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Anno 2001


Mese di novembre - pagina di sinistra Il ricordo dei caduti


Testo pagina di sinistra

Sarebbe bellissimo un mondo in cui tutti si amassero: purtroppo una simile prospettiva può essere definita evangelica perché la nostra quotidiana esperienza ci dice che l’odio continua a insidiare il primato dell’amore. Ed è sin troppo facile il riferimento a guerre, a genocidi, a gesta criminali. Forse accantonando il messaggio evangelico in attesa di un secondo eden, basterebbe completare o perfezionare il processo della nostra conoscenza rispettando l’antica massima  di non fare agli altri ciò che non si vuole venga fatto a noi stessi. Non è l’auspicata e auspicabile fratellanza, è almeno il buon vicinato. Evidentemente il discorso cambia, quando si tratta della salvezza dell’anima: ma i valori dei quali sto parlando concernono l’al di qua, perché l’al di là è al di fuori queste riflessioni, troppo lontano, troppo in alto. Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso è l’imperativo dal quale si possono far discendere tutti i valori fondamentali, e in primo luogo la tolleranza. Tolleranza è rispetto degl’altri, quantunque appartengano a un etnia diversa dalla notra osservino una religione diversa, abbiano idee e costumi diversi. E’ sincerità e lealtà in ogni comportamento: la menzogna esprime anzitutto il timore di essere reclusati, e chi a questo timore a sua volta e pronto a ricusare. Tolleranza e coraggio: di andare contro corrente, di rischiare anche in difesa altrui. Tolleranza e tenacia perseveranza, pazienza disciplina onestà superiorità d’animo come scrive Voltaire, autore non sospettabile di essere un bigotto:”siamo tutti impastati di debolezze e di errori:perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze, è la prima legge di natura” (dizionario filosofico, alla voce tolleranza). Perché la tolleranza, insieme a tutto ciò che ne discende, è un valore fondamentale? Cioè un valore di sempre, senza il quale il cammino dell’umanità si fa più arduo, più oscuro? Sarebbe facile offrire riflessioni o di carattere religioso o morale: io invece suggerirò un valutazione di convenienza, una valutazione utilitaristica provvedendo a sgombrare il campo da un equivoco terminologico. Oggi a molta fortuna l’espressione “tolleranza zero”, che qualche tempo fa fu lanciata dal primo cittadino di New York: quel sindaco alludeva al problema della delinquenza e voleva dire che non dovevano più esservi indulgenze. Lo slogan “tolleranza zero” viene ripetuto anche da noi, con riferimento pressoché esclusivo a comportamenti criminali o antisociali ma la tolleranza non c’entra, poiché essa per definizione concerne ciò che è lecito, ciò che non offende gli altri, ciò che pure estraneo al nostro pensiero a comunque diritto di tolleranza. Con i delinquenti c’è da applicare la legge, punto e basta. Chiarito meglio il concetto di tolleranza, noi sappiamo che tutti i progetti (ma specialmente i grandi progetti) esigono concordia. Il proverbio afferma che l’unione fa la forza e il proverbio non sbaglia, come avverte tra gli altri Bruno de Finetto, l’insigne statistico mancato alcuni anni orsono: accettarsi gli uni con gli altri significa porre le condizioni per crescere, per aumentare il benessere, per rendere la vita più serena e più bella.