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Calendario storico

Anno 2013 - Nella lontana Siberia per la salvezza degli irredenti



Calendario Storico dell'Arma 2013 Calendario Storico dell'Arma 2013

Testo pagina sinistra

Nel secondo anno della Guerra tra l’Italia e l’Austria (1915-18) per l’esercito asburgico si pose il problema degli irredenti (friulani, triestini, istriani e almati) chiamati a combattere contro gli Italiani e, sul fronte orientale, contro i Russi.
In molti, nel 1916, caddero prigionieri dell’armata zarista. Sorprendentemente non fu l’Austria ad intervenire presso il governo di Mosca affinché a quella moltitudine di militari fossero risparmiati i disagi e le sofferenze di deportazioni in regioni proibitive per la stessa sopravvivenza; fu invece l’Italia a preoccuparsene e a nominare una speciale Commissione per la ricerca capillare sull’intero territorio russo di quella massa di sventurati. Della missione facevano parte tre Ufficiali dei Carabinieri, il Maggiore Giovanni Squillero, il Capitano Cosma Manera e il Capitano Nemore Moda. Scegliendo la via del Baltico per raggiungere la Russia, la Commissione s’imbarcò a Newcastle, in Inghilterra, e attraverso la Norvegia, la Svezia e la Finlandia, raggiunse Pietrogrado, ove pose la sua sede operativa, mentre il centro di raccolta venne posto a Kirsanov, più a sud. I risultati furono presto esaltanti. Già nel mese di settembre un primo contingente di 1698 ex prigionieri poté imbarcarsi ad Arcangelo, sul Mar Baltico, alla volta dell’Inghilterra e quindi della Francia. Fu poi la volta di un secondo e di un terzo contingente, che portarono a circa 4000 il numero degli uomini messi in salvo dalla “Legione Redenta”, nome attribuito a quel nucleo di militari di armi diverse. Da quel momento in poi, per l’eccezionale impegno profuso nell’impresa dal Capitano Manera, nel frattempo promosso Maggiore, l’operazione s’identificò nella figura dello stesso Ufficiale con l’appellativo di “Missione Manera”.
Il terreno operativo si spostò nell’anno successivo nella lontana Siberia, nella Baia di Gornostaj, che si prestava tatticamente per la vicinanza del porto di Vladivostok. Attraverso marce forzate, con l’ausilio dei pochi treni in esercizio sulla linea transiberiana, 1800 uomini riuscirono a raggiungere quella estrema località asiatica, ove costituirono una vera unità militare italiana, divisa in tre Compagnie.

Didascalia pagina sinistra

A destra, il Maggiore Manera tra gli Ufficiali della “Legione Redenta”, la caserma in cui erano alloggiati gli ex prigionieri e la foto ricordo alla base delle Piramidi durante il viaggio di ritorno attraverso la rotta delle Indie.
La foto in alto, a destra, ritrae la “Legione Redenta” prima del viaggio di ritorno in Patria.