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Anno 2002


Mese di dicembre - pagina di sinistra Dal film "La mia generazione" - Silvio Orlando e Claudio Amendola

Testo pagina di sinistra

La morte del brigadiere D’Acquisto suscita profonda compassione, e la parola in questo caso è da intendere nel significato immediato, ma pure in quello etimologico (soffrire insieme), quanto dire che talune tragedie colpiscono tutti in pari misura. La stessa compassione ispira il carabiniere, protagonista assoluto del film “Il ladro di bambini” (1992), firmato da Gianni Amelio. Un carabiniere, interpretato da Enrico Lo verso, deve accompagnare in un istituto per minori due fratelli adolescenti: Rosetta, costretta dalla mamma a prostituirsi, e Luciano che parla poco o niente. Dopo che i due ragazzi sono stati respinti da un istituto, il carabiniere decide di portarli con sé, in viaggio verso la Sicilia, ossia verso la loro terra d’origine. Nel corso del viaggio pur disperato, i due fratelli scopriranno – con il loro accompagnatore e anzi grazie a lui – momenti di felicità, e comprenderanno il valore dell’umana solidarietà. Il film, un grande successo anche internazionale, colpisce per la delicatezza con la quale Amelio racconta una storia dove dolore e speranza si intrecciano.
Un altro viaggio, questa volta dalla Sicilia verso Milano, è al centro del film “La mia generazione” di Wilma Labate, (1996): il protagonista è Silvio Orlando, un capitano dei carabinieri che deve scortare un terrorista (attore: Claudio Amendola). Durante il tragitto i due impareranno a conoscersi e a capirsi, figli della stessa generazione. Tuttavia nessuno dei due concederà nulla all’altro. Nel film vi è un frammento di storia del nostro Paese e i dialoghi, una volta tanto non banali, fanno riflettere. La nostra sintetica antologia, sullo stretto rapporto tra il cinema e l’Arma dei Carabinieri, finisce qui. Restano ancora tante pellicole, soprattutto quelle dove non è la storia di questo o quel carabiniere, ma dove l’Arma pur fugacemente si affaccia e, con il suo apparire, rammenta di essere un pezzo d’Italia, uno dei pezzi più importanti. E il cinema ha trovato i toni più convincenti, anche quando, magari in poche rapide inquadrature, ha mostrato la carismatica presenza della Benemerita. Volendo cercare un filo comune in tutto quello che abbiamo scritto sinora, possiamo individuarlo nella fiducia che i cittadini ripongono nell’Arma. Il senso del dovere, l’umanità, la generosità di questi sono familiari all’uomo della strada che li sente particolarmente vicini: persone in viaggio come noi in questa vita, e certo alle prese con problemi e con assilli non dissimili dai nostri, ma animati da ideali e da valori che ne fanno dei referenti unici e sicuri. Trecentosessantacinque giorni l’anno, quanti quelli del calendario.