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Le truppe coloniali e cammellate

Un gruppo di sottufficiali e carabinieri del primo contingente dell'Arma inviato in Libia nell'ottobre 1911.
Se è vero, come già accennato altrove, che gli studi uniformologici in genere aumentano di complessità man mano che si viene con le ricerche verso i tempi attuali, nei quali il progresso tecnologico e le "filosofie" operative tendono a diversificare, finanche in dettagli minimi, gli equipaggiamenti individuali a seconda dello specifico ruolo dei militari, è altresì vero che, per quanto oggi le assegnazioni dei nuovi capi avvengano quasi in "tempo reale" rispetto al passato, ci sono pur sempre fasi di accavallamento nelle quali le vecchie dotazioni coesistono con le nuove, secondo le disponibilità ed i criteri degli approvvigionamenti e della distribuzione geografica rispetto alle esigenze d'impiego. Figurarsi cinquanta, cent'anni fa o più! E, in particolare, pensiamo alle colonie, ove reparti, spesso piccoli come le Stazioni dei Carabinieri, erano disseminati in aree molto vaste, notevolmente distanti tra esse e dalla madrepatria (si pensi alla Libia ed all'Eritrea): lentezza dei trasporti via mare e a dorso di mulo o di cammello; difficoltà logistiche (ad esempio magazzini di raccolta lontani); conseguente necessità di adattarsi con i materiali reperibili al momento e quant'altro.


Ufficiale della Legione Carabinieri di Libia. Indossa l'uniforme grigio-verde caratterizzata dal colletto e dai paramani rossi.
A queste complicazioni si devono poi aggiungere i fattori climatici ed operativi regionali e, addirittura, a livello locale, connessi con la facoltà dei comandanti di presidio o/e di corpo di autorizzare variazioni, diciamo così, "sul campo", come si evince anche dalla notevole documentazione fotografica. Quindi, anche per il terzo volume, al pari del resto dell'opera, vale quanto è stato premesso al primo: questa è una trattazione ad ampio respiro e, giocoforza, dettagliata negli aspetti generali salienti e nei particolari significativi, ma sempre sintetica pur nel suo rigore scientifico, per cui vuole appunto essere "solo l'inizio di un approfondimento che non conoscerà soste", uno stimolo per i cultori e gli studiosi ad aggiungere il loro apporto completando, confermando od anche confutando ciò che qui è detto.

Ma veniamo all'argomento. Il 29 settembre 1911 l'Italia dichiarava guerra all'Impero Ottomano per il possesso dei territori africani compresi tra la Tripolitania, la Cirenaica ed il Fezzan, i quali, insieme, costituivano quella regione a noi meglio nota con il nome di Libia. La guerra ebbe inizio propriamente il 5 ottobre successivo, con lo sbarco nei pressi di Tripoli dei marinai dell'ammiraglio Umberto Cagni, quindi il 15 partiva il primo scaglione della 2° Divisione speciale destinata ad operare in Cirenaica, della quale faceva parte una Sezione Carabinieri Reali mobilitata dalla Legione di Roma; il 16 prendeva il mare verso la Tripolitania un Corpo di Spedizione agli ordini del generale Carlo Caneva, nel quale erano comprese tre Sezioni mobilitate dalla Legione di Napoli.


Ufficiale e sottufficiali addetti all'organizzazione del contingente dell'Arma in Libia nel 1912.
Com'erano vestiti i nostri Carabinieri? Con l'uniforme per servizi fuori residenza, come testimoniano le foto e gli spezzoni cinematografici dell'epoca conservati all'Istituto Luce, vale a dire: giubbone e pantaloni di panno turchino infilati negli stivalini allacciati, berretto e casco coloniale, tascapane, buffetterie da fanti (i militari a piedi), con due giberne nere poste sul davanti fissate in vita ad un cinturino e due spallacci, revolver mod.89 con fondina e correggiolo di cuoio marrone e moschetto mod. 91; quelli a cavallo avevano i pantaloni bigi con bande turchine, bandoliera nera e sciabola mod. 71 (s'intende, oltre alla pistola ed al moschetto); sciabola mod. 55 per i marescialli a piedi. Gli ufficiali stavano in piccola uniforme, con la giubba da campagna ed i pantaloni da cavallo turchini infilati negli stivali o nei gambali; sul capo calzavano il normale berretto od il casco coloniale bianco; avevano inoltre la bandoliera mod.1901 ed il revolver.

Nelle cerimonie di particolare rilievo o come guardie d'onore a dignitari locali, i militari dell'Arma indossavano l'uniforme ordinaria con l'abito a code di piccola uniforme, la bandoliera bianca ed il casco coloniale con pennacchio rosso-blu. Nel corso delle operazioni (1912) poi, i Carabinieri furono dotati dell'uniforme grigio-verde come gli altri soldati, ma con colletto e paramani rossi, anche su loro pressante richiesta in quanto con l'uniforme turchina venivano facilmente scambiati per... truppe regolari turche, con le conseguenze facilmente immaginabili. C'è anche da dire che alcuni reparti indossavano le uniformi coloniali di tela kaki, ma sempre con paramani rossi. Questa la guerra di Libia.


Un brigadiere e uno zaptié in servizio di pattuglia nel 1912. Il sottufficiale indossa la giacca di tela kaki con manopole e colletto rossi.
Per quanto attiene in genere all'uniforme coloniale, già nel 1901 era stata adottata per gli ufficiali una giubba di nuovo modello, color kaki con collo ovviamente chiuso, ad un petto con cinque bottoni di metallo bianco e quattro tasche a toppa con pattine. E finalmente il 21 luglio 1913 venne approvata l'"Istruzione sulla divisa e sull'uniforme del R. Corpo di truppe coloniali di Eritrea" che sostituiva la precedente del 1904, riguardante anche l'Arma. Il documento prescriveva quattro tipi di uniforme: grande; di marcia; ordinaria; di fatica o piccola uniforme per gli ufficiali.La grande uniforme degli ufficiali era composta dalla giubba da campagna nera, con pantaloni lunghi o da cavallo neri con doppie bande scarlatte, stivalini neri con o senza gambali, oppure ancora stivali in cuoio naturale (in genere gli ufficiali dell'Arma portavano quelli neri facoltativi), casco coloniale kaki con velo azzurro alla base della calotta e pennacchio a salice rosso e blu, bandoliera di cuoio naturale, sciabola con accessori in cuoio naturale; fuori servizio si portava sempre il berretto nero senza sciabola; nei bassipiani eritrei s'indossavano giubba e pantaloni di tela bianca, casco facoltativo anche fuori servizio o berretto con foderina bianca.