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Le armi delle Campagne per l'Indipendenza: Le pistole a percussione

Moschetto da Carabiniere Reale a piedi, modello 1844

Con dispaccio n.3734-35 del 23 ottobre 1844 della Segreteria di Stato di Guerra e Marina dell'Armata Sarda fu determinato che i moschetti in dotazione ai Carabinieri venissero ridotti a percussione. Il moschetto da trasformare era quello a pietra focaia mod.1833, il quale prese quindi il nome di modello 1844. Il sistema a percussione rappresentò un momento particolarmente importante nell'evoluzione delle armi da fuoco. Inventato dallo scozzese Alexander Forsyth fin dal 1807, soppiantò definitivamente il precedente acciarino a pietra focaia verso gli anni venti dello stesso secolo, dopo essere stato messo a punto da vari armaioli dell'epoca, in particolare dall'inglese Durs Egg. Il sistema era tanto ingegnoso, quanto semplice. Sull'asse del "focone" fu avvitato il "luminello", un cilindretto forato sulla cui sommità veniva posta una "capsula" a forma di ditale, che recava all'interno uno strato di fulminato di mercurio. All'atto dello sparo, il cane schiacciava violentemente la capsula e il fulminato di mercurio esplodeva sprigionando una fiammata che, attraverso i fori coassiali del luminello e del focone, raggiungeva la carica di lancio contenuta nella camera di scoppio della canna. Ecco come sono elencati i vantaggi del sistema a percussione da un manuale sulla costruzione e conservazione delle armi da fuoco portatili del 1854.


"I. - Riduzione considerevole di colpi mancati per causa di cassula. Ciò succede con molto meno frequenza che quando s'usava i fucili a pietra (selce). 1) Perché il meccanismo dell'acciarino è più semplice. 2) Perché la quantità della polvere impiegata nelle cariche è sempre la stessa, non essendo più il rischio di mettere più o meno polvere nello scudetto. 3) Perché la polvere a fulminante contenuta nella cassula difficilmente s'inumidisce, né si altera per conseguenza di pioggia o vento, come succedeva nelle armi a scudetto. 4) Soppressa la pietra e la batteria, non succedono più colpi riusciti a vuoto per causa di deteriorazione della pietra, o per ingrasso della stessa, o per quello del copriscudetto come accadeva dopo un certo numero di colpi.

II. - Riduzione considerevole di colpi mancati per cause di canna. Il getto prodotto dall'infiammazione della polvere a fulminante è dotato di una energia sufficiente per comunicare il fuoco alla carica, malgrado le poche feccie che ingombrar potessero il canale del luminello da un colpo all'altro. Per il modo d'escar l'arma usato in prima nei fucili a selce, l'infiammazione della carica doveva riuscire meno rapida, e meno certa, per la sua minor energia ed istantaneità, perché successiva di granello in granello, e potendo inoltre la striscia di polvere venire interrotta.

III. - Giustezza maggiore nei tiri: 1) Per conseguenza di perfetta uniformità delle cariche di polvere, perché non si è esposti ad impiegare più o meno polvere nell'escar l'arma. 2) Per effetto della più pronta infiammazione, che non espone il tiratore a scomporre la sua arma prima che il colpo sia partito.

IV - Diminuzione di polvere nella carica: 1) Perché la polvere per escar l'arma non viene presa dalla carica. 2) La infiammazione più pronta produce i medesimi effetti con meno polvere. 3) Perché l'effetto della polvere a fulminante della cassula si aggiunge all'effetto della polvere della carica. 4) Perché quasi nulla sono le feccie che si generano nel foro del luminello".


Silvano Campeggi, 'I Carabinieri alla battaglia della Cernaia' (Crimea, 16-17 agosto 1855), equipaggiati con moschetto modello 1844 a percussione, ma ancora ad avancarica.
L'arma così modificata continuò ad essere in dotazione sia ai Carabinieri a piedi, sia a quelli a cavallo, fino a che, avendo il Comandante Generale del Corpo "fatto osservare l'inutilità e l'inconvenienza anzi del porta-moschetto alle carabine destinate per i carabinieri a piedi", fu stabilito che il moschetto per questi ultimi fosse "munito semplicemente di una fascia con maglietta" (circolare 19 febbraio 1845, n. 588-89-90, vedi a lato). In altri termini, si ebbero due versioni della stessa arma: per Carabinieri a piedi, con bocchino, fascetta e ponticello in ottone; per Carabinieri a cavallo con fascetta, in ferro, su cui si avvitava la parte anteriore dell'asta di scorrimento del porta-moschetto, mentre quella posteriore era fissata alla controcartella. Il moschetto mod.1844 è legato molto strettamente alla storia dei Carabinieri, perché lo impiegarono nel corso della I e II Guerra d'Indipendenza e nella campagna di Crimea, in particolare sulle alture di Pastrengo (30 aprile 1848), per la cui carica la Bandiera dell'Arma è insignita di Medaglia d'Argento al Valor Militare, e nella difesa della Roccia dei Piemontesi sulle pendici dell'Hasford (16 agosto 1855), nel quadro della battaglia della Cernaia.