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Calendario storico

Anno 2013 - L'eroe di Palidoro - I tre martiri di Fiesole


Calendario Storico dell'Arma 2013 Calendario Storico dell'Arma 2013

Testo pagina sinistra

Con l'abbandono della Capitale da parte del Sovrano e del Governo, avvenuta all'alba del 9 settembre 1943, si erano create le condizioni perché l'Italia si trovasse divisa in due: il sud di Roma parzialmente liberato dagli Alleati e precariamente ancora in regime monarchico, con la corte dapprima a Brindisi, poi a Salerno; il restante territorio controllato dai tedeschi, che si accingevano ad occuparlo militarmente.
In assenza nella Capitale di un Governo, organo di riferimento supremo per l'Arma dei Carabinieri, il Comandante Generale, Angelo Cerica, ritenne di dover sciogliere il Comando Generale, inviando a tutti i reparti la consegna di “restare al loro posto”, per continuare a presidiare il territorio. Fu l'occasione per ogni militare dell'Arma di assumere individualmente la responsabilità di assicurare, in ogni angolo del Paese, la protezione della cittadinanza.
E' in questa chiave che va letto il gesto del Vice Brigadiere Salvo D'Acquisto, il quale, il 23 settembre del 1943, si assunse la responsabilità di un pretestuoso attentato ai tedeschi, in località Palidoro, per salvare la vita di ventidue innocenti civili tenuti in ostaggio. I nazisti lo giustiziarono senza esitazione ai piedi della torre da cui prende il nome il piccolo borgo della costa laziale, a pochi chilometri da Roma. Fu l'inizio di una serie di eroici atti di sacrificio di cui si resero protagonisti i Carabinieri per liberare il territorio nazionale dall'occupazione tedesca.


Testo pagina destra

Non dissimile dal gesto di Salvo D'Acquisto fu l'episodio che portò i Carabinieri Alberto La Rocca, Fulvio Sbarretti e Vittorio Marandola a sacrificare la loro giovane vita per salvare quella di dieci ostaggi della comunità di Fiesole, nella cui Stazione dell'Arma prestavano servizio. Alla fine del mese di luglio del 1944 gli Alleati si accingevano a liberare Firenze, nelle cui strade le forze della Resistenza locale già contrastavano con le armi il ripiegamento dei tedeschi. Era il momento per i militari della Stazione di Fiesole, impegnati clandestinamente nella lotta ai nazisti, di unirsi alle formazioni partigiane operanti nel capoluogo toscano per contribuire all'insurrezione popolare.
Quando i tedeschi vennero a conoscenza che la Stazione Carabinieri di Fiesole era stata chiusa e che i suoi componenti si erano uniti agli insorti, minacciarono di fucilare dieci ostaggi, catturati a caso tra la popolazione del piccolo borgo fiorentino, se i militari di quella Caserma non si fossero ripresentati immediatamente.
I Carabinieri La Rocca, Sbarretti e Marandola raccolsero l'ultimatum e, il 12 agosto di quell'anno, si recarono al comando tedesco di Fiesole, affinché gli ostaggi venissero liberati. I dieci innocenti vennero così rilasciati, mentre i tre giovani Carabinieri vennero fucilati subito dopo. Il martirio di Fiesole è da ricordare come episodio, forse unico nella storia, di consapevole coscienza di una sorte tragica, affrontata dai tre uomini con unanime determinazione. A guerra conclusa, alla Memoria dei tre militari venne concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare.