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Calendario storico

Anno 2000


Mese di settembre - Il gioco Padre e figlio giocano con un elicottero dei Carabinieri


IL GIOCO

Settembre, bei grappoli d'oro;"Ottobre, bambini al lavoro; / Novembre, si prega di più; / Dicembre, ci aspetta Gesù". L'interpretazione della filastrocca non è difficile: i bambini al lavoro sono i bambini che tornano a scuola, mentre il pregare di più allude alle festività dei Morti e dei Santi, che cadono a novembre. A settembre sono alle prese con il pianoforte e con il motorino. Pianoforte e motorino sono termini disomogenei, quasi inconciliabili: ma tutti e due richiedono disciplina, controllo di se stessi. A volere che io prendessi lezioni di pianoforte è stato mio padre: ero un bimbetto, e sinceramente gli esercizi con le scale e con il solfeggio mi annoiavano. Molte volte ero stato tentato di piantar lì; avevo continuato solo per non dispiacere a mio padre. A un punto il pianoforte verticale a noleggio era uscito di casa, e, al suo posto, aveva fatto il proprio ingresso un favoloso mezza coda ... Ho capito che era stupido fare i capricci, che bisognava insistere. Non sono diventato un concertista, non l'ho mai sperato. Tuttavia riesco a eseguire "sonate" impegnative e molti bei motivi. Il pianoforte colma la mia vita, è una straordinaria calamita di amici con i quali condividere la passione.
Ma adesso che sono giunto al liceo si impone una scelta: non potrò più studiare con l'intensità degli anni passati, potrò esercitarmi di tanto in tanto, e il pianoforte, pur continuando ad appartenere alla mia vita, non ne sarà la ragione. Sono costretto a una rinuncia, ancorché parziale: ma crescere obbliga a scegliere, talvolta con dolore. Anche il motorino comporta alcune rinunce. La mamma non voleva che mi fosse comprato, temeva che io potessi farmi male: ma io ci andavo lo stesso, c'era sempre un amico compiacente, pronto a prestarmi il suo. E' stato il papà che si è imposto. "Il motorino ci darà la prova della sua maturità" ha detto.
"A lui chiedo di essere diverso dagli incoscienti e dagli irresponsabili". Ammetto che dopo alcuni giorni di guida prudente alcune follie le ho commesse. La voglia di far strepitare il motore, di sentirmi libero e veloce, di non essere diverso dagli altri, di cimentarmi in una impennata è troppo forte, incontenibile. Ma una brutta caduta, le cui conseguenze ho potuto contenere solo grazie al casco che ho sempre calzato, e lo spettacolo di un amico malamente fratturato che, disteso sull'asfalto, aspetta l'ambulanza che lo soccorra, mi hanno fatto rapidamente rinsavire. Ah, le raccomandazioni dei genitori: ma com'è che hanno sempre ragione loro. Raccomandazioni e esperienze, proprie e altrui, hanno fatto sì che tenga anche un'andatura ragionevole e ben mi guardo dallo slalomare tra le automobili incolonnate. Inforcare può costare molto caro. E ho conservato la stessa mentalità passando all'automobile: cinture di sicurezza ben strette per me e per chi viaggia con me, e rispetto delle regole. C'è un amico che mi prende in giro per questo mio scrupolo, "Ti comporti come un ragazzino" dice, ma io gli rispondo: "No, sei tu che ti comporti come un ragazzino. Io agisco come un uomo". Cerco di avere la "testa sulle spalle": sono convinto che la maestra Paola sarebbe orgogliosa di me.