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Varianti e modificazioni

A. Degai, 'Maresciallo a piedi in tenuta ordinaria' (1904)
Una cosa finora non è stata chiarita, anche se appare ovvia: la differenza fra i termini ricorrenti in materia uniformologica, e cioè "istruzione", "modificazione", "variante" e "variazione". Il primo nacque nel 1816, quando venne codificata l'uniforme dei Carabinieri dopo le prime elementari indicazioni sulla sua forma. Da allora il termine è stato sempre adoperato per indicare le disposizioni riguardanti le caratteristiche (stoffa, taglio, misure ecc.) degli effetti del vestiario militare secondo i diversi Corpi, quello che corrisponde al concetto di "divisa".

Di istruzioni veramente fondamentali sono state emanate non più di sei durante i primi novant'anni di vita dell'Arma; tutto il resto intervenuto in materia è passato come "variazione" o "modificazione", a seconda della minore o maggiore importanza degli aggiornamenti, che sono stati tanti e spesso di scarso rilievo. Ma poiché l'osservanza delle disposizioni sull'uniforme rientravano, come tuttora rientrano, nella più ampia sfera della "Disciplina Militare", ecco che puntualmente il Giornale Militare Ufficiale ne dava notizia, spesso con due sole righe, affinchè gli appartenenti ai vari Corpi prendessero coscienza dei loro nuovi doveri.

Il "Regolamento" pubblicato nel gennaio 1903, indicara esattamente come i militari dovessero "regolarsi" nell'adottare un'uniforme piuttosto che un'altra a seconda del servizio da svolgere. Un compendio di regole, quindi, che non apportava alcuna variazione. Le uniformi descrittevi sono le stesse delle istruzioni precedenti e così gli accessori e le bardature.


A. Degai, 'Maggiore in uniforme ordinaria con giubba da campagna' (1904)
Cambia però la forma con cui la materia viene presentata: non più in maniera discorsiva ed esplicativa, ma con le caratteristiche di un prontuario di facile e rapida consultazione. Ogni Regolamento certamente è rimasto esposto a lungo nelle Stazioni e in ogni altra caserma dell'Arma, in bella vista, così da costituire lo "specchio" dell'applicazione pratica di ogni normativa in atto. Un colpo d'occhio e il militare poteva agevolmente districarsi nella complessa materia delle tenute, evitando così di sfogliare le "Istruzioni".

Il susseguirsi sul Giornale Militare Ufficiale, agli inizi del XX secolo, di "Atti" riguardanti le uniformi, le armi, le buffetterie e le bardature dei Carabinieri indurrebbe a pensare che si parlasse di variazioni di scarsa rilevanza. In realtà si trattava, in alcuni casi, di innovazioni di rilievo, anche se molti paragrafi si presentavano integralmente ripetuti o, talvolta, semplificati da un linguaggio più aggiornato. Prendiamo il caso delle "Disposizioni sulle uniformi degli ufficiali" susseguitesi nel giro di quattro anni, a partire dal 28 marzo 1900. L'Istruzione del 1904, annunciata sul Giornale Militare Ufficiale il 18 novembre e pubblicata successivamente a parte, sembrerebbe una semplice riedizione della prima, ma così non è.

Interi paragrafi non figurano più, altri vengono completamente riscritti, altri perfezionati e, comparando i testi, si scoprono delle innovazioni sostanziali, già adottate nel 1902 come la giubba da campagna, lo "spencer" ad un solo petto ed altre.