazioni dell’aderenza e della tempestività  dell’azione dell’Arma. Ecco, quindi, la caotica realtà metropolitana di Umberto Boccioni che, nella rivisitazione, si svolge sotto lo sguardo amico, protettivo e vigile di due Carabinieri, cui seguono le immagini, dipinte nel tipico stile futurista, di un’autoradio e di un Carabiniere motociclista, tratte da un’altra opera di Balla e da una di Mario Guido Dal Monte. Conclude Carlo Carrà, il più ermetico, ma anche il più discretamente simbolista della pittura italiana: al suo stile è affidata l’evocazione di un’Arma che, dotata dei mezzi della modernità, opera nel presente e guarda al domani con il saldo spirito di sempre.
Infine, il sereno e sognante surrealismo di René Magritte onora, con l’immagine più alta, l’Arma e i suoi Decorati: attraverso una porta sospesa nello spazio, una pattuglia di Carabinieri procede serena verso il futuro nell’adempimento del proprio dovere. E’ leggera e sicura, perché trae forza e determinazione dall’esempio di tutti quegli Eroi con gli stessi alamari che, evocati dalle decorazioni indicate nel cielo etereo, hanno tanto contribuito a dare lustro all’Arma e sicurezza agli italiani.
                         
Gen. C.A. Tullio del Sette
Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri