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Le pistole del grigio-verde: La pistola Glisenti

Pistola Glisenti vista sulla sinistra.
Abbiamo detto precedentemente che il revolver mod. 1889 era un'arma robusta, economica e funzionale, ma superata dai tempi sin dalla sua adozione; ciò indusse lo Stato Maggiore del Regio Esercito, dai primi del '900, a premere sul Governo per sostituirlo, almeno per gli ufficiali, con una pistola semiautomatica. Gli sforzi andarono a buon fine nel 1909, allorché si decise di bandire un concorso per la fornitura appunto di una nuova pistola in calibro 9 mm. da distribuire agli ufficiali in luogo del vecchio revolver. Già nel 1905 la Società Siderurgia Glisenti di Carcina (BS) aveva brevettato una pistola semiautomatica, progettata da Abiel Bethel Revelli, ufficiale di artiglieria, in calibro 7,65 parabellum, per cui la gara indetta dal governo italiano indusse la MBT (Meccanica Bresciana Tempini), che aveva rilevato la sezione armi della Glisenti e nel frattempo aveva condotto esperimenti per elevare il calibro di quella pistola, a parteciparvi risultandone poi inspiegabilmente vincitrice su altri marchi di notevolissima caratura, quali Luger, Mannlicher e Colt.


Pistola Glisenti vista sulla destra.
Con tutta probabilità si trattò di un fatto di costi, com'è noto da sempre i nostri governanti, non avendo a disposizione fonti naturali di ricchezza, si dibattono con problemi di spesa. Fatto sta che la Glisenti (così, impropriamente, è noto il modello della MBT), arma non scadente, ma neppure eccelsa, fu adottata il 2 maggio 1911, con il nome di Pistola mod. 1910. La canna, lunga 95 mm., aveva sei righe destrorse ed era avvitata alla culatta, di forma squadrata, entro la quale scorreva l'otturatore con alette posteriori zigrinate, la cui corsa veniva limitata da una chiavetta situata sul retro della culatta stessa che tratteneva anche la molla di recupero; l'otturatore a sua volta recava il percussore azionato dalla molla di recupero e la sicura con alette sporgenti, che avevano la funzione di blocco e sblocco del percussore. Il dente di arresto di quest'ultimo era avvitato sulla testa dell'asta guidamolla ed era azionato dalla leva di scatto imperniata alla culatta.

L'estrattore si trovava sulla faccia superiore dell'otturatore; l'espulsore era situato nel castello. La culatta, infine, scorreva sul castello dell'arma tramite due guide ed aveva una sua molla di recupero alloggiata sotto la parte anteriore. Sempre nel castello si trovava imperniato un sistema di chiusura a blocco rotante, invenzione originale ed esclusiva di Revelli, munito di un dente azionato da una molla a lamina, che agganciava l'otturatore mantenendolo, durante il rinculo seguente allo sparo, vincolato alla culatta per una brevissima corsa sinché la rotazione del blocco non disimpegnava il dente. Nella parte anteriore dell'impugnatura, una leva assolveva la funzione di sicurezza contro gli spari accidentali bloccando il grilletto, per cui la pistola doveva essere impugnata correttamente in modo che la leva, premuta, svincolasse il grilletto stesso. Il caricatore era alloggiato nell'impugnatura inserito dal basso e trattenuto da un fermo con bottone zigrinato per lo svincolo posto sulla guanciola sinistra; come pressoché per ogni pistola semiautomatica, dopo l'ultimo colpo l'otturatore era bloccato in apertura dall'espulsore spinto dall'elevatore del caricatore. Questo aveva una capacità di sette cartucce.


Pistola Glisenti brunita.
La Glisenti era brunita interamente, eccettuati l'otturatore, la chiavetta, il grilletto, il caricatore ed un particolare cacciavite inserito nell'impugnatura per lo smontaggio dell'arma, che erano nichelati. Il funzionamento avveniva in questo modo: afferrato l'otturatore per le alette, lo si tirava indietro e lo si rilasciava inserendo in tal modo la prima cartuccia in canna; poi, premendo il grilletto, si otteneva lo sgancio del percussore che veniva proiettato in avanti dalla molla sino a percuotere il fondello del bossolo; avvenuto lo sparo, la molla stessa, fermata da due dentini interni all'otturatore, si ridistendeva richiamando indietro il percussore; contemporaneamente canna, culatta ed otturatore arretravano determinando la rotazione all'indietro anche del blocco di chiusura;


Pistola Glisenti brunita.
quindi canna e culatta si fermavano su un risalto, mentre il dente del blocco, persa la presa, liberava l'otturatore che, per effetto della pressione residua dei gas, si apriva ed estraeva il bossolo espellendolo; la corsa si arrestava sul traversino posteriore dell'arma, poi la molla di recupero, compressa, si distendeva nuovamente riportando avanti l'otturatore, che sfilava dal caricatore e incamerava un'altra cartuccia. Del mod.1910 fu realizzata successivamente anche un'altra versione, più semplificata e robusta, ovviamente per abbassare i costi di produzione, detta "Brixia" dal nome latino di Brescia; le differenze non sono molto evidenti e riguardano soprattutto l'aspetto, la robustezza appunto ed altri non rilevanti accorgimenti costruttivi. In particolare può essere menzionata l'assenza della sicura all'impugnatura e la presenza di una nuova sicura, che serviva ad evitare la percussione a caricatore estratto, la cosiddetta "sicura a prova di stupido": una leva bloccava il grilletto, scostata appunto dal caricatore. Per chiarire: lo "stupido" era ed è evidentemente chi ritiene l'arma scarica solo perché priva di caricatore, senza pensare che potrebbe avere il colpo in canna.