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Anno 2002


Mese di aprile - pagina di sinitraDal film "Ladro lui ladra lei" - Sylva Koscina e Alberto Sordi

Testo pagina di sinistra

Sono state colte tre epoche fondamentali, nelle vicende italiane: quella del brigantaggio (subito dopo l'Unità), quella della camorra che taglieggia (dai primi del Novecento al secondo dopoguerra) e quella della mafia che traffica alla grande, droga, armi, esseri umani e quant’altro (seconda metà del Novecento). Il cinema italiano ha indagato queste tre epoche con risultati spesso eccellenti, e basti rammentare le opere di Mario Camerini (Il brigante Musolino, del 1950), di Pietro Germi (Il brigante di Tacca del Lupo, del 1952), di Luigi Zampa (Processo alla città, del 1952), di Francesco Rosi (Salvatore Giuliano, del 1961) e di tanti altri. In questi film, animati da forte passione civile, quasi sempre al centro della scena è un marrano, a volte meritevole di umana misericordia, ma pur sempre un fellone, con bella parola purtroppo andata in disuso; i Carabinieri sono un fato che si oppone al fellone, e che, alla fine, determina la vittoria del bene sul male. Ciò corrisponde non solo alla scansione narrativa canonica, ma pure alle attese e ai desideri del pubblico. Non importa che, nella economia della trama, ai Carabinieri tocchi una fugace apparizione o poco più: ciò che conta è avvertirne la presenza, sapere che ci sono e che al dunque interverranno pronunciando la classica formula: "In nome della legge" (formula che Pietro Germi volle come titolo di un suo film). Noi sappiamo che anche il cinema si ciba di approssimazione: il maresciallo Carotenuto può diventare un eroe, e persino un eroe positivo,purché non si dimentichi la distanza, spesso tremenda, che separala vita da una sceneggiatura.