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In memoria del capitano Vittorio Bellipanni
Capitano Vittorio Bellipanni in compagnia di Gabriele D'Annunzio, a cui era legato da una fraterna amicizia.

"Un'altra gioventù è abbattuta, un'altra virtù è tronca; un'altra fossa è scavata, un'altra croce è infissa. E nondimeno, anche in questo nuovo funerale, noi combattenti non deploriamo la morte ma esaltiamo la vita, non conduciamo un lutto ma celebriamo un trionfo. Ogni giorno si fa più stabile in noi la credenza che considera il sacrifizio di sangue come un aspetto presente della vita eterna, come una creata figura della immortalità terrena. Il transito degli eroi è un mistero grandioso, nella religione della Patria.

Ecco che le loro schiere rimangono in piedi, con le loro armi sanguinanti e fumanti, frapposte tra il passato e l'avvenire come già tra il nemico e il suolo sacro. Il destino d'Italia così lo tagliano in due, nettamente, come un istmo. Non diminuiscono il nostro numero; anzi aumentano il nostro potere e il potere dei figli. Non hanno dunque l'aspetto del dolore ma la sembianza della bellezza e della pienezza. Essi ci sorridono perché le nostre lacrime contenute dentro il saldo cuore si convertano in quell'amaro senza acerbo che bene fu detto "il sale della forza".


La giubba dell'uniforme di guerra del capitano Vittorio Bellipanni.

Anche nel volto consunto di questo giovine capitano il sorriso è rimasto; e c'illumina tuttavia a traverso il feretro, più potente di questo sole crudo su questa strada nostra scalpitata dai fanti e solcata dai carri. Noi sentiamo che il suo silenzio è tuttavia operoso, come quando in silenzio egli faceva ogni giorno l'offerta della sua vita alla disciplina della guerra, che non era per lui se non il primo comandamento della Patria: condizione essenziale di salute e di vittoria. Quest'assidua dedizione di sé, nella semplicità più verace, nella leale vigilanza, egli c'insegna, affermandola come la regola severa dell'Arma in cui aveva l'onore di servire. E l'Arma della fedeltà immobile e dell'abnegazione silenziosa; l'Arma che nel folto della battaglia e di qua dalla battaglia, nella trincea e nella strada, nella città distrutta e nel camminamento sconvolto, nel rischio repentino e nel pericolo durevole, dà ogni giorno eguali prove di valore tanto più gloriosa quanto più avara le è la gloria; l'Arma dei Carabinieri del Re incide oggi il nome del capitano Vittorio Bellipanni nelle tavole dei grandi esempii."

12 giugno 1917


Firma di Gabriele d'Annunzio