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Calendario storico

Anno 2008 - Aprile


Gare combinate  Gare combinate



Testo pagina di sinistra

Le gare combinate, alle quali è dedicata questa doppia pagina, sono relativamente moderne. Esse derivano da discipline singole, che nell'insieme definiscono il grado di addestramento di un militare. Secondo una leggenda, il soldato greco Filippide, dopo la vittoria sui Persiani a Maratona, nel 490 a.C., affrontò a piedi 42 chilometri e l95 metri per portare la bella notizia ad Atene. Non gli fu facile, avendo dovuto superare una serie di difficoltà, cavandosela correndo, lottando, attraversando fiumi a nuoto, saltando siepi e rupi e duellando con la spada. Sarebbe nato  cosi il Pentathlon, lapin classica delle gare sportive combinate e la sua edizione ridotta, cioè il Triathlon. A distanza di 2.500 anni, la specialità è alquanto modificata: vi compare il tiro con la pistola, l'equitazione e la scherma, mentre sono rimasti intoccabili il nuoto e la corsa. Il ciclismo, specialità esclusiva del Triathlon, è illustrato nelle due immagini di questa pagina, che si riferiscono agli esercizi d'obbligo nel 1936 alla Scuola Sottufficiali dei Carabinieri di Firenze. Nella categoria, l'Arma vanta oggi un Filippide nel Vice Brigadiere Gianluca Tifati.



Testo pagina di destra

Nello sport italiano la presenza dei Carabinieri è fondamentale: non so quanti ragazzi, e ora anche ragazze, di enorme talento si sarebbero persi se non avessero trovato nell'Arma il sostegno per conti¬nuare ad allenarsi e diventare, spesso, campioni. Un aiuto che non è solo economico. Alle Olimpiadi invernali di Torino, su al Sestriere, vedevo mol¬tissimi Carabinieri in servizio sulle strade, oppure ai controlli degli ingressi. Altri garantivano la sicurezza all'interno dello stadio mescolandosi in borghese tra la folla. Il gruppo che più mi incuriosiva, e quasi inteneriva, era però la scorta agli atleti dell'Arma: mi affascinavano le attenzioni e il calore con cui, dopo turni di lavoro impegnativi, quei militari avvolgevano i commilitoni  che stavano vivendo quell'esperienza così esaltante e al contempo stressante, per il desiderio, come tatti, di ottenere un risultato. Qualche mese dopo cercai tracce di quelle giornate con Armin Zoggeler, Pietro Piller Cottrer, Giorgio Di Centa e Giorgio Rocca, le punte di diamante tra i Ca¬rabinieri in quella spedizione olimpica così ricca di medaglie, e in tutti c'era ancora il ricordo degli uomini che avevano condiviso discretamente l'entusiasmo per l'oro vinto o l'amarezza per il successo mancato. Capii allora cosa è il senso di appartenenza che rende i Carabinieri così speciali, che li accomuna e che li fa operare insieme giorno dopo giorno. E' la consapevolezza di sapere di non esse¬re mai soli, anche e soprattutto, nei momenti più ardui.

MARCO ANSALDO
Giornalista