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L'uniforme di guerra - 1940

Tre carabinieri al fronte con l'uniforme di guerra adottata per il Regio Esercito il 5 giugno 1940.
Il 5 giugno 1940, pochi giorni prima dell'entrata ufficiale in guerra dell'Italia, venne stabilita per il Regio Esercito una uniforme specifica comune a tutti i militari detta "uniforme di guerra", precisata in dettaglio con atto n. 548 del Giornale Militare del 25 luglio successivo. Si trattava in sostanza dell'uniforme di panno grigio-verde, adottata con le "Aggiunte e Varianti n.2 al regolamento sull'uniforme del 1931" del 14 novembre 1933, modificata per rispondere alle esigenze del campo di battaglia. Per quanto riguarda i Carabinieri, le modifiche furono: per la tenuta ordinaria nera degli ufficiali era d'obbligo come copricapo la bustina senza filettature e con il fregio ricamato in rayon (fibra tessile ricavata dalla lavorazione della cellulosa) giallo, come pure quella screziata di nero per il berretto turchino dei marescialli; giubba nera per ufficiali e turchina per marescialli guarnita di alamari in formato ridotto e senza profilature, gradi più piccoli sempre in rayon bianco (screziato di nero per i marescialli) cuciti per gli ufficiali dentro e non sopra ai paramani; pantaloni senza bande.


Sottufficiali e carabinieri in servizio alla Stazione di Eleusi, in Grecia (1943).
Per l'uniforme turchina degli altri militari vi fu: l'eliminazione degli accessori metallici da tutti i capi di vestiario con esclusione dei bottoni; l'adozione di paramani dritti anziché a punta per giubbe e cappotti e dei gradi in rayon bianco stabilita con atto n.28 dell'8 gennaio 1941. Ai sottufficiali ed ai carabinieri a piedi venne prescritto l'uso di fasce mollettiere; gli autisti ebbero inoltre in distribuzione un soprabito turchino ad un petto di forma a "campana", con cinque bottoni a scomparsa, collo ampio dotato di linguetta mobile, paramani pure con due linguette a due bottoni per parte e due tasche orizzontali con pattine. Con l'inizio delle ostilità, come per il primo conflitto mondiale, anche i Carabinieri ebbero l'uniforme grigio-verde che inizialmente fu assegnata solo alle unità mobilitate. Qui ricordiamo che l'Arma partecipò alle operazioni belliche con 36 Battaglioni, un Battaglione paracadutisti, uno squadrone a cavallo, un gruppo autonomo, 19 Compagnie autonome, un Nucleo per la base tradotte, 410 Sezioni (miste, alpine, per l'Aeronautica, celeri e motorizzate), Nuclei per i vari uffici postali e comandi presso i Gruppi d'Armate, le Armate, i Corpi d'Armata, le Intendenze, le basi navali ed aeree, le Divisioni e le Brigate.

Successivamente gli allievi carabinieri ebbero unicamente quell'uniforme. In teoria il modello doveva essere quello prescritto il 25 luglio 1940 poi modificato il 16 ottobre seguente, ossia in panno con mostreggiature ed insegne di grado in rayon (che gli ufficiali dovevano cucire dentro i paramani), bustina mod.1935 senza visiera mobile e con fregio in rayon nero per i militari di ogni grado, in pratica vi furono delle varianti che vedremo più avanti. In dettaglio l'uniforme di guerra era composta nel modo seguente. La giubba originariamente modello 1937, come da atto n. 900 G.M. dell'8 dicembre, era ad un petto con tre bottoni di frutto, collo rovesciato aperto, quattro tasche a toppa cannellate al centro con pattine del tipo detto a "zampa d'oca" e bottoncini di frutto grigio-verdi; due tasche interne erano praticate anche alle falde, chiuse con un bottone pure di frutto. Le controspalline semi-fisse avevano sempre bottoncini di frutto; i paramani erano dritti. Sul retro della giubba figurava un piegone con i lembi sovrapposti e cucitura a triangolo sul vertice; la truppa cingeva inoltre un cinturino di stoffa, modello 40, passante per quattro asole e chiuso da due bottoni di frutto che peraltro veniva portato fuori servizio in quanto durante le operazioni venivano allacciate le buffetterie da fanteria o da cavalleria.


