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Anno 2001


Mese di maggio - pagina di sinistra Capacità di saper rispondere ai valori attesi

Testo pagina di sinistra

Questo potrebbe o dovrebbe essere il motore comune a tutta l'umanità, secondo l'ammaestramento dell'esperienza storica e secondo l’insegnamento del padre Dante che esorta "a non viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza" (Inf., XXVI, 119 e 120): conoscere le cose per conoscere se stessi, come già suggerivano i nostri padri di duemilacinquecento anni fa all'incirca, intendo i filosofi della classicità. Qui risiede la radice più profonda della fratellanza: razze diverse, lingue e culture diverse, metodologie e pensiero diversi ma un unico fine. Conoscenza vuol dire anche autocoscienza e rispetto, perché man mano che si acquisisce un qualche dominio della realtà circostante, ci si confronta: e si percepisce l'equilibrio dell'universo, così nelle piccole cose come in quelle grandi, arte, scienza, studio della natura e via dicendo. Autocoscienza e rispetto informano, a loro volta, i modelli, gli atteggiamenti, gli "strumenti" spirituali cui l'uomo deve fare riferimento nel cammino verso il suo destino. Siamo arrivati al punto: che cosa dovrebbe essere un valore? Dovrebbe essere un modello ideale al quale conformare la propria anima e improntare l'azione concreta, nelle piccole come nelle grandi cose della vita. Il valore dovrebbe avere le caratteristiche della universalità (ossia essere valido al di là di ogni specifico contesto culturale), dell'equilibrio (cioè tutelare in egual modo i rapporti tra gli individui e la collettività) e infine dell'efficacia (superando gli intoppi dei compromesso, così ben praticato dal genere umano in secoli di affinamento "politico", e tentando di offrire la percezione di una possibile verità). Sto usando il sostantivo valore come termine di riferimento tanto per le virtù morali quanto per le norme di comportamento elaborate dal consenso sociale. Voglio dire che noi chiamiamo egualmente “Valori" ad esempio l'onestà, la solidarietà, la professionalità ecc. Le differenze non sono molto apprezzabili. si tratta comunque di condizioni positive e spiritualmente gratificanti, però, mentre le virtù morali sono universali e immutabili (o così ci appaiono: e si ricordino i dieci comandamenti), le regole di comportamento sociale spesso discendono da un credo, da una ideologia ed il consenso va riferito a una specifica cultura. Nell'era del progresso dai ritmi serrati, convulsi, l'umanità, in lotta con se stessa, nell'ansia di superarsi in una corsa al futuro dai toni esasperati e stressanti, ebbene l'umanità sembra considerare la richiesta di valori sociali preminente rispetto a quella di valori ideali. In realtà siamo alle prese con un falso problema. Non vi è antagonismo od opposizione, se non eccezionalmente, tra le due specie di valori. la salvezza dell'anima non è preclusa ai bravi cittadini, tutt'altro. Vi è qualche possibilità di interpretare i valori senza cadere nel compromesso o, all'opposto, nella esasperazione, nell'accanimento dei commissario Javert, indimenticabile personaggio de I Miserabili” di Victor Hugo? Si, qualche possibilità esiste.