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Calendario storico

Anno 2011 - 1833, l'anno del pennacchio rosso-blu - Nel 1835 contro il «cholera morbus»

1833, l'anno del pennacchio rosso-blu Nel 1835 contro il «cholera morbus»


Testo pagina di sinistra

1833, l'anno del pennacchio rosso-blu

Salito al trono il 27 aprile 1831, il Re Carlo Alberto dedicò subito grande attenzione al riordino delle Forze Armate, non trascurando il particolare assetto uniformologico. Per quanto atteneva al Corpo dei Carabinieri Reali, il 25 giugno 1833 fu introdotta l’innovazione più rilevante, destinata a caratterizzare l’Istituzione fino ai giorni nostri. Si tratta dell’adozione del «pennacchio al cappello, la parte superiore del quale sia di color scarlatto, e quella inferiore di color turchino». Non veniva specificato il significato dei colori in senso araldico, ma era intuibile che il rosso stesse ad indicare l’eroismo conseguito in condizioni cruente,e il turchino il privilegio di essere un Corpo «Reale», discendente gerarchicamente dal solo Sovrano. Per gli Ufficiali e i Marescialli venne infine prescritta una elegante spada, che prese il nome di «Albertina» in onore del Re Carlo Alberto.

Testo pagina di destra

Nel 1835 contro il «cholera morbus»

"Bello è il far conosciute le magnanime azioni dei generosi; ma quando col divulgarle si eccitano gli animi altrui ad imitarle, allora diviene stretto debito di farle manifeste. Noi compiremo questo debito nel pagare un tributo d’ammirazione ai Carabinieri Reali».Queste parole sono tratte da una cronaca de «La Gazzetta di Genova» del 26 agosto1836. L’epidemia di colera sviluppatasi l’anno precedente in Liguria e in altre aree dello Stato Sardo, si stava ormai esaurendo. L’azione dei Carabinieri fu anche in questo frangente infaticabile, essendosi prodigati per alleviare le sofferenze della gente e avendo contribuito a liberare dal pericolo di contagio le campagne e le città, ove i cadaveri venivano abbandonati disumanamente. «Incaricati di penoso, incessante servizio - prosegue la cronaca - essi superarono l’aspettazione dell’universale nel farsi pronti...a correre nei più meschini ed appartati abituri dei contadini abbandonati, miseri ed agonizzanti, da chi aveva comune la patria. Non è maniera di servizio per ributtante e pericoloso che fosse al quale i Carabinieri si ansi ricusati ed è pur onorevole per quella eletta milizia l’udire sulle labbra d’intere popolazioni a suonare costante e uniforme una lode». Nelle immagini, sotto, alcune scene del pietoso intervento dei Carabinieri in soccorso alle popolazioni.