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Calendario storico

Anno 1985



Pagina di sinistra Carabiniere rocciatore con stambecco


Il Carabiniere di se stesso

Fino al 1917, passavamo l'autunno in una vecchia villa settecentesca sui primi dossi delle Prealpi, nei dintorni di Torino. Mio nonno era con noi, e tutte le mattine, metodicamente, lo accompagnavamo in una lunga passeggiata. Partivamo verso le otto, tornavamo per la mezza. Erano altrettante lezioni peripatetiche, che sono ancora tra i ricordi più belli della mia vita. E ci accadeva, quasi ogni volta, di incontrare una coppia di Carabinieri nel loro giro di perlustrazione. Tra il verdegiallo delle robinie che già incominciava a diradare, ero il primo a scorgere, in fondo alla stradina polverosa, il turchino delle uniformi (allora erano turchine in ogni stagione) e il rosso delle bande e il bianco della bandoliera e delle buffetterie...
Mio nonno coglieva l'occasione, e mi parlava dei Carabinieri. Non ricordo le precise espressioni. Ma ricordo benissimo che questi incontri avevano, ogni volta, per me, qualcosa di lieto, rasserenante, vitale. I Carabinieri, certamente in seguito a ciò che me ne diceva mio nonno, rappresentavano qualcosa di cui potevo sentirmi orgoglioso. I Carabinieri erano il simbolo della legge e dell'unità: erano il cemento che teneva salda in piedi la costruzione ancora giovane della nostra patria.
Non per nulla il grande critico e mio carissimo amico Emilio Cecchi, nel suo pessimismo, nel suo scetticismo, soleva sovente uscire in questa battuta:
"I Carabinieri? Io sto sempre dalla parte dei Carabinieri. I Carabinieri funzionano sempre. I Carabinieri sono una delle pochissime cose serie che esistano in Italia".
Ma esiste una ragione più profonda ancora, per stare dalla parte dei Carabinieri: una ragione non storica ma psicologica, non sociale ma individuale. Che cosa sono i popoli, le nazioni, le masse, che cos'è una società, una comunità, se non una moltiplicazione all'infinito dell'individuo umano con le sue passioni e la sua logica, con le sue virtù e i suoi vizi, con la sua buona e la sua cattiva volontà? Infatti, se nessuna collettività può vivere senza qualche turbolenza, senza qualche contrasto, senza annoverare in se stessa dei criminali, dei pazzi, dei furfanti, gruppi di individui o individui pericolosi ai propri simili, allo stesso modo l'uomo singolo trova qualche volta, almeno una volta nella vita, in se stesso il proprio pericolo, il proprio nemico. Non c'è nessuno, neanche il più saggio di tutti noi, che a un certo momento non dubiti di se medesimo e, straziato dall'incertezza, non fatichi a riacquistare quel minimo di tranquillità che gli è necessario per vivere, produrre, lavorare, non soffra a rimettere ordine dentro di sé. Nessuno, insomma, può dirsi completamente e sempre immune da un rischio, un inizio di schizofrenia.
Appunto per questo, sulla mia scrivania, ormai da anni, tengo un bronzetto, la statuina di un Carabiniere. Così mi ricordo che ognuno deve essere, al momento buono, il Carabiniere di se stesso.
Se la funzione del Carabiniere è indispensabile, che ognuno lo eserciti verso se stesso; se è una funzione necessaria alla vita dell'individuo, come dubitare che non lo sia ancora di più alla vita di una nazione?

MARIO SOLDATI