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L'evoluzione delle armi: Moschetto modello 1833

Moschetto modello 1833, dettaglio del congegno di sparo
Abbiamo visto che fin dalla loro istituzione i Carabinieri ebbero il fucile e la carabina più leggeri rispetto al fucile da fanteria di linea ed ai moschetti da cavalleria e da artiglieria. Ciò rispondeva alla necessità di fornire al Corpo armi efficaci, di facile impiego, leggere e maneggevoli, che gli consentissero di svolgere il suo particolare servizio di tutela dell'ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini. Questo orientamento si dimostrò corretto nel quotidiano servizio d'istituto, la cui esperienza anzi suggerì di mantenere la dotazione di un'arma più leggera, tipica per il Corpo dei Carabinieri Reali, concepita appunto in funzione delle specifiche esigenze operative e delle sue specialità, a cavallo ed a piedi.


Moschetto modello 1833

Fu quindi confermato l'impiego del modello 1814 con le lievi modifiche che nel 1833 vennero eseguite sul ponticello di tutte le armi da fuoco e, con il nome di moschetto da Carabinieri Reali, equipaggiò sia i militari a cavallo che quelli a piedi (furono però mantenuti in servizio anche i fucili). Infatti rispetto al fucile risulta più corto e più leggero; rispetto alla carabina è di poco più lungo, ma sempre più leggero. E' in sostanza un'arma snella, affusolata, molto maneggevole e più efficace delle due precedenti. Il moschetto mod. 1833, a pietra focaia e canna ad anima liscia, ha sostanzialmente le stesse caratteristiche costruttive del fucile e della carabina mod. 1814. Fu dato in dotazione sia ai Carabinieri a piedi, sia a quelli a cavallo e, per tale motivo, ha un anello necessario per collegare l'arma alla rangona del cavaliere, che scorre su di un'asta di ferro fermata da un lato con una vite della contropiastra, dall'altro con la vite della fascetta posta a metà della cassa. Per i Carabinieri a piedi sulla fascetta e sul calcio sono fissate le magliette per la tracolla in pelle bianca. La canna dell'arma porta anche il fermo per la baionetta.