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Sul Podgora in grigio-verde

19 luglio 1915: i Carabinieri assaltano le trincee austriache sul Podgora (tavola di Vittorio Pisani).
Il 2 maggio si costituì il Reggimento Carabinieri Reali (tre battaglioni e nove compagnie) che fu inviato in prima linea e si distinse nei combattimenti del 18 e 19 luglio sul monte Podgora. I suoi effettivi, trattandosi di truppe mobilitate, ebbero subito la nuova tenuta da guerra standard, adottata per tutti i soldati, con qualche piccola variante. I carabinieri a piedi, come i fanti, indossavano la giubba in panno grigio-verde ampia, a un petto con abbottonatura coperta di cinque bottoni in frutto dello stesso colore.

Il colletto dritto era nero con alamari e stellette metalliche; cravatta a girocollo in tela bianca. Le spalle erano guarnite da un largo rinforzo e all'attaccatura delle maniche figuravano gli spallini, comunemente detti "salamini" per la caratteristica foggia. Paramani a punta. Posteriormente la giubba, aperta ai fianchi, aveva due bottoni di frutto per parte per la chiusura. Le tasche erano interne, a toppa: due al petto e una alla falda destra.


Carabiniere a cavallo con la speciale giberna a tracolla dei corpi di cavalleria. L'immagine si riferisce al 1916. L'arma è un revolver modello 1889 (disegno di Giorgio Cantelli).


Anteriormente, all'interno della falda sinistra, in basso, era situato il piastrino di riconoscimento. Sotto la giubba veniva indossata una camicia bianca e un gilet in panno grigio-verde. I pantaloni di panno, stretti verso la caviglia e dotati nel punto di vita di una fascia regolabile, avevano due tasche lungo le cuciture dei fianchi. Polpacci e caviglie dal novembre del 1916 vennero serrati con le famose fasce mollettiere. Come calzature, stivaletti chiodati neri. Le buffettiere erano costituite da: un paio di giberne, ciascuna con due tasche, con cinturino e bretella; correggiolo per il revolver modello 1889; relativa fondina al fianco sinistro. Il tutto in tinta grigio-verde. D'inverno i militari a piedi indossavano una mantellina a ruota sempre in panno grigio-verde, con collo rovesciato e stellette. Ebbero pure un'altra mantellina, piuttosto corta e in taglia unica, in tela grigia impermeabile senza stellette. Nel settembre 1917 fu loro distribuito il cappotto per truppe a piedi, con alamari.



I carabinieri a cavallo avevano la giubba delle truppe montate, uguale nelle linee generali all'altro modello, ma senza rinforzi alle spalle e, al posto dei "salamini", due controspalline con bottoncini di frutto. Sul retro una sola apertura al centro, con due bottoncini e una martingala con due bottoni grandi. Il piastrino di riconoscimento era cucito in alto, tra la prima e la seconda asola. Pantaloni alla cavallerizza, con rinforzi nelle parti interne. Ai piedi: stivaletti e gambali modello "ardito", speroni bruniti. In inverno i carabinieri a cavallo indossavano il cappotto lungo a doppio petto con quattro bottoni coperti per parte, controspalline, paramani a punta, collo ampio rovesciato con stellette, due tasche verticali al petto e due orizzontali con pattine alle falde (la sinistra con asola per i pendagli della sciabola). Dietro vi erano una martingala con due bottoni grandi e un piegone con due bottoncini all'estremità inferiore. La buffetteria era quella della cavalleria: bandoliera a due tasche modello 1891 in cuoio originariamente marrone, poi tinta in grigio-verde come da disposizione del 20 maggio 1915; fondina in tinta per il revolver '89. Per tutti come copricapo era prescritta la classica "lucerna", con copertina di tela grigio-verde stabilita il 10 settembre 1915; negli accantonamenti e all'interno degli accampamenti poteva essere indossato il berretto d'ordinanza comune a tubo in panno o in feltro grigio-verde con visiera opaca e soggolo dello stesso colore.


Un carabiniere in servizio di sentinella alle pendici del Podgora alla vigila della cruenta battaglia del 18-19 luglio 1915.
Nel gennaio del 1917 fu pure adottato per l'Arma l'elmetto tipo "Adrian modello 16", con la variante del cappietto e fiamma metallici e coccarda tricolore, ma ne vennero dotati solo i militari dislocati sulla linea del fronte, in prossimità del tiro nemico. Nei servizi di rappresentanza o in pattuglia nelle retrovie, si usava anche la bandoliera nera tinta in grigio-verde. L'armamento era quello proprio dell'Istituzione: il già accennato revolver Bodeo modello 1889 e il moschetto da cavalleria modello 91. I militari a piedi in prima linea furono pure dotati del moschetto 91 T.S. e del fucile 91 con baionetta. Quali armi bianche i carabinieri a piedi, per alcuni servizi di rappresentanza o fuori servizio negli accantonamenti, portavano la tipica daga modello 1814-34; quelli a cavallo avevano sempre la sciabola modello 71 brunita secondo le disposizioni del 9 aprile 1915, con pendagli e dragona grigio-verdi. Per quanto riguarda i militari dell'Arma impiegati in reparti speciali: gli arditi indossavano la relativa giubba con collo aperto; i ciclisti, come i sottufficiali, la giubba di fanteria però con le controspalline; i piloti del Corpo Aeronautico Militare conservarono più o meno le uniformi di provenienza (a cavallo, a piedi, da ufficiale) con l'aggiunta dei diversi distintivi d'impiego sugli spallini o sulle controspalline (dirigibilisti, aviatori, eccetera); ebbero inoltre i calzettoni, ovviamente cuffia e casco in cuoio marrone e un giubbone in pelle nera o marrone scuro, foderato di pelliccia di montone.


Brigadiere Guardia del Re nell'uniforme grigio-verde delle Armi a cavallo.
Anche lo Squadrone Carabinieri Guardie del Re ("Corazzieri") fu mobilitato praticamente al completo per il fronte al seguito del sovrano. I suoi militari adottarono quindi il grigio-verde delle armi a cavallo, ma la giubba aveva tasche oblique alle falde con pattine e il colletto rosso: berretto da ufficiale con aquila reale; elmo modello 1900 con foderina grigia e fregio in lana nera. Per gli ufficiali dei Carabinieri Reali l'uniforme da guerra grigio-verde venne prescritta con circolare del Ministero della Guerra- Segretariato Generale - Divisione Stato Maggiore del 2 luglio 1915. L'uso di tale tenuta era obbligatorio per gli ufficiali appartenenti a truppe mobilitate e/o residenti in località dichiarate in stato di guerra. La giubba, uguale a quella degli altri militari, aveva le controspalline e quattro tasche: due al petto (a toppa cancellata) e due oblique (alle falde), tutte con pattine a zampa d'oca; era chiusa da sei bottoni d'osso e sul colletto, di panno nero, gli alamari da truppa. Sul retro, un unico spacco centrale; la camicia era bianca con colletto e polsini rigidi. Pantaloni corti alla cavallerizza con rinforzi interni e stivali neri o gambali "a stecca" e persino fasce mollettiere completavano il quadro generale.


Ufficiali in unifome grigio-verde fotografati a Roma all'inizio del conflitto italo-austriaco (1915-1918).
Il berretto era del tutto simile a quello della truppa con i gradi sulla fascia; in più gli ufficiali dell'Arma avevano la "feluca" ricoperta da una foderina di tela grigio-verde come la "lucerna". D'inverno: mantello a ruota grigio-verde con collo rovesciato e cappotto a doppio petto con cinque bottoni di metallo brunito per parte e due tasche ( in quella sinistra v'era l'asola verticale per i pendagli della sciabola), con apertura lunga sul retro e martingala. A tracolla: la stessa bandoliera dei carabinieri a cavallo, con fondina per la pistola automatica tipo Glisenti modello 1910 (o revolver 89 o pistola Beretta modello 1915). La sciabola era la modello 1873 brunita. Riguardo a fregi e gradi, con disposizione del 9 aprile e del 12 agosto 1915 i fregi divennero in seta e/o lana grigio-verde; i gradi al berretto (ufficiali e marescialli) di seta e lana grigio- verde o nera (marescialli), quelli alle maniche (sottufficiali e appuntati) in lana nera. Gli ufficiali portavano le insegne di grado, stellette d'argento con o senza galloncino, anteriormente sui paramani.