La 201° Sezione Mista Carabinieri mobilitata, costituita il 17 novembre 1940 e destinata al Comando Superiore delle Forze Armate in Albania.
Sotto la giubba si indossava la camicia grigio-verde adottata il 30 ottobre 1939, in flanella d'inverno ed in tela d'estate: la prima era aperta sino allo stomaco, fermata all'altezza dello sterno da un unico bottone, sul petto figuravano due tasche a toppa come quelle della giubba; l'altra era chiusa da due bottoni e non aveva tasche, ambedue recavano un cannello al centro del dorso ed il collo era costituito da una specie di cinturino dritto, chiuso con due bottoncini, su cui veniva applicato il vero colletto rovesciato ed intercambiabile, la cravatta, originariamente nera, poi grigio-verde nel 1940, fu abolita nel 1942. Gli ufficiali portavano la camicia con controspalline, chiusa da quattro bottoni. I pantaloni per i militari a piedi erano del tipo alla "zuava", per gli ufficiali e per quelli montati erano del modello corto da cavalleria. I cappotti all'inizio della guerra erano di due fogge: per armi a piedi e a cavallo; ma dal 1942 venne distribuito di volta in volta, all'occorrenza comprovata (data la penuria di capi), solo quello da cavalleria. Come copricapo i carabinieri, oltre alla bustina, per servizi di ordine pubblico, di pattugliamento e perlustrazione, d'onore e presso i Comandi, calzavano la tradizionale lucerna foderata in tela grigia come per la grande guerra, sempre con fiamma in rayon nero. Per tutti anche l'elmetto mod.33 grigio-verde con fregio nero.

Accanto all'uniforme di guerra del Regio Esercito, vi era un'uniforme cosiddetta "adeguata all'uniforme di guerra" da indossare in mancanza di disponibilità della tenuta regolamentare, prevista per ufficiali e marescialli dalla stessa normativa del 5 giugno 1940 ed estesa, ovviamente, anche all'Arma. Sostanzialmente si trattava dell'uniforme di marcia sia nera che turchina e grigio verde già contemplata in tempo di pace e adeguata alle esigenze belliche. Le modifiche consistevano nell'abolizione delle filettature, nei gradi e negli alamari più piccoli, nell'abolizione dei fregi sulle spalline degli ufficiali. Per quanto riguarda l'uniforme grigio-verde, avrebbe dovuto essere rigorosamente in panno, ma venne poi consentita anche in cordellino con bande nere e pistagne scarlatte ai pantaloni degli ufficiali e berretto rigido, tuttavia l'uso era facoltativo limitatamente al territorio nazionale, in zona di guerra solo eccezionalmente per circostanze molto particolari. Era stabilita pure una "grande uniforme ridotta": ossia quella grigio-verde in panno o cordellino, da indossare con cinturone, spallaccio di cuoio marrone con fondina e pistola, sciarpa azzurra per gli ufficiali, camicia grigio-verde con cravatta nera e guanti in pelle marrone.


Ufficiale in uniforme grigio-verde (1940)
In un primo momento erano previste la camicia bianca e la sciabola, ma in seguito queste rimasero solo per la grande uniforme ridotta derivata dall'ordinaria nera o turchina. Al di là della regolamentazione ufficiale, c'è però da tener presente che a volte le norme non venivano strettamente osservate, un po' per penuria di vestiario, un po' per la particolarità dei servizi affidati all'Arma (territoriale, rappresentanza ecc.) e un po', diciamolo, per i soliti personalismi, per cui il dovizioso materiale fotografico a disposizione offre un panorama abbastanza ampio di tipologie. Così ad esempio troviamo carabinieri che indossavano la giubba grigioverde primo tipo mod.1933, con bavero in panno nero ed alamari lunghi, altri con gradi grandi, quasi tutti gli ufficiali in Patria portavano l'uniforme nera con berretto rigido o quella in cordellino grigio-verde fatta confezionare apposta e con i gradi sopra ai paramani e così via dicendo. Ultima nota: il 1° luglio 1940 furono radunati presso la caserma "Podgora" a Roma 22 ufficiali, 50 sottufficiali e 320 tra appuntati e carabinieri, tutti volontari, da destinare alla Scuola Paracadutisti di Tarquinia per costituire il Battaglione Carabinieri paracadutisti.


Durante la guerra il reparto fu impiegato, appiedato, in Africa Settentrionale al comando del maggiore Edoardo Alessi e si distinse in particolare nella difesa del bivio di Eluet el Asel, nel Gebel cirenaico, il 19 dicembre 1941, meritando alla Bandiera dell'Arma una Medaglia d'Argento al Valor Militare. L'uniforme dei Carabinieri Paracadutisti (i quali peraltro in Africa indossarono la tenuta coloniale dei fanti) era molto semplice, alquanto diversa dalla stessa delle altre truppe: si trattava infatti di una tuta grigia piuttosto ampia, con collo dritto e abbottonato, cintura di stoffa con fibbia doppia ad anello, tasche grandi interne e gradi cuciti sulla parte sinistra del petto, che si indossava direttamente sulla normale uniforme di guerra; il tutto era completato dall'elmetto specifico da parà, da speciali stivaletti con suole in gomma, ginocchiere e guantoni.