Menu
Mostra menu
  • >
  • Editoria
    >
  • Calendario Storico
    >
  • Il Calendario
    >
  • Anni 2009-2000
    >
  • 2001
    >

Calendario storico

Anno 2001



Mese di ottobre - pagina di sinistra Il rispetto delle tradizioni
 

Testo pagina di sinistra

Il Lettore può comprendere tutta la saggezza di un passato a volte archiviato con un eccesso di precipitazione. Riepiloghiamo brevemente. Abbiamo visto come la dizione ideali sia stata sostituita dalla dizione valori (se non sempre, molto spesso); ci siamo domandati se i valori dipendano dal soffio mutevole della storia e se alcuni di possano aspirare alla eternità; ne abbiamo individuato la premessa unificante nella conoscenza e ne abbiamo stabilito un criterio mísuratore, ponendo al bando pericolose indulgenze, imbarazzanti rigori, ne abbiamo definito la possibile essenza, facendone un modello cui conformare sentimenti e azioni,- abbiamo affermato che i valori, per essere tali, devono riguardare tutti; abbiamo evocato alcuni valori senza dei quali diventa impossibile il vivere civile, un punto molto importante sul quale dovrò ritornare, ma viene pure a mancare la "coscienza di aver operato bene", come si esprime il Galateo. La coscienza di aver operato bene, non è una sciocchezza: tra l'altro, è condizione indeclinabile per aver sonni tranquilli. Perché il successo non deriva dal proclamare i propri valori, ma nel metterli in pratica con coerenza nella vita quotidiana. Malgrado il cammino sin qui percorso, resta un senso di insoddisfazione: i valori ai quali mi sono richiamato, non sono tutti, e inoltre è probabile che, tra i valori omessi, ve ne siano di eterni. Il che mi riconduce alle precedenti osservazioni, e alla ricerca di un discrimine più rigoroso di quello risultante dal coinvolgimento dei consociati nella loro generalità. Per me - che non sono né un religioso né un filosofo - è molto difficile stabilire regole più mínuziose, tanto che sarei tentato di disarmare e di avvertire che non è possibile raggiungere gli altri piani, più in alto. D'altronde un minimo di relativismo è inevitabile, e basti pensare al cammino percorso dal pudore che via via è andato acquistando e conquistando misure sempre più esigue. Se con una macchina del tempo fosse praticabile una magia, e se i Reali Carabinieri di un secolo addietro facessero irruzione su una spiaggia di oggi, quanti riuscirebbero a scampare all'arresto? Il relativismo inoltre assicura alcuni vantaggi , vi è la possibilità di abolire alcuni valori e di introdurre valori nuovi, in qualche modo azionando i giochi di destrezza rimproverati alle ideologie. Ma quest'ultima è una malignità; ogni società fa come sa e come può, più verosimilmente com'è costretta a fare. Sono abbastanza vecchio per essere stato testimone di molteplici cambiamenti nei Valori o forse di molteplici cambiamenti nella interpretazione degli stessi valori: posso assicurare che le capacità di adattamento dei cittadini sono notevoli, forse perché la gente deve cimentarsi con i piccoli valori prima che con quelli grandi, la magnanimità può essere un genere voluttuario, se manca un piatto di minestra. Ciò premesso, la distinzione tra valori di un primo tipo, contingenti, relativi, transitori, e valori di un secondo tipo, fondamentali, perenni, di sempre a me appare irrinunciabile, perciò azzarderei una ulteriore precisazione nel tentativo di stabilire quelli del secondo tipo. Nel vangelo di Matteo (XXII, 39) è scritto, ed è parola di Gesù: “Amerai il prossimo tuo come te stesso" e il precetto torna con identiche parole in Paolo, Lettera ai Romani, XIII, 9.