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Immagine descritta nella didascalia sottostante




Il piccolo tranquillo paese di Poli nella provincia di Roma, era teatro pochi giorni di un grave disastro. Verso le sette di sera, per uno slittamento rilevantissimo di massi di tufo, dovuto al lento, continuo infiltramento delle acque, nel lato nord del villaggio, parte di un modesto edificio di due piani, abitato dalla famiglia di certo Scipione Simoncini, ad un tratto rovinava, travolgendo nelle macerie l'intera famiglia. Al rumore dei massi rovinati e alle grida di terrore delle povere vittime, accorsero sul luogo i carabinieri e il sindaco del paese, e subito cominciò, fervida, angosciosa, l'opera di salvataggio. Ma, mentre i militi e i contadini animosi procedevano ardentemente nel lavoro, l'altra parte dell'edificio rovinò con violenza, seppellendo due volenterosi popolani intenti al salvataggio. Il momento fu terribile: nuove grida strazianti di terrore si levarono. Nonostante il pericolo, i bravi carabinieri proseguirono nella loro opera di dissotterramento e, a poco a poco, furono estratte tutte le vittime.

(Da "La Tribuna illustrata" del 25 febbraio 1906)