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Calendario storico

Anno 2010 - Un sacrificio collettivo, come il Giuramento


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Il 12 agosto 1944, quando vennero fucilati in Fiesole dai tedeschi, i Carabinieri Vittorio Marandola, Fulvio Sbarretti e Alberto La Rocca avevano da pochi anni giurato fedeltà alle istituzioni col rito collettivo presso la Scuola di Roma. Da Allievi si erano appena conosciuti, ma il radicato senso del dovere e della solidarietà umana, comune a tutti i Carabinieri, li avrebbe stretti in un legame ancora più forte, il sacrificio della vita. La piccola Stazione Carabinieri di Fiesole si era trovata nell’estate del 1944 nel pieno delle operazioni militari condotte dagli Alleati, dalle ricostituite unità dell’Esercito italiano e dalle formazioni patriottiche per liberare dai nazisti le regioni a nord di Roma. Il movimento di Resistenza locale s’imperniava sull’azione di quella Stazione, il cui Comandante era il Vice Brigadiere Giuseppe Amico. Il 6 agosto il Sottufficiale, sospettato dai tedeschi di attività clandestina, venne arrestato e condotto al Passo del Giogo. Riuscito a fuggire, dava ordine ai Militari della Stazione di lasciare immediatamente il Reparto e di raggiungere Firenze per unirsi alle Forze Alleate.
Quando i tedeschi si accorsero che i Carabinieri Marandola, Sbarretti e La Rocca erano riusciti a filtrare attraverso le loro linee, scattò la minaccia di rappresaglia nei confronti di 10 ostaggi, nel frattempo catturati, qualora i Militari dell’Arma non si fossero subito presentati. Come avevano giurato collettivamente di servire la Nazione, la decisione dei 3 Carabinieri, passati alla storia come i “Martiri di Fiesole”, fu altrettanto unanime: salvare la vita degli ostaggi. Si presentarono al Comando tedesco nel pomeriggio del 12 agosto, decisi a non rivelare nulla sull’organizzazione clandestina di cui facevano parte. Alle 20,30 un lacerante crepitio di armi automatiche poneva fine alla loro giovane vita.


Carabiniere
Vittorio Marandola

Carabiniere
Fulvio Sbarretta

Carabiniere
Alberto La Rocca