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Calendario storico

Anno 1989



Pagina di sinistra - mesi marzo/aprile 1989 Pagina di destra


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L'Arma, oltre la polizia militare e il mantenimento della sicurezza pubblica, ha altri compiti forse meno importanti ma egualmente indispensabili: le parate, le cerimonie pubbliche, una certa partecipazione ad attività sportive, ecc. E non può assolutamente rinunciare alla sua secolare tradizione equestre, dove è sempre stata in prima linea. Se le precedenti illustrazioni di Nino Caffè sono ispirate a soggetti borghesi, sentimentali, psicologici, ora entrano in campo i cavalli, e lo stile del pittore affronta il tema con la necessaria serietà spettacolare.
Un militare sta ritto in sella con una calma classica, e classico è il caracollo del focoso morello, classico lo scenario simmetrico del muretto d'ingresso alla pista e degli altissimi lecci, classico il vasto cielo annuvolato e la luce crepuscolare. Ma un sottile umorismo continua a far capolino, a vivere nelle esagerate mosse e nelle nervose espressioni degli scudieri, che contrastano con l'immobile eleganza del carabiniere in sella. Si direbbe che Nino Caffè abbia capito che in nessun caso si può scherzare con la disciplina. E questo è un tocco delicato, istintivo, forse inconsapevole: come se il pittore stesso, a furia di dipingere carabinieri, sentisse anche lui in qualche modo di appartenere all'Arma.

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Credo che sia normale usanza, se non addirittura una regola, che i carabinieri prestino servizio in due. Eccone, qui, due, durante il breve riposo che era stabilito potesse, a data ora, interrompere un lungo pomeriggio di corvée. Assistiamo a una vera e propria commediola anche se muta, perché il suo commovente significato consiste proprio nel silenzio e nell'immobilità. Una volta seduti al bar, i due carabinieri non hanno nulla da comunicarsi: oh, si capisce, vanno sempre d'accordo, anzi, sono buoni amici ma, per caso, i loro caratteri, i loro paesi di nascita e le vicende delle loro vite sono così differenti che, in quel momento di stanchezza, ciascuno dei due pensa soltanto ai casi suoi. Uno drammatico, l'altro comico. E il protagonista naturalmente è quello drammatico, quello più interessante, quello "a colori".
Sudato, stanco, sì è cavato la lucerna, guarda nel vuoto davanti a sé, riflette sul proprio destino con una smorfia dubbiosa: non avrò poi sbagliato a fare il carabiniere? L'altro, invece, incolore e appena schizzato a inchiostro, succhia tranquillo e convinto la sua granita, non ha problemi: la lucerna e il pennacchio fanno corpo con la sua persona come l'allegoria di un'idea unica e indivisibile, quell'idea appunto che sembra non sia ancora entrata nel cervello del patetico, sofferente compagno.