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..."Eran figli del popolo, erano contadini, difendevano la società"

Il carabiniere Francesco Ricci Il carabiniere Aristodemo Zanetti

Diamo il ritratto dei due carabinieri che furono sì barbaramente assassinati a Villa Filetto il 19 marzo. Li ha pubblicati L'Esercito della Domenica, un eccellente giornale scritto per i soldati e gli ufficiali, che ha il merito di essere ad un tempo giornale militare, popolare e letterario. Speriamo che sia diffuso grandemente nell'esercito italiano; epperò fa bene a ricordare questi, ch'esso chiama assai giustamente "i martiri del dovere". Eran figli del popolo, l'uno e l'altro: eran contadini: e difendevano la società. La difendevano dai nemici interni, dalle sette che sono lungi dal disfarsi in questa povera Italia.

E gli scellerati ricorrono al pugnale. Dall'autopsia cadaverica e dalle perizie mediche fatte sui cadaveri dei due carabinieri, è risultato che lo Zanetti - quello che mori sul colpo aveva undici ferite, talune delle quali prodotte da arma tagliente, altre - al viso in ispecie - da corpo contundente e lacerante. Il colpo fatale fu quello che gli trapassò il cuore. Il Ricci aveva sei ferite, prodotte tutte da arma tagliente. Egli ebbe il tempo di ricordare sua madre! Aristodemo Zanetti era bolognese ed aveva 29 anni; soli 23 ne aveva Francesco Ricci, lucchese. Vennero eseguiti molti arresti.

La cittadinanza di Ravenna volle protestare contro il barbaro assassinio, tributando solenni onoranze alle due vittime. Al Parlamento ci fu un'interpellanza; ma il primo ministro rispose con molta freddezza. Qua e là si sono aperte delle sottoscrizioni a favore delle famiglie dei due poveri carabinieri: in tutt'altro paese che l'Italia, di questa sottoscrizione si sarebbe fatta una dimostrazione imponente da tutti gli amici dell'ordine. Qui invece non si son raccolti che pochi quattrini!

(Da "L'Illustrazione Italiana", del 16 aprile 1882)