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Immagine descritta nella didascalia sottostante




Nel 14 marzo, ricorreva il cinquantesimo compleanno di re Umberto. Nonostante il tempo piovigginoso, Roma fu tutta in festa per onorare il Sovrano. Sulla gran piazza del Macao, ebbe luogo la solita rivista, che quest'anno presentava una novità: la consegna della bandiera alla legione dei reali carabinieri. La legione era disposta nella prima delle quattro file nelle quali erano allineate le truppe. In assenza del generale di San Marzano, comandante il corpo d'esercito, ne faceva le veci il generale Pelloux, comandante la divisione. A un'angolo, era innalzato un altare dai ceri accesi. Un maresciallo teneva la bandiera. Le trombe danno l'attenti, squilla la fanfara reale, il Re, seguito dal conte di Torino, dal duca d'Aosta, dal ministro della guerra, della sua casa militare e da un numeroso stato maggiore, fra cui spiccano le divise estere degli addetti militari alle ambasciate, entra nel gran piazzale, e viene a situarsi vicino all'altare. Ad un cenno del Re il colonnello della legione carabinieri, Romano Scotti, si stacca dalla fronte del suo reggimento, e si reca a piedi a prendere gli ordini di S. M. Nuovo segnale d'attenti e fanfara reale. Giunge la Regina, che viene a situarsi con la sua carrozza vicino al Re. Con la Regina sta la duchessa di Genova madre ed il marchese Guiccioli. Monsignor Anzino, cappellano di Corte, coi paramenti sacri, pronuncia alcune preci, e quando con l'aspersorio benedice la bandiera, il pubblico scoppia in un fragoroso applauso. In quel momento appare un raggio di sole. Terminata la breve cerimonia, il Re, seguito dal colonnello Romano Scotti, con la bandiera spiegata, e dallo stato maggiore, si porla al centro della legione allievi, prende per un istante la bandiera in mano e poi con voce alta e vibrata pronuncia le seguenti parole.- " Ufficiali, graduati, ed allievi carabinieri! Consegno al vostro colonnello la bandiera, che affido all'onore ed alla fedeltà della legione allievi carabinieri. Questo glorioso simbolo della nostra cara Patria, sarà sacro per voi, chiamati ad educarvi nelle virtù che resero onorata e rispettata l'arma dei reali carabinieri. Saluto in questo vessillo i soldati che, emuli dei loro commilitoni nelle battaglie della indipendenza italiana, hanno dato e daranno incessanti prove di coraggio e di abnegazione nella lotta per la pace e per la sicurezza della società ". Il colonnello comandante la legione invita quindi al giuramento di fedeltà alla nuova bandiera, ed un giuro formidabile echeggia per l'ampio piazzale. Alle undici è cominciata la sfilata delle truppe in piazza dell'Inpendenza. Carabinieri, collegio militare, fanteria e bersaglieri hanno sfilato per plotoni a distanza, l'artiglieria per mezze batterle e la cavalleria per mezzi squadroni. Lungo il percorso al ritorno al Quirinale le Loro Maestà furono applaudite.

(Da - L'illustrazione Italiana - del 25 marzo 1894)

Nel testo il col. Romano Scotti viene indicato come "colonnello della legione carabinieri". In realtà l'ufficiale era comandante della Legione Allevi Carabinieri, mentre la Legione territoriale di Roma era comandata dal ten. col. Giancarlo Grossardi. La precisazione vale anche per la pagine a fronte, in cui viene indicato il col. Silva quale comandante della Legione Allievi (n.d.a.).