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Calendario storico

Anno 2000


Mese di novembre - L'attività sportiva Ragazzi studiano usando un computer


LO STUDIO

Sono quasi arrivato. Comincia ad imbrunire e, d'inverno, si sa, le tenebre calano rapidamente. Alcuni festoni natalizi, non ancora rimossi, preannunciano la mia nuova città: ghirlande di lampadine multicolori pulsano nel buio, nel velo di nebbia brillano stelle comete e abeti stilizzati. Anche nelle periferie, solitamente piuttosto tristi, sulla scia delle grandi occasioni di fine anno, residua non so che dolcezza, non so che abbandono... E' qualcosa di diverso della semplice allegria... è uno stato d'animo stabile, permanente, è un modo di affrontare la vita e le sue difficoltà. Il miglior modo per vincere. Questo è l'ultimo importante dono di mio padre. Quando sono ritornato a casa per le feste di fine anno, mancavano pochi giorni al Natale: mi è sembrato di essere ridiventato bambino, perché, tra le pareti domestiche ho ritrovato l'albero e il presepe ancor più grandi e più belli dei tempi dell'infanzia. Mio padre ha sempre voluto prepararli personalmente, da solo, senza ingerenze di sorta: però, via via che i figli crescevano, il suo intervento si faceva sommario, essenziale. Badava non tanto a sbalordire quanto ad assicurare la presenza dei due simboli. Ma adesso ha superato ogni immaginazione, e temo che abbia speso un patrimonio: non ho mai visto un albero e un presepe così ricchi di luci e di colori, così meticolosamente preparati."E' stupendo, papà" ho commentato a bocca aperta. "Mai vista una simile meraviglia". "Le solite cose" ha risposto, stringendosi nelle spalle, "niente di eccezionale. Solo la gioia di festeggiare la nascita di Gesù Bambino". Non sono le solite cose, e non è soltanto la gioia di festeggiare il Natale. Sì, è vero, la filastrocca conclude: "Dicembre, ci aspetta Gesù", però mio padre non si è fermato al pur grande significato religioso della ricorrenza. Si è provato a dirmi che mi vuole bene e che il suo sentimento oltrepassa la transitorietà della vita o l'angustia del privato. Nel suo affetto c'è la forza che muove il mondo. La forza che – oggi negli studi, domani nel lavoro e nella famiglia che spero di formare insieme a Fabia – mi rassicura sul lieto fine, sull'epilogo fortunato.

Questi miei pensieri, questi miei ricordi voglio scriverli appena giunto nella nuova città, nel mio minuscolo alloggio. E li scrivo. Forse per fare ordine o per conservare un pezzo della mia vita, un viaggio in automobile che è stato anche il viaggio dei miei primi diciotto anni. Appena finito di scrivere, rileggo i miei appunti e mi chiedo che cosa rappresentino. Non sono letteratura e evidentemente nemmeno un graffito. Non sono un tema di italiano o un diario intimo. Nè una confessione o un verbale. Potrebbero però essere una lettera, una lettera che da tanto tempo ho in animo di scrivere, ma che non ho mai scritto, una lettera da spedire a una persona che mi ha voluto bene e che sarebbe felice di ricevere mie notizie. E di sapere di non aver seminato invano.Mi accingo a digitare sul "portatile" tutto ciò che, di getto, ho confidato a un quaderno, usando la biro. Sorrido. Le dita scorrono sui tasti, e sul display leggo: "Cara Maestra Paola..."