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Calendario storico

Anno 1987



Pagina sx. mese ottobre 1987 Pagina dx. mese ottobre 1987 - I Carabinieri cinofili

I Carabinieri cinofili

Agli inizi degli anni '50 un nuovo tipo di "arruolamento" ha avuto inizio nell'Arma, prima sperimentalmente, poi sistematicamente, con regolamenti molto severi. Il cane, il millenario e proverbiale amico dell'uomo, è entrato a far parte della compagine organizzativa dei Carabinieri quale elemento compositivo dell'unità cinofila, termine ufficiale col quale meglio non sarebbe stato possibile definire l'indissolubilità affettiva e operativa che unisce l'uomo e l'animale. Di un vero "arruolamento" in effetti si tratta, poiché il cane - per l'esattezza della razza 'pastore tedesco' - dopo gli accurati esami che sono di rito nell'Arma, viene assunto in servizio con un proprio foglio matricolare completo di ogni dato: nome, genitori, data di nascita, altezza, peso, mantello, indole, condizioni di salute, destinazioni, impieghi, azioni meritorie. E come il Carabiniere il cane è titolare di un numero di matricola, impresso come tatuaggio nella faccia interna dell'orecchio destro. Le unità cinofile dell'Arma hanno aggiunto accenti commoventi alle leggendarie imprese dei Carabinieri: infatti,il ritrovamento di un bambino disperso o la liberazione di un ostaggio sono stati spesso la felice conclusione di un'azione resa possibile proprio dall'intervento dei Carabinieri cinofili.Nei pressi di Trieste, nel 1962, la nonna di un bambino disperso aveva abbracciato il cane Bill e piangendo gli aveva sussurrato nell'orecchio: "Trovami Maurizio, trovami Maurizio" ed era quindi svenuta. Quando rinvenne, un appuntato dei Carabinieri, il conduttore di Bill, le era davanti insieme a Maurizio. Non è che un episodio fra i tanti. Da quando, nel 1957, il Centro Carabinieri Cinofili si è insediato nella villa Belvedere, sulle colline attorno a Firenze, le cronache giornalistiche e televisive ci hanno abituato all'immagine dell'unità cinofila, sempre presente e provvidenziale là dove un intervento umanitario o un'esigenza di polizia giudiziaria lo esigano. Qualche titolo di giornale potrà meglio illustrare l'estesa gamma di utilizzazione dei Carabinieri cinofili: "Maigret a quattro zampe", "Nel torrente la bambina scomparsa", "Ritrovata Maria Volgger", "Elicotteri e cani-poliziotto per recuperare un gregge", "Berry smaschera l'assassino ladro", infine "II sacrificio di un cane ha salvato due ostaggi". E su quest'ultimo titolo s'innesta e trova conferma la generosità del cane, spesso portata fino al supremo sacrificio, proprio come innumerevoli Carabinieri hanno fatto nell'adempimento del loro dovere. Nel carcere di Fossano, nell'autunno 1973, c'era stata una sommossa capeggiata dal detenuto Horst Fantazzini. Per domarla era stato chiesto l'intervento di unità cinofile dell'Arma. Facendosi scudo di due ostaggi, il pregiudicato aprì il fuoco sui Carabinieri. Fu a questo punto che il cane Alf 11° gli si avventò contro, restando mortalmente ferito. Gli ostaggi furono però liberati.Annualmente, sotto l'esperta guida di un istruttore capo e di sottufficiali istruttori, vengono svolti regolari corsi della durata di nove mesi, al termine dei quali Carabinieri e cani, dopo essere stati abilitati da un'apposita commissione, vengono inviati ai vari nuclei cinofili disseminati nella Penisola. Vi vengono inoltre addestrati cani da soccorso alpino, da adibire in occasione di slavine o valanghe nella ricerca di vittime o di infortunati. E' facile intuire che per ottenere dai cani il massimo rendimento è necessario che i Carabinieri conduttori posseggano spiccate doti di pazienza, perseveranza ed una buona dote di psicologia, essendo indispensabile individuare la "vera" personalità dei cani per poterne sviluppare gli istinti. Devono, in particolare, amare il loro "amico", che, con una dedizione cieca e totale, ripaga sempre l'uomo-padrone, quello stesso "uomo" che dalle immense foreste del passato, in un'epoca remota, lo tolse dal branco selvaggio, eleggendolo a compagno fedele del suo millenario cammino.