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Anno 2001

Mese di marzo - pagina di sinistraLa famiglia, il 'monolite'...
 

 

Testo pagina di sinistra

Per il de Tracy ideologia è un progetto o programma intellettuale desumibile dalle nostre conoscenze, e quindi qualche cosa di più limitato del complesso di credenze e opinioni che orientano un certo gruppo sociale in un certo momento. Tale complesso di credenze e di opinioni rappresenta l' ideologia cosi come viene intesa successivamente, e forse anche adesso. Proprio qualche ídeologia getta un sospetto sulla sfortunata parola creata dal de Tracy e, come il Vocabolario Treccani informa alla voce corrispondente, secondo tale pensiero I'ídeologia, lungi dal costituire scienza, ha la funzione di esprimere e giustificare interessi particolari, per lo più delle classi proprietarie ed egemoni sotto l'apparenza di perseguire l' interesse generale o di aderire a un preteso corso naturale". Questo giudizio negativo al presente è abbastanza diffuso, forse con alcune esagerazioni: accade perciò che il concetto di ideologia venga buttato nel secchio dei rifiuti. Purtroppo con l'acqua sporca viene gettato via anche il bambino, e nel secchio dei rifiuti finiscono anche gli ideali. Vorrei fare una precisazione che l' amico Lettore giudicherà superflua. Mi sto esprimendo sulle parole, sul vocabolario, non sulla realtà che le parole e il vocabolario sottendono: se quindi il termine ideale a poco a poco cade in desuetudine, venendo pronunciato sempre meno, quasi fosse turpiloquio, permane la corrispondente realtà, magari definita con nomi ritenuti più accettabili dalla odierna sensibilità. Oggi si gioca molto sulle e con le parole, nella illusione che, per cambiare le cose, basti cambiare i nomi: non è così, ma i tempi sono quelli che sono. Resta il fatto che possiamo anche scansare la parola ideale, ma non per questo vengono meno certe aspirazioni superiori, ampiamente condivise nelle quali l'aggregato sociale vede riflesso il proprio modello della perfezione o almeno della perfezione consentita su questa Terra. D'altronde, le cose e i fatti, se esistono, in un modo o nell'altro bisogna pur chiamarli: accade così che gli ideali diventino valori. Nella parola valori forse c'è meno poesia e più concretezza, meno sogno e più ricerca di un paradigma da imitare: sono sfumature delle quali mi occuperò tra breve. Non c'è niente di male nel trasformare gli ideali in valori, a maggior ragione se aumentano la comprensione e l'accettazione da parte dei consociati di ciò che in quei valori è contenuto. E dei tanti Carabinieri, caduti nell'adempimento del dovere, affermeremo che si sono immolati in nome non di un ideale, ma di un valore: purchè lo spostamento terminologico non diminuisca la nobiltà e il significato del sacrificio. La permuta - della parola ideale con quella di valore (o eventualmente altra ancora, cui si potrebbe pensare) - è recente. I dizionari ottocenteschi (Tommaseo, Tramater), alla voce "valore", indicano: il prezzo, la valuta, il valore venale, il valore d’affezione, la valentia del singolo, il valor civile, il valore guerriero, la fortezza, la  gagliardia, il significato o delle parole o note musicali, ma neppure si sognano, sia pur censendo il lemma al plurale, di registrare alcun che di attinente con le convinzioni e le aspettative dell' aggregato sociale. Stesso silenzio è osservato dallo Zingarelli nella edizione 1961. Nella edizione 1983, leggiamo, (alla voce "Importanza che ha qualcosa, sia oggettivamente in se stessa, sia oggettivamente nel giudizio dei singoli" e, tra gli esempi si trova: "Per te l'amicizia non ha alcun valore”.