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Calendario storico

Anno 2000


Mese di giugno - La fiducia Una bambina abbraccia la gamba del padre Carabiniere


LA FIDUCIA

Giugno, la scuola finisce ..." La chiusura delle scuole è un'occasione di riflessione, di bilanci. Alcune nostalgie, anzi tutto. Della maestra, del suo sorriso, dei suoi capelli rossi e ricciuti che non parevano mai pettinati... E del nonno: questo è il rimpianto più toccante, perché adesso il nonno non c'è più. Si sa: un avvenimento è definitivo solo quando è compiuto e, per quanto numerosi ed eloquenti siano i segni premonitori, si intende che non c'è più niente da fare solo al calar della tela. Deve essere una difesa approntata dalla natura, altrimenti mancherebbe l'animo di affrontare certe situazioni.Il nonno lo ricordo in un immenso letto con la barba sempre più bianca. La stanza è in penombra, io sono piegato su di lui, che è appoggiato a una montagna di cuscini. Per qualche tempo è stato un ammalato ribelle, ora gli mancano sempre di più le forze ed è soltanto un ammalato. Con la mano scarna traccia un vago gesto benedicente nell'aria, come per allontanare un pensiero molesto. A bassa voce mi confida: "Hanno deciso che io sto poco bene...
Un complotto. In realtà io sto benissimo... solo qualche disturbo, qualche piccolo disturbo. Non mi danno da mangiare. Sapessi il desiderio che ho... il desiderio di un cono Polifemo...ti ricordi? Cioccolato, nocciola, pistacchio e panna a volontà..."
Scivolo via prima che finisca di parlare. Nella stanza accanto la mamma e il papà confabulano tra di loro, il volto aggrottato, triste. Il papà ha gli occhi lucidi. Non badano a me o fingono di non badarmi. Ed è così anche un quarto d'ora dopo, quando ritorno ansimante dopo una lunga corsa e stringo in mano un cono Polifemo. Il nonno lo guarda, si illumina e bisbiglia: "Non c'è la fragola, non è vero? Lo rassicuro: "Niente fragola. Lui prende il gelato dalle mie mani e, guardingo, abborda prima la panna, poi la cioccolata. Per alcuni attimi i suoi occhi esprimono felicità. Ma, tutt'a un tratto, mi fa cenno di avvicinarmi, mi restituisce il cono e, con un sospiro, si abbandona sui guanciali. "Non ce la faccio" sussurra, "le forze non mi reggono. Forse domani starò meglio...
Presto o tardi, questi disturbi dovranno passare".Passano pochi giorni, passano i suoi disturbi, passa anche lui. Se ne va, dopo aver sofferto un male lungo e crudele con la stessa noncuranza che si dedica a una febbre influenzale. Se ne va, preoccupato di non recar disturbo e di non lasciare cattiva memoria. E' incredibile che nonostante il lungo tempo trascorso accanto al nonno e il bene profondo che gli ho riservato, io riesca ora soltanto ad abbozzarne l'immagine, anziché riuscire a svelare quale uomo speciale egli fosse. Pensando a lui mi chiedo se arriviamo mai a conoscere veramente gli altri... Anche oggi – se in certi momenti ho paura che mi tremi l'animo – penso al nonno, e ai suoi coni Polifemo.