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Immagine descritta nella didascalia sottostante




Uno dei più atroci delitti che possano documentare l'istinto sanguinario e brutale di un uomo ha funestato il 24 febbraio il tranquillo comune di San Vito Romano. Nel pomeriggio di quel giorno, mentre i carabinieri della stazione di San Vito passavano per una via fuori del paese traducendo al carcere il pregiudicato Colaneri Pietro, contadino sulla cinquantina, il figlio di questi, Valentino, pessimo arnese, appostato dietro una maceria, armato di due fucili a doppia canna, uccideva con una scoppiettata al capo il milite Nazzareno Di Lorenzo, da Contigliano (Perugia), e feriva gravemente il brigadiere Antonio Filatici da Anticoli di Campagna. Non contenta di ciò la belva umana, sbucata "suo riparo, brandiva una zappa e con questa percuoteva ferocemente più volte al capo il brigadiere ferito, che era stramazzato quasi esanime al suolo. Quindi a colpi di pietra rompeva il lucchetto della catena che serrava i polsi del padre, liberando il prigioniero, ed entrambi i due tristi si davano alla fuga. Al rumore dei colpi di fucile accorsero alcuni contadini che lavoravano in quei paraggi, ma essi non poterono far altro che raccogliere le due vittime dei loro dovere, uno cadavere, l'altro quasi morente. Più tardi il Colaneri padre veniva arrestato nuovamente, e il giorno seguente anche l'assassino cadeva nelle mani della giustizia. Egli fuggendo si era recato a Pisoniano, e colà, mentre cercava alloggio, la guardia privata - che citiamo a titolo d'onore - Pietro Paolo Paoletti e suo fratello Domenico, insieme con la guardia municipale Attilio Dattili circondarono l'assassino dichiarandolo in arresto: ma il Colaneri, giovane sui 22 anni tarchiato e robusto, opponeva accanita resistenza. La colluttazione attirò il carabiniere in licenza Giambattista Rossi, che poté ammanettare il riottoso Colaneri. Al povero carabiniere Di Lorenzo furono fatti degni funerali. Il brigadiere versa in gravissimo stato.

(Da "La Tribuna Illustrata" dell'8 marzo 1903)