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Evoluzione e trasformazione delle bardature dal 1912 al 1939

Le bardature prescritte per gli ufficiali dei Carabinieri Reali si trasformarono nel tempo seguendo esigenze e criteri diversi da quelli usati per sottufficiali e carabinieri, la qual cosa condusse a risultati finali del tutto difformi, certo meno drastici per i primi. Mentre per gli ufficiali si trattò di un processo di semplificazione rispetto alle precedenti prescrizioni, per il resto dei militari a cavallo si giunse ad una completa sostituzione della bardatura tradizionale. Pertanto seguiremo separatamente i due percorsi evolutivi.

Bardatura dei sottufficiali e carabinieri a cavallo


A. Degai, 'Vicebrigadiere a cavallo in piccola uniforme' (1912)
Per dare più chiaramente il senso dei cambiamenti introdotti è necessario fare un passo indietro, tornando al momento in cui ebbe inizio la fase delle trasformazioni più significative, al 1885. Fino allora la bardatura dei militari dell'Arma a cavallo era rimasta sostanzialmente quella descritta nel 1820, con il primo manuale d'istruzione pratica, redatto ad uso esclusivo dei Carabinieri, per le loro esigenze addestrative. Prima di allora si estrapolavano, dalle istruzioni per i corpi di cavalleria e di fanteria, capitoli o paragrafi applicabili anche per l'Arma. Nel corso di quegli anni erano stati introdotti solo accorgimenti tecnici poco rilevanti, che nella maggior parte dei casi servivano a migliorare la funzionalità della bardatura, specie della sella, senza tuttavia alterarne l'aspetto nel suo insieme.

La bardatura a cui ci riferiamo è quella da parata, detta anche "grande bardatura", prescritta quando il carabiniere indossava la grande uniforme. Essa si componeva dei seguenti elementi: sella alla dragona; mezza gualdrappa di panno turchino scuro (intera per i marescialli d'alloggio), bordata di gallone bianco (argento con due righe di seta azzurra lungo i bordi per i marescialli d'alloggio) e con granate negli angoli; fonde di cuoio per le pistole guarnite da cappelletti e coprifonde di panno turchino scuro con bordo dello stesso gallone della gualdrappa; doppie corregge físsate all'arcione anteriore, per ancorare il calcio e la canna del moschetto; cuscinetti fissati con le cinghie della groppiera, usati per mantenere bene in posizione orizzontale la valigia. Gli altri elementi erano la briglia completa, il pettorale, gli staffili con le grandi staffe in ferro forbito a doppio ponte ed infine la sopraffascia. Quella che abbiamo descritta è certamente una bardatura militare, ma non del tipo in uso presso i corpi di cavalleria, perlomeno dopo il 1820 circa.


Giorgio Olivetti, 'Carabiniere a cavallo in tenuta da campagna' (1915)
Nell'Armata Sarda questo modello era adottato solo per i Carabinieri Reali; costituiva una distinzione al pari i un'uniforme, ereditata dei preesistenti corpi di gendarmeria. Infatti il carabiniere aveva tutte le prerogative di un gendarme, prima di tutto nei compiti e nelle attribuzioni, che si riflettevano nei simboli esteriori della sua tenuta, dal cappello bicorno alle cordelline e agli alamari, che lo designavano quale appartenente ad un corpo reale con il rosso, l'argento ed il turchino, colori araldici di Casa Savoia. Da un punto di vista più puramente tecnico bisogna poi dire che le caratteristiche di sella, briglia e staffe sono state sempre scelte da chi cavalca in funzione del tipo di attività da svolgere, perché determinano l'assetto del cavaliere (es.: monta western, all'inglese, dressage, salto, ecc.). È chiaro comunque che la scelta dipende dalle caratteristiche morfologiche del quadrupede ed è sempre al primo posto.

I compiti assegnati al carabiniere a cavallo erano: perlustrazioni, scorte di sicurezza, scorte d'onore ( al re compreso ed ai principi reali), staffette e porta-ordini per gli alti comandi, controlli di polizia militare e di ordine pubblico. In sostanza il carabiniere montato svolgeva gran parte del suo servizio alle medie andature, quindi usando la cavalcatura prevalentemente come mezzo di trasporto. Nei corpi di cavalleria, l'azione tattica si svolgeva alle andature veloci: ad esempio la cavalleria pesante manovrava in formazione compatta, travolgendo il nemico con la sua massa d'urto nell'impeto della carica al gran galoppo; la cavalleria leggera, invece, aveva altri compiti, quali il fiancheggiamento, l'appoggio alla fanteria, i colpi di mano, le azioni di disturbo, l'esplorazione, tutte operazioni che richiedevano grande rapidità e prontezza d'intervento, quindi andature veloci. I manuali d'istruzione per la cavalleria, pubblicati negli anni della Restaurazione, stabilivano, per le due specialità classiche dell'arma (pesante e leggera) due tipi differenti di bardatura.

Con l'Istruzione del 1833 (Esercizio ed evoluzione della Cavalleria) venne adottato un modello unico per tutti i corpi; solo i Carabinieri Reali conservarono quella inizialmente prescritta per loro. Le modifiche alla bardatura dei Carabinieri, introdotte nel 1885, furono determinate in gran parte dalle novità ordinative di quegli anni. In caso di conflitto, i piani di mobilitazione prevedevano infatti la costituzione di unità operative dell'Arma, inquadrate con la Milizia Territoriale. Quindi fu deciso di modificare la bardatura adeguandola, per taluni particolari, a quella della cavalleria; la vecchia valigia squadrata fu sostituita dalle bisacce, le due fonde delle antiche pistole ad avancarica scomparvero per far posto alle "tasche", anch'esse però per ragioni estetiche coperte da cappelletti e coprifonde, al posto della sella alla dragona si adottò la sella all'inglese del tipo già usato dai Corazzieri. Con la distribuzione del moschetto mod.91, nel 1896 cambiò il modo di inserire l'arma nella bardatura; si decise allora di adottare lo stesso tubo porta-moschetto già previsto per i corpi di cavalleria e per realizzare questo cambiamento si adattarono la sella e la bisaccia di destra.

Nel 1912, quando la guerra italo-turca era in pieno svolgimento, il Ministero della Guerra pubblicava una nuova Istruzione sull'affardellamento e sulla bardatura per i Carabinieri Reali (19 gennaio 1912), in base alla quale un'altra modifica veniva introdotta, nel senso che scomparivano le due tasche di cuoio fissate all'arcione anteriore, sulle quali erano stati poi adattati i vecchi cappelletti ed i coprifonde. Al loro posto veniva fissato all'arcione il mantello arrotolato, proprio come la cavalleria portava il pastrano. La piegatura del mantello doveva formare un cilindro della lunghezza di m.1,10; nella bardatura ordinaria il mantello si piegava in modo che il rosso della fodera non comparisse, mentre nella bardatura di parata il rosso doveva invece trovarsi esternamente nella parte superiore. Per proteggere l'indumento dallo sfregamento delle redini si disponeva sull'arco della piegatura una protezione in pelle di montone annerita, fissata alle estremità con dei laccioli, mentre al centro esso era passato sotto la correggia dell'arcione. Le due grandi bisacce di tela olona erano ricoperte esternamente di pelle di vitello con il pelo annerito e venivano fissate all'arco posteriore della sella.