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Anno 2001


Mese di gennaio - La gioia Carabiniere con neonato in braccio
 

LA GIOIA

L'asfalto è recente e l'auto fila veloce senza sobbalzi, mi sembra di scivolare sull'acqua di un fiume. Curve e rettilinei si susseguono monotoni mentre attraverso un'aria tersa. Mi tengono curiosamente compagnia le intermittenti righe bianche, che la mia utilitaria pare inghiottire come fosse un enorme aspirapolvere. Sono convinto che se le guardassi con intensità dopo un breve tratto mi troverei ipnotizzato...mah, solo a provarci andrei a spiaccicarmi contro il guard-rail..., altro che ipnotizzazione! Certo, che strane idee frullano per la testa quando si è soli e per molte ore alla guida. Tamburello con le dita sul volante, osservo dei cavalli al pascolo ... Come diceva la filastrocca che mi insegnarono al tempo dell'asilo? "Gennaio, fiocchetti di neve; / febbraio, gioioso ma breve; / marzo, un po' d'acqua e di sole; / aprile, cestini di viole..." Inutile continuare, almeno per adesso. Meglio che rimanga a gennaio: anche se non cadono i fiocchetti di neve, le montagne intorno sono tutte imbiancate. Uffa. Mi aspetta un lungo viaggio. Sto guidando verso la nuova città, la nuova vita. Dallo stereo giungono le note di un vecchio motivo di Rita Pavone, roba del tempo dei miei genitori. "Non è facile avere diciotto anni", dice, e magari può anche darsi che sia così: ma di averli io sono contento. A dire il vero, di anni ne ho quasi diciannove: e so di non essere più un ragazzo. Mi sfiora la memoria un racconto letto tempi addietro. Uno di Indro Montanelli che si intitola Il rondone: vi si narrano i patemi per svezzare un rondoncino caduto dal nido e che, a dispetto di ogni sfavorevole pronostico, cresce sano e robusto, affronta persino un viaggio in aeroplano e, alla fine, spicca il volo andando a unirsi a una nuvola di suoi simili. Il momento dell'addio è struggente, ma come riconoscere il fuggitivo in un cielo che è invaso da altre centinaia di rondoni? La morale, la conclusione del racconto, è che quando arriva l'epoca di abbandonare il nido, nessuno può impedirlo. E dopo averli allevati con tanto amore, rondoni o ragazzi, "chi s'è visto, s'è visto". Conclusione amara, saggia, ma non sempre vera. Per me non sarà, non voglio che sia così: è giusto che costruisca da solo la mia esperienza, ma questo non significherà dimenticare il passato. La mia famiglia. I miei genitori, mio nonno, mio fratello... tutte persone care che, in un modo o nell'altro, mi hanno aiutato a muovere i primi passi, a crescere, a diventare quello che sono. E, a un tratto, il film del mio breve quanto intenso scorcio di vita inizia a scorrere nella mia mente. Lo scarso traffico mi consente di procedere con tranquillità, come per una passeggiata in campagna. Godo serenamente la scena dei monti innevati, e, insieme, mi abbandono all'onda dei ricordi. Queste vitamine della memoria renderanno più gradito il lungo percorso solitario. Oh, sì. Per il mio diciottesimo compleanno papà organizza una gran bella festa: invita parenti, amici, compagni... siamo così numerosi che sedie e poltrone quasi non bastano, il nostro appartamento non riesce quasi a contenerci... Poco male. Ci divertiamo ugualmente, ridiamo, scherziamo. Mamma ha preparato ogni ben di Dio, e la musica, in sottofondo, ogni tanto spinge qualche coppia a tentare l'avventura della danza. Ed ecco, sulla soglia, appari Tu, papà. Ti arresti. Non haiintenzione di fendere la calca e sei contento di contemplare la scena senza calarti nella mischia. Sul tuo volto sorprendo l'espressione che ben conosco: un misto di tenerezza e di orgoglio, di premura e di calore. Ma c'è qualcosa di più, c'è nel tuo sguardo il rispetto: non quello che si deve a chiunque (soprattutto ai bambini), ma quello che si riserva a un adulto le cui scelte di vita meritano fiducia e rispetto. Qualche cosa è cambiato nei miei rapporti con gli altri e, più ancora, degli altri con me. Sono uscito di tutela, ho conquistato il diritto formidabile e oneroso di volare da solo.