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Il brigantaggio in Sicilia

I capi briganti Anzalone e Salvo snidati dai carabinieri in un feudo di Canicattì nell'ottobre 1874. Da L'Illustrazione Universale del 15 novembre 1874)
Riceviamo da Caltanissetta uno schizzo interessante, accompagnato dal seguente racconto.

L'11 ottobre, una pattuglia di carabinieri in perlustrazione s'imbatteva in Anzalone Cataldo e Salvo Andrea, noti capi briganti che con le loro criminose ed audaci azioni funestavano da parecchi mesi la parte occidentale di quella provincia, spargendo il terrore nelle popolazioni. Dall'una e dall'altra parte si scambiarono delle fucilate senza risultato di sorta, ed i due briganti ebbero l'agio di darsela a gambe abbandonando per via una cacciatora, uno scapolare e non poche cartucce.

Informato di questo incontro, il bravo brigadiere di Serradifalco chiamò a sé tre militi a cavallo, tre cavalleggeri e due carabinieri e con essi stabili il da farsi.
Al far del giorno 13 trovandosi essi nell'ex-feudo Giffarone, apprendono che Salvo ed Anzalone si trovano ricoverati nella casa campestre di certo Lumia Marco da Canicatti.
Defilati corrono alla volta del citato luogo, e quando vi sono giunti, chiamato il camparo, posto al servizio dei Lumia, gli impongono di far conoscere ai due briganti che la forza pubblica li attende fuori della casa in campo aperto.

Al triste annunzio risuonano minacce di esterminio agli agenti della pubblica sicurezza.
Alle parole fanno succedere, i due malcapitati, una serie di fucilate, accanita e non interrotta; e i militi a cavallo, i carabinieri ed i cavalleggeri a rispondere a tempo e luogo.

Il combattimento dura da quattro ore, quando si ode una voce da parte dei briganti che chiede una tregua: si tratta nientemeno che di resa.
Da un buco della casa vengono messe fuori le armi e poscia si apre la porta.
Entrata la forza, trova estinto Andrea Salvo colpito da una palla alla tempia: l'Anzalone lo ha nascosto sotto un mucchio di paglia. La giumenta del Salvo ha incontrata la stessa sorte del padrone.

Anzalone fu tradotto in Caltanissetta.
A vederlo non sembra che cuore così malvagio ed avido di sangue si annidi in lui.
E' d'una statura bassa anzi che no, ha un volto che nulla esprime, è senza barba e conta appena 21 anno!

La sua carriera brigantesca non va oltre a un mese e pure in sì breve tempo commise varie grassazioni, tre sequestri di persona fra i quali quello del signor Caico da Montedoro, e più di una volta si macchiò le mani di sangue umano.

(Da "L'Illustrazione Universale" del 15 novembre 1874)