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Anno 2002


Mese di ottobre - pagina di sinistra Dal film "I due Carabinieri" - Carlo Verdone e Enrico Montesano


Testo pagina di sinistra

Nello stesso 1961 uscì “Il carabiniere a cavallo” (regia di Carlo Lizzani) che ha come protagonista un carabiniere,questa volta ciociaro: Nino Manfredi. Spalla di lusso Peppino De Filippo, nei panni di un brigadiere. Manfredi si sposa segretamente, senza aspettare che si compia il termine previsto dal regolamento. Alcuni zingari gli rubano il cavallo che poi sarà fortunosamente ritrovato. Tutto si svolge nel giorno delle nozze, se non in tempo reale, in sostanziale unità di tempo e il film presenta alcuni divertenti duetti. Facciamo un bel salto di tempo. Nel 1984 un’altra vicenda sentimentale è al centro del film “I due carabinieri”: Carlo Verdone ne è regista e interprete, insieme a Enrico Montesano. I due si contendono l'amore di una ragazza (Paola Onofri) e alla fine la spunterà Montesano. Tra i caratteri più riusciti merita di essere ricordato il personaggio interpretato da Massimo Boldi, un carabiniere apparentemente nevrotico, ma in realtà coraggioso e leale. Stefano Reggiani, un critico cinematografico di valore, a proposito de “I due carabinieri ” (e forse di altri film appartenenti allo stesso filone), ha osservato: « Qui Verdone e Montesano sentono il peso dell’uniforme, si comportano educatamente da reclute, come se dietro la macchina da presa ci fosse il maresciallo… Può darsi che il pubblico preferirà gli intermezzi potenzialmente comici, ma è certo che le ombre dei carabinieri cinematografici e televisivi, dal maresciallo De Sica al maresciallo Foà, guardano con benevola approvazione. L’Arma è fedele nei secoli, ma anche nei film.» Chiudiamo la parentesi sentimentale con la scena di un matrimonio, forse una delle più belle della storia del cinema. Il film è “Amarcord” e il regista è Federico Fellini: la scena è quella finale, quando Gradisca sposa con un carabiniere. Federico Fellini e Tonino Guerra raccontano così l’accennato episodio: « Due lunghe tavolate di gente all’ombra di alcune querce che dominano una pianura verde fino al mare. E’ il pranzo di nozze della Gradisca. Ha il vestito lungo e bianco. Accanto a lei, lo sposo, un piccolo carabiniere meridionale un po’ rigido e impalato. La tavola circondata di parenti e conoscenti è piena di bicchieri e di fiaschi. E’ il momento dei brindisi e un uomo sui sessant’anni è il primo a parlare. « Alzo il bicchiere agli sposi e con il fieno e con la paglia dico: siate felici a Battipaglia ». Poi il cieco di Cantarèl comincia a suonare il tema del film, composto da Nino Rota, gli sposi fanno le foto di rito, Gradisca piange e ride di felicità, saluta tutti e con il suo carabiniere corre nella campagna versola macchina che li condurrà lontano. Ci sono semplicità e solennità, nella scena; c’è la malinconia del passato che non ritorna.