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Calendario storico

Anno 2010 - Il Giuramento scolpito nel bronzo


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Il Giuramento scolpito nel bronzo

Sotto, il gruppo apicale del monumento al Carabiniere, in Torino.
Insieme ad altri valori, quali la Patria e la Bandiera, simbolo dell’Unità nazionale, vi è raffigurato il Giuramento quale peculiarità fondamentale della costituzione morale del Carabiniere. Lo scultore Edoardo Rubino, autore del monumento, si era proposto, riuscendovi magistralmente, di raffigurare la molteplice vocazione dei militari dell’Arma nell’adempimento del loro ruolo istituzionale, dalla difesa in armi della Patria alla protezione delle popolazioni, dall’attività di soccorso alle missioni di pace all’estero; una pluralità di compiti svolti nell’assolvimento di un impegno morale assunto col Giuramento, il cui simbolo non poteva che emergere nel monumento al Carabiniere.

Didascalia immagine pagina di destra

Ufficiale dei Carabinieri sin dal 1942, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa si separò dalla sua divisa solo nel 1982, nominato Prefetto di Palermo, mai dagli Alamari, che a tutti ricordava di portare “cuciti sulla pelle”.
L’intera sua vita nell’Arma fu un esempio di dedizione e coraggio. Basta scorrere rapidamente il suo stato di servizio e le tante ricompense al Valore e Onorificenze, che testimoniano significativamente il suo impegno e i suoi meriti, dai difficili anni del Secondo Conflitto Mondiale e della Guerra di Liberazione alle intense esperienze nella lotta alla mafia e all’eversione. Particolarmente impegnativo il servizio prestato in Sicilia. Una prima volta nel 1948, da giovane capitano a Corleone, poi nel 1966, Comandante dell’allora Legione di Palermo, per conseguire eccezionali risultati culminati con l’arresto di decine di pericolosi esponenti della mafia. Altrettanto rilevante fu l’impegno nei cosiddetti “anni di piombo”, allorquando il Governo gli affidò speciali responsabilità nella lotta alle brigate rosse, conclusasi con la loro disarticolazione. Nominato, infine, Prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa venne barbaramente ucciso dalla mafia il 3 settembre 1982 nel capoluogo siciliano.

Didascalia immagine pagina di destra

A destra, il Tenente Carlo Alberto Dalla Chiesa presta Giuramento in divisa grigio-verde. E’ il 1942; un anno dopo entrerà nella Resistenza, operando nelle Marche e nell’Abruzzo, partecipando poi alla presa di Roma con le truppe alleate il 4 giugno 1944.
Sullo sfondo, uno scorcio di Palermo col Monte Pellegrino, la zona in cui il Generale Dalla Chiesa operò lungamente e con successo.

Un’eredità esemplare

“La cosa più preziosa che ci ha lasciato è stato il senso delle Istituzioni. L’idea che lo Stato andasse messo al di sopra di ogni interesse di parte, fosse pure la famiglia, che rivestiva per lui un valore quasi sacrale. E l’idea che in quella parola, Stato, si incontrassero e fondessero cento altre parole: Carabinieri, lealtà, sacrificio, rispetto, generosità, fatica, prudenza, coraggio, amore, severità, magnanimità, forza, sensibilità… Parole che nella nostra vita, nell’intenso tratto percorso insieme, abbiamo visto trasformate da nostro padre in un’infinità di gesti e comportamenti concreti, che si incontravano con eguali gesti e comportamenti di tanti uomini con gli alamari.
Parole che si sono tradotte in scelte visibili, in esempi mai urlati; comportando anche, per noi figli, dei costi che abbiamo sempre accettato con serenità. Perché ci aveva insegnato a ritenerli giusti e naturali. In fondo questa è stata la nostra eredità più grande, quella che abbiamo cercato di onorare. La consapevolezza delle cento concretezze, belle e difficili, dolci e amare, di cui si intesse ogni giorno lo Stato giusto. E la vita di chi lo rappresenta. Specie se veste la divisa dell’Arma”.

Rita, Nando, Simona Dalla Chiesa