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Calendario storico

Anno 1999


Mese di ottobre - Pagina di sinistra Ragazza scrive una lettera al suo Maresciallo in missione di Pace all'estero in Bosnia



Testo pagina di sinistra

Le monarchie europee, allarmate dall'insuccesso francese, cominciarono a inviare i propri eserciti. Diecimila soldati borbonici marciarono dal sud, i francesi attendevano un rinforzo da Marsiglia, gli austriaci stavano arrivando dalla Toscana, gli spagnoli erano a Gaeta. Anita si precipitò a Roma, Garibaldi presentandola ai suoi ufficiali esclamò:"Signori, questa è la mia Anita. Ora abbiamo un soldato in più nella difesa di Roma". Ma i capi della Repubblica Romana si arresero, mentre si accentuavano i contrasti tra lui e il triumviro Mazzini. Era inutile e impossibile restare a Roma. "Dovunque andremo, là sarà Roma", diceva Garibaldi. Parlò al popolo. Anita, incinta di quattro mesi, era al suo fianco. A cavallo. Il generale, col cappello floscio e il poncho bucato dalle schegge , montava un pomellato chiaro. Rizzatosi sulle staffe disse: "Compagni!La fortuna che ci ha tradito oggi ci arriderà domani. Io esco da Roma. Chi vuole continuare la guerra contro lo straniero mi segua. Offro fame, sete, marce forzate, morte; per tenda il cielo, per letto la terra. Chi ha il nome dell'Italia non soltanto sulle labbra ma anche nel cuore venga con me!" Garibaldi e Anita uscivano dalla città alla testa di quattromilaseicento uomini, col proposito di sferrare azioni di guerriglia nell'Italia centrale. Anita, che appariva sempre più pallida, confidò al marito i suoi mali: spesso vacillava e tremava. Aveva la febbre, non credeva che ciò dipendesse dalla gravidanza. La ragione doveva essere più seria. Comunque i garibaldini continuavano a risalire la penisola fra mille difficoltà. Il gonfaloniero della città di Arezzo non volle farli passare temendo la vendetta dell'Austria e così Garibaldi dirottò su San Marino con l'idea di raggiungere Macerata dove sei mesi prima era stato eletto deputato al parlamento di Torino.