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Immagine descritta nella didascalia sottostante




Autore di una prodezza fuori dal comune si è reso un carabiniere, di cui è rimasto sconosciuto il nome. Dopo che il brigante Crocco il 18 aprile 1862 aveva commesso un'atroce vendetta a Melfi, abusando egli stesso e tutta la sua masnada di una giovane ragazza illibata e lasciando che il suo braccio destro, Ciancio, ne uccidesse il promesso sposo, il carabiniere si era messo alla ricerca dell'assassino. Scopertolo rifugiato in una grotta, insieme con due altri briganti, lo stanò bruciando fascine secche davanti all'ingresso del rifugio. Quando Ciancio fu fuori, questi saltò addosso al carabiniere, tirandogli una pugnalata al petto, fermata per fortuna dal cinturone. Non meno lesto il carabiniere, tratto il revolver, lo puntò contro di lui, che raggiunto da un colpo alla gola, cadde riverso al suolo per non rialzarsi più.

(Dalle dispense - I briganti celebri -, Edizioni Perino)