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Anno 2001


Mese di settembre - pagina di sinistra Il rispetto di chi ci ha preceduto
 

Testo pagina di sinistra

Coraggio, senso del dovere, spirito di sacrificio, tenacia, pazienza, disciplina, onestà, senso di giustizia e così via, a onta di ogni possibile contestazione, più che mai appaiono cardini del vivere civile e, perché no? Del vivere in pace coa la propria coscienza. Persino l’amor di Patria un po’ offuscato dal trauma conseguente ad una guerra persa (e persa nel modo più triste, più amaro) persino l’amor di Patria torna ad essere un valore fondamentale essendo ormai chiaro a tutti che tale amore deve essere consapevolezza di se stessi e non prevaricazione degli altri. La resurrezione del Cuore deamicisiamo invoglia a leggere o a rileggere alcune pagine del Galateo e del Regolamento che, forse, non sarebbe male se fossero conosciute dal mondo della Scuola. Le citazioni potrebbero essere tante, ma vorrei ricordare almeno un passaggio del Galateo (p.120 sgg. dalla ediz. 1879) in cui, a proposito del “tatto”, cioè del garbo e della discrezione da usare nei rapporti con il prossimo, è detto “La mano, colla quale si eseguisce tutto ciò che l’uomo è concepito, indica in certo modo l’azione stessa; ed il complesso di tutte le nostre forze passa per quelle. Dalla mano trasuda la vita, ed ovunque passa lascia le tracce del suo potere. Per la mano si svelano al medico i misteri del nostro organismo, come per quella si espande quel fluido nervoso che moralmente direbbesi volontà. L’occhio può esprimere lo stato dell’animo nostro, ma la mano tradisce ad un tempo i segreti del corpo e quelli del pensiero. Noi potremo acquistare l’abilità di dissimulare cogli occhi, colle labbra, colle sopracciglia, colla fronte; ma la mano non può mentire e nulla può eguagliarsi alla ricchezza della sua espressione. Essa ha delle gradazioni tali di calore che non possono sfuggire all’uomo esperto nella autonomia dei sentimenti e delle cose della vita umana; così la mano a mille modi di essere calda, fredda, asciutta, umida, bruciante, ghiacciata, dolce, ruvida, morbida. Essa palpita, scivola, si incrudelisce e si rabbona, infine essa offre un fenomeno inesplicabile che potrebbe quasi dirsi l’incarnazione del pensiero”. Questa pagina è bellissima, per l’accuratezza psicologica, per la finezza dei sentimenti, per la semplicità ma pure per l’eleganza delle parole. E lo stile dell’approccio umano, la capacità quasi telepatica di intuire e di prevenire le intenzioni inespresse, è un valore non secondario, perché è parente stretto di altro valore dipeso ancora maggiore: mi riferisco alla prudenza, che, per la chiesa, è virtù cardinale. E anche qui vorrei citare il galateo quando distingue tra prudenza e vigliaccheria (p.104 sgg.): “La prudenza allontanerà sempre il Carabiniere da atti inconsulti, da improntitudini od eccessi che malamente si addicono al proprio carattere, e che sono in opposizione a quella calma e serenità d’animo che deve sempre presiedere ad ogni suo atto. Non ecceda però mai nella prudenza mentre allora questa degenererebbe in pusillanimità; giacchè se un pusillanime può essere anche capace di battersi quando vi è costretto od è eccitato dalla vergogna o spinto da un’altra passione, non è men vero che egli non sarebbe mai un buon Carabiniere, mentre non si potrebbe contare sulla sua resistenza; e dico pusillanimità anziché vigliaccheria, mentre la spada del vile, facilmente cade, e le spalle si volgono, e non si può mai fare assegnamento sul proprio aiuto